sabato 18 luglio 2026

Scale

Scale, eh?...Per parlarne ero partita diligentemente dalla musica, sulla scorta di certi ricordi di bambina alle prese con gli esercizi di Carl Czerny che - confesso - allora trovavo solo noiosi e che ho riscoperto invece in età più che matura per pubblicarne qui un paio di brani. 
Ma chissà perchè - sarà forse il caldo a favorire libere
 divagazioni - all'improvviso mi sono tornate in mente altre scale dei miei anni giovanili, rimaste nei miei pensieri con un vago sapore di favola.

Mese di luglio di tanti anni fa. Eravamo in giro per la Francia: uno di quei viaggi in cui programmi l'itinerario e poi parti alla sperindio senza prenotare un hotel. Cose che si fanno da giovani.
Comunque, eravamo sempre riusciti a dormire senza
 grossi problemi finchè una sera, nel cuore della Borgogna, non c'era stato verso di trovare un albergo libero. Vai e vai in mezzo alla campagna, erano venute le dieci, scendeva il buio e già temevamo di dover fare chissà quanti chilometri in cerca di qualche grosso centro abitato quando, proprio come accade nelle favole, si era aperta una radura nel bosco ai margini della quale era comparso uno chalet dalla facciata a graticcio, vecchiotto ma grazioso. 

Incredibile ma vero, il posto c'era: una stanza su nella mansarda dell'edificio, un locale in verità un po' strettino, ma si sa che i Francesi sono bravissimi a ricavare ambienti anche in poco spazio. Felici e obnubilati da quella sorpresa per noi fiabesca - dalla camera tappezzata di carta da parati a fiori al bosco circostante e al silenzio rotto solo dal suono di un ruscello che scorreva lì dietro - con bagagli e salmerie ci eravamo arrampicati su per la ripida scala senza far caso a un dettaglio di cui, la mattina dopo, avremmo preso coscienza con sbigottimento.

La scala infatti non era ripida...era ripidissima, quasi verticale e soprattutto i gradini non avevano profondità sufficiente per poggiare comodamente i piedi. La sera non ci avevamo fatto troppo caso per la gioia di aver finalmente trovato dove posare il capo e poi perchè un conto è salire...ma scendere è ben peggio!!! Per di più con i bagagli!!! Ascensori?...Ma per carità! La dimora era d'antan
Mi rivedo quindi, la mattina dopo, ferma in cima a quella lunga gradinata mentre
medito come fare: scivolare disinvoltamente a cavallo del corrimano come si faceva da ragazzini o scendere girata di schiena? Sarebbe stato, si fa per dire, comodo se avessi avuto uno zaino. Ma avevo una valigia pesante! Lanciarla dall'alto facendola atterrare nell'atrio non mi pareva il caso ma, in qualunque modo l'avessi tenuta, sarebbe caduta giù e io con lei.
Così, ero rimasta lì imbambolata.
 In compenso, in un viaggio successivo con due care amiche - stavolta in Olanda - quando ci si era presentata una situazione identica eravamo state prese da una crisi di irrefrenabile ridarola che, a pensarci, mi viene anche adesso mentre scrivo. 

Ma alla fine poi come avrò fatto? Se non ricordo male, mi era venuto in aiuto mio marito accollandosi il peso della mia valigia: all'epoca eravamo freschi di matrimonio e non penso che volesse lasciarmi lì per il resto dei miei giorni. Perlomeno non allora. 
Comunque il giorno dopo, una volta usciti dal grazioso chalet al limitare del bosco,
eravamo andati a Vézelay a visitare la celebre basilica di Santa Maria Maddalena affrontando anche la salita - e soprattutto la discesa! - dalla torre campanaria. Ma questa è un'altra storia.

Chiedo scusa per la lunga divagazione che mi ha preso la mano e torno 
immantinente alla musica!
Dunque, scale dicevamo... e il brano tutt'altro che noioso che mi è venuto in mente è un pezzo di Franz Schubert (1797 - 1828) che peraltro ho già pubblicato quattro anni fa. Si tratta del famoso "Improvviso n.2 in Mi bemolle maggiore op.90 D 899" che inizia con una sequenza di scale discendenti e ascendenti insieme a una serie di terzine adattissime ad esercitare le dita con 
scioltezza e ritmo. Carl Czerny avrebbe approvato.
Scherzi a parte, è un brano veloce e scorrevole tanto che in passato l'avevo
paragonato a una sorta di moto perpetuo. La parte iniziale in tonalità maggiore è molto luminosa ma, a mio avviso, affascinanti anche i passaggi in cui con grande dolcezza passa in minore. Più incisiva, marcata e talora cupa invece la sezione centrale, mentre quella finale ritorna sul gioioso tema di apertura. 
Mentre quattro anni fa avevo scelto la pregevole interpretazione di Maria Joao Pires
, oggi pubblico il brano eseguito dal bravissimo Murray Perahia in un video che non solo ci mostra l'agilità delle sue mani alle prese con le scale, ma anche la leggerezza del suo tocco. Meravigliosi certi passaggi rallentati quando il brano passa in minore, così come l'alternanza di pianissimo e fortissimo fino ad un finale sempre più concitato e veloce.

 Buon ascolto!

(La foto è presa dal web) 

 

Nessun commento: