giovedì 4 giugno 2026

Risvegli

È stato sull'onda del post della settimana scorsa in cui facevo riferimento ai bambini che, nella mia navigazione su youtube, sono approdata alla musica di oggi.
Si tratta dell'ultimo tempo intitolato "Le jardin
féerique" della suite "Ma Mère l'Oie" di Maurice Ravel (1875 - 1937). 

La composizione, che il musicista dedica ai due figli di un amico, prende spunto da alcune fiabe per l'infanzia e, in origine, era stata scritta solo per pianoforte nella speranza che, data la sua semplicità, potesse essere eseguita proprio dai due bimbi anche se poi così non è stato. In seguito, Ravel l'ha rielaborata per orchestra e successivamente trasformata in balletto.

Non è certo la prima volta che, nella storia della musica, si scrivono brani per l'infanzia: basti ricordare solo le Kinderszenen di Schumann o - per restare più vicini a Ravel sul piano della cronologia - la suite Children's Corner di Debussy. Ma lo stesso Ravel scriverà pochi anni dopo un'altra opera in cui protagonista è un bambino, intitolata "L'enfant et les sortilèges" nella quale si è divertito a usare molteplici generi musicali insieme a un originalissimo organico orchestrale per l'uso di strumenti inconsueti.

"Le jardin féerique" (il giardino fatato), contrariamente ai pezzi che lo precedono nella suite "Ma Mère l'Oie", non è tratto da una fiaba precisa, ma si collega al brano iniziale dell'intera composizione ispirato alla Bella Addormentata rappresentandone la conclusione in cui la fanciulla è risvegliata da un principe. Che la cornice di tale risveglio sia un luogo suggestivo, ricco di sorpresa e di mistero come un giardino fatato, sollecita la fantasia del compositore che intende riprodurre lo stupore della fanciulla davanti a una natura incantata dal primo chiarore dell'alba fino al radioso sorgere del sole.

Così la musica - qui nella versione orchestrale sotto la sapiente direzione di Gustavo Dudamel - prende le mosse da sonorità sommesse e trasognate, talora quasi impalpabili, per aprirsi in un tema che, nonostante la tonalità di Do maggiore, alterna luminosità a lieve malinconia. L'atmosfera estatica e soffusa di morbidezza che il compositore riesce a tradurre in note è dovuta anche al fatto che certi passaggi sono ripresi dalla voce acuta e dolce del violino e riecheggiano poi in tutta l'orchestra con progressiva intensità. 
Dopo la prima parte che con delicatezza evoca il risveglio della fanciulla e del giardino, un crescendo esprime infatti la forza della
natura che si apre nella sua sfolgorante bellezza, esempio di un impressionismo sonoro che qui avvertiamo in particolare attraverso i timbri orchestrali e la potenza ridondante degli accordi finali.

Ma torno alla parte iniziale del brano. I testi ci dicono che gli autori preferiti da Ravel erano Mozart, Liszt, Chopin, Debussy oltre ai clavicembalisti francesi tra cui senza dubbio Couperin. Eppure, nella malinconica dolcezza della melodia come in certe sue aperture - ascoltatela a lungo lasciandola riecheggiare in voi! - a me pare di avvertire la suggestione di Puccini, peraltro contemporaneo di Ravel. Mi risuona dentro, per esempio, l'atmosfera iniziale così intima del Preludio sinfonico e non solo. Non ho trovato testimonianze che attestino contatti diretti tra i due musicisti, ma sappiamo che Ravel stimava il compositore lucchese del quale aveva apprezzato le opere rivalutandole contro i giudizi negativi di alcuni critici.

Così pure, l'esordio del brano ricco di sfumature ci regala una percezione d'indefinito e di riposante respiro che deriva certo dal genio compositivo di Ravel, ma anche da un uso raffinatissimo della strumentazione orchestrale.

Buon ascolto!

(La foto è presa dal web)