Multiforme è sempre stato il panorama della musica: da pezzi che ci caricano di energia invitandoci magari alla danza, ad altri che ci conducono verso sconfinate
profondità e ad altri ancora che sanno ricucire i lembi
dell'anima con tale dolcezza che non finiremmo mai di
ascoltarli.
Proprio in rifermento a questi ultimi, ho spesso ricordato l'intensità terapeutica di certi brani di Mozart, a cominciare dal terzo tempo della Serenata Gran Partita K.361 o dal mirabile Adagio del Concerto per clarinetto K.622, solo per fare qualche esempio.
Ma oggi, a prendersi cura della mia giornata regalandomi una sorprendente distensione, è il compositore francese Gabriel Fauré (1845 - 1924) col "Cantique de Jean Racine op.11" nel quale tante volte mi ero imbattuta su youtube senza tuttavia ascoltarlo fimo in fondo con la dovuta attenzione.
Si tratta di un brano per coro misto scritto in origine con l'accompagnamento di pianoforte
e organo. Qui lo trovate invece in una versione orchestrale che
sostiene il canto dei meravigliosi VOCES8 e del loro ensemble coristico
diretto da uno dei componenti.
Il testo che Faurè ha messo in musica a soli diciannove anni è opera del poeta Jean Racine (1639 - 1699) che, a sua volta, aveva tradotto liberamente l'antico inno "Consors paterni luminis" attribuito a sant' Ambrogio. Vi troviamo un'invocazione a Dio perchè diffonda sul mondo il fuoco della Sua grazia disperdendo l'inferno, risvegliando coloro che si sono sviati e ricolmando gli oranti di ogni benedizione. Eccolo:
"Verbe égal au Très-Haut, notre unique espérance,
jour éternel de la terre et des cieux,
de la paisible nuit nous rompons le silence;
Divin Sauveur, jette sur nous les yeux;
répands sur nous le feu de ta grâce puissante
que tout l'enfer fuie au son de ta voix.
Dissipe le sommeil d'une âme languissante
qui la conduit à l'oubli de tes lois!
O Christ sois favorable à ce peuple fidèle
pour te bénir maintenant rassemblé;
reçois les chants qu'il offre
à ta gloire immortelle,
et de tes dons qu'il retourne comblé."
Sul piano strettamente musicale, dopo una pacata introduzione dell'orchestra in cui il tema è annunciato dagli archi e accompagnato dal suono melodioso dell'arpa, il pezzo di Fauré si dipana dolce e cantabile in un riposante andamento ripreso poi dalle voci e da altri strumenti. Se l'impianto è ancora quello classico di certi suoi pezzi giovanili, il compositore ci restituisce tuttavia anche un'impronta romantica ricca di una soavità che - a mio modesto avviso - può ricordare lo stile usato da Mendelssohn in certi pezzi corali come per esempio il Salmo 42.
Bellissimo l'attacco scalato del coro che inizia dai bassi per arrivare alle voci più alte arricchendosi
progressivamente di armonioso spessore. Il brano si dipana quindi con una luminosa parte iniziale in
tonalità maggiore, poi quella centrale più ombrosa e intensa in minore per
concludersi di nuovo in un clima di serenità. Splendide le riprese del
tema da parte del corno e dell'oboe in un procedere non privo di una certa solennità.
A regalarci un ampio respiro è proprio questo senso di calma e di pace insieme alla coesione delle voci che il live ci restituisce in pieno e alla gioia che coinvolge tutti: coristi, orchestrali e direttore.
Un brano che dispone alla serenità, ma al tempo stesso mi suscita, acuto e tormentoso, il desiderio di poterlo cantare un giorno con qualche formazione corale e non solo dietro lo schermo di un computer. Ma per il momento resta un sogno, come i tanti che nutro in questi tempi difficili.
Buon ascolto!
(La foto è presa dal web)










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