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| A.Scheffer (1795 - 1858) : "Ritratto di F. Liszt" |
E ancora una volta a catturarmi è l'interpretazione del bravissimo Daniil Trifonov che avete ascoltato non molti giorni fa in un pezzo di Schumann.
Ho l'impressione che il mondo musicale romantico sia particolarmente congeniale a questo giovane pianista russo: dolcissimo infatti il suo Chopin, come poi Schumann e ora il brano di Liszt che sentirete. Certo, nel suo repertorio trova posto anche Bach, ma riletto da Brahms e da Rachmaninov, il che la dice lunga sulle sue passioni e i suoi gusti.
Il pezzo di oggi è appunto una celeberrima composizione di Franz Liszt (1811 - 1886): lo "Studio n.3 in Re bemolle maggiore" intitolato "Un sospiro", tratto dai "Tre studi da concerto S.144".
Ho impiegato parecchio tempo per sceglierne l'interpretazione tanti e tali sono i pianisti che si sono cimentati nel suonarlo. Ma alla fine sono tornata ancora a Trifonov. Senza nulla togliere alla meravigliosa esecuzione della Lisitsa o a quelle certo pregevoli di Arrau o di Hamelin, la sua mi è parsa più toccante e suggestiva. La melodia è infatti scandita in modo particolarmente nitido sopra un'ininterrotta sequenza di arpeggi che si susseguono come onde del mare o simili a un vento che solleva in volo. Arpeggi prima affidati alla mano sinistra e poi alla destra, mentre l'esecuzione sottolinea - ora con energia, ora con morbidezza - la continua alternanza di crescendo e diminuendo.
In effetti, Liszt ha creato qui un tema cantabile accompagnato da una prodigiosa ricchezza espressiva che, tra l'altro, mi pare vada ben al di là del titolo - "Un sospiro" - dato poi al brano.
In esso il compositore sembra invece aver scandagliato tutto il magma di sentimenti che un semplice sospiro può celare, alla ricerca di una segreta dimensione del cuore che - sia nella luminosità del tono maggiore che nella malinconia di quello minore - si fa sempre più intensa e incantevole.
Sono note che paiono alla continua ricerca di un'essenza che sfugge o che si rivela per brevi illuminazioni nello splendore di certi passaggi di tonalità, restando tuttavia sempre un po' oltre. Basterebbero a dimostrarlo le numerose indicazioni agogiche che suggeriscono lo stile espressivo, dalle quali possiamo seguire l'andamento del pezzo e al tempo stesso cogliere in esso tale ricerca: "armonioso", "cantando", "dolce con grazia", "appassionato", "impetuoso", "sottovoce", "languendo", "leggerissimo volante"...
Un brano squisitamente romantico dunque, ma talora anche aperto al nuovo perchè - poco dopo la metà, quando la parte più animata va a spegnersi - Liszt vi anticipa qua e là armonie dissonanti e inusitate che saranno poi tipiche della musica impressionista a cominciare da Debussy. La melodia infatti è giocata su di una serie di accordi che si fanno progressivamente più sfumati, come se il compositore avesse voluto esplorarne ogni possibile effetto cromatico, quasi al confine di quella che - nel XX secolo - sarà la musica atonale.
Un pezzo di difficoltà forse non inferiore a quella dei famosissimi "Studi trascendentali" e tecnicamente complesso per la necessità di incrocio delle mani, ma ricco di un incanto che Daniil Trifonov coglie e valorizza in pieno con la propria maestria e insieme con straordinaria passione.
Buon ascolto!



























