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martedì 10 gennaio 2012

Indimenticabile Faber...

Cadrà domani il tredicesimo anniversario della morte di Fabrizio De André; e anche se l'odierno contesto della canzone ha dato spazio ad altri ritmi ed altri stili, le note di Faber - insieme ai suoi testi così poetici - ci parlano ancora.
Ci parla la sua capacità di toccare interrogativi di fondo, di sentire con profondissima intensità la malinconia del tempo che passa, la solitudine, la nostalgia per l'amore perduto prima ancora dentro che fuori di noi.

Ci parla la sua voce inimitabile che sa farsi dolcissima e insieme irriverente, mentre ci narra fiabe dense di verità o scava nel profondo della nostra esistenza.

Tra le canzoni più significative, ho in mente "Anime salve", "Inverno" o la bellissima "Preghiera in gennaio" tanto per citarne solo alcune: brani che testimoniano il senso religioso del compositore, il coraggio di guardare in viso la morte con occhi disincantati e pure colmi di umana - starei per dire sovrumana - pietà.

Numerose sono state in questi anni le incisioni così come gli arrangiamenti della sua musica volti a rendergli omaggio.
L'ultimo in ordine di tempo uscito lo scorso novembre
è "Sogno N.1", un cd che raccoglie alcuni tra i pezzi più famosi del cantautore, dove la sua voce è accompagnata dalla London Symphony Orchestra che - cosa non nuova nel mondo della canzone - rivisita i brani in chiave classica.
L'operazione ha suscitato discussioni e un po' di sconcerto da parte dei cultori di De André, alcuni dei quali l'hanno accolta con entusiasmo riconoscendo all'orchestra il merito di aver creato arrangiamenti suggestivi e indovinati, mentre altri hanno visto in essa un totale stravolgimento dello stile dell'artista.

Personalmente, apprezzo la versione classica dei brani soprattutto dove li riempie di uno spessore quasi tardoromantico, anche se mi lasciano perplessa talune sonorità orchestrali un po' eccessive all'interno delle quali la voce dell'artista pare quasi forzatamente giustapposta rispetto al più sobrio accompagnamento originario. In ogni caso, "Sogno N.1" offre una rivisitazione per certi aspetti interessante.

Oggi però, desidero ricordare Faber con una canzone che non compare in quest'ultimo cd proprio perchè è già di per se stessa un pezzo classico: "Caro amore".
Il brano infatti - come già era stato per "La canzone dell'amore perduto" la cui aria è ripresa da Telemann - ricalca esattamente le note del famosissimo Adagio del "Concerto di Aranjuez" di Joaquin Rodrigo a cui De André ha aggiunto solo le parole.
Parole che, ancora una volta, ci raccontano il senso della precarietà e la nostalgia per la giovinezza perduta,
dissolta come impalpabile soffio in una parabola che vede affiancato il ciclo delle stagioni a quello dell'esistenza umana.
E il discorso che prende forma sulla fioritura di note della chitarra sembra quasi farsi prosastico proprio come l'inevitabile cammino verso l'inverno dopo "i verdi anni che cantando se ne vanno".

Buon ascolto!