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mercoledì 5 maggio 2021

In cerca di leggerezza - 5

Rogier van der Weiden (1399 - 1464) : "Trittico dell'Adorazione dei Magi" (particolare)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Se poteste tornare indietro nel tempo, in quale epoca e dove vorreste vivere?
È una domanda che raramente mi sono posta e alla quale non credo saprei
rispondere con precisione indicando un periodo, un secolo insieme a un determinato luogo.
Nonostante i problemi della pandemia che, per certi
versi, hanno trasformato il mondo attuale in un cupo film di fantascienza, non ho mai desiderato essere altrove, neppure in una dimensione temporale, anche perchè non c'è un'età dell'oro che sfugga alla presenza di aspetti negativi. Eppure...

Eppure, a volte mi sono chiesta perchè certi luoghi esercitino su di me una misteriosa attrazione che me li rende familiari quasi li avessi già conosciuti o ad essi mi legassero oscure radici delle quali tuttavia non so ricostruire il percorso.
Ricordi d'infanzia? Può darsi. Reminiscenze di viaggio o suggestioni ricevute in quell'età in cui tutto
lascia in noi un' impronta destinata a riemergere nel tempo come cosa che ormai ci appartiene? Forse.
Il fatto è che spesso ho avuto proprio la percezione di appartenere ai
luoghi, quasi in essi abbia lasciato una parte di me che poi - ripercorrendoli a distanza di anni - puntualmente ritrovo. 

Ma esercita su di me una forte attrazione anche ciò che ci riporta ai secoli del passato, non solo nel fascino antico di alcuni nostri centri storici, ma anche nel nitido splendore di certi paesetti d'oltralpe che - ancora oggi - nelle loro architetture gotiche dallo stile fiorito, ci regalano un'aura fiabesca. Castelli, vecchie case a graticcio o altre dalle facciate spioventi, sagomate con originalità e fantasia, mi hanno sempre affascinato soprattutto in alcune cittadine dell'Europa centrale.
Come dicevo, reminiscenze di viaggio o forse - tornando ancora più indietro nel tempo -
immagini di una vecchia enciclopedia che sfogliavo spesso da bambina e tra le quali mi perdevo nel mio approccio incantato col mondo.

Così, la leggerezza che vado cercando oggi prende la forma di questi antichi ricordi, ritrovati nei particolari e nell'atmosfera di un celebre dipinto di Rogier van der Weiden (1399 - 1464).
Si tratta dei due dettagli riportati sopra e
tratti dallo scomparto centrale, che vedete qui a lato, del "Trittico dell'Adorazione dei Magi" - detto anche "Trittico di Santa Colomba" - conservato presso l'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera. Nell'iconografia, comune ad altre opere di artisti coevi, sullo sfondo dietro alla capanna che delimita la scena in primo piano, si aprono scorci di paesaggio con immagini di vita cittadina. Nonostante la tavola sia di grandi dimensioni, notevole è la ricchezza di particolari che Rogier van der Weiden ha saputo sintetizzare in uno spazio comunque piccolo. Un'abilità e una capacità descrittiva che, se da un lato gli derivano dalla sapienza di orafi e miniatori di tradizione fiamminga, dall'altro possono ricollegarsi anche al suo viaggio in Italia e ai contatti con le novità della pittura italiana della prima metà del Quattrocento.

Nei dettagli riportati - tutti ambientati alla sua epoca, dallo stile degli edifici
all'abbigliamento - l'artista, nel realismo di una splendida articolazione prospettica, ha rappresentato infatti un grande fervore di vita: case, alberi, colline, torri, porte, strade, persone e uno scorcio del corteo che segue i Magi.
Ma ad attirare la mia attenzione sono soprattutto le architetture dello sfondo, le
tinte chiare e i profili nitidi ed eleganti delle facciate, insieme a un'atmosfera e un impianto urbanistico che si trovano ancora oggi in alcune cittadine delle Fiandre.

Osservazioni analoghe possiamo fare anche sui particolari che vedete qui a lato, tratti da due opere di Hans Memling (1436 - 1494) - o perlomeno a lui attribuite - conservate al Museo del Prado a Madrid.
Il tema è sempre l'Adorazione dei Magi e i due dipinti, nella loro iconografia, prendono spunto proprio da quello realizzato da Rogier van der Weiden qualche anno prima.

Anche in questi due dettagli, ci prende
il fascino che offrono talora le immagini di luoghi lontani nel tempo e nello spazio: piccoli inserti simili a quadri nel quadro, ricchi di vita autonoma. In essi lo sguardo si addentra un po' sognante, immergendosi nella luce che splende pacata al di là delle arcate scure, così come pacate sono le tinte degli edifici e dello spazio circostante.

Un' aura di bellezza che alleggerisce il cuore e alla quale, naturalmente, vorrei dare una colonna sonora. Così, ho scelto un brano che - a dire il vero - ho già pubblicato dieci anni fa, mese più, mese meno. Ma dopo aver navigato a lungo su youtube tra compositori antichi e moderni, mi è parso ancora il più adatto al
l'atmosfera di questi dipinti.
Si tratta del primo movimento della "Suite n.1" da "Antiche arie e danze per liuto - sec.XVI P109"
di Ottorino Respighi (1879 - 1936), raccolta in cui il compositore ha liberamente trascritto e riorchestrato musiche di vari autori del XVI e XVII secolo.
Il brano che apre questa Suite è infatti la rivisitazione di un pezzo del genovese
Simone Molinaro (1565 - 1634) e precisamente un Balletto intitolato "Il Conte Orlando", un'aria che unisce il ritmo di danza di derivazione popolare a una certa solennità tipica dell'ambito cortese.
Sono elementi che Respighi ha rielaborato con maestria in una
musica che - a mio avviso - crea in note un'atmosfera simile a quella dei vari dipinti e ci accompagna pacatamente nei luminosi spazi del loro paesaggio.

Buon ascolto!

 

venerdì 29 luglio 2011

Luglio

L'immagine che ci regala Luglio, nel "Ciclo dei Mesi" dei fratelli Limbourg, torna all' iconografia che abbiamo già ammirato in Marzo e Giugno con la rappresentazione dei lavori agricoli in primo piano.
L'immagine che ci regala Luglio nell'ambito del "Ciclo di Mesi" dei fratelli Limbourg torna all'iconografia che abbiamo già ammirato in Marzo e Giugno con i lavori agricoli in primo piano.
Si tratta questa volta della mietitura del grano e della tosatura delle pecore, illustrate come di consueto con grazia e ricchezza di particolari.

Il quadretto ci presenta una figura maschile e una femminile che tosano le pecore mentre, al di là di un corso d'acqua, altri due contadini sono impegnati nella mietitura di un campo.
Sullo sfondo, biancheggia un elegante castello con le torri stagliate contro il cielo il cui colore sfuma dall' azzurro chiaro alla consueta tonalità di blu intenso della lunetta.

Come al solito, si tratta di una rappresentazione ordinata e serena, ricca di particolari realistici e di verosimiglianza, come pure - in questo caso - di qualche aspetto un po' immaginifico: se infatti il castello raffigurato è quello di Poitiers, i due monti che gli s'innalzano a lato sembrano frutto della fantasia e riproducono un'iconografia piuttosto convenzionale.

Ritroviamo la precisione però in tutti gli altri elementi: dalla riproduzione degli abiti nei loro dettagli, al contesto naturalistico nel quale scopriamo una fila di papaveri e fiordalisi che occhieggiano in mezzo alle spighe, piante palustri in riva al corso d'acqua e, in basso a sinistra, addirittura i cigni.
Anche la prospettiva è ben individuata dal campo di grano posto in diagonale come il corso d'acqua, mentre il castello di forma triangolare sembra chiudere la visuale e immediatamente riaprirla, con i lati obliqui, verso l'orizzonte.

A commento di questa immagine, ancora una volta un brano di Respighi in cui il compositore rielabora antiche melodie.
Si tratta della Suite N.1 da "Antiche arie e danze" che, a confronto con i pezzi postati in precedenza (l' Italiana e la Siciliana dalla Suite N.3), si carica di maggiore vivacità e ritmo.


Buon ascolto!

mercoledì 9 febbraio 2011

Febbraio

La straordinaria bellezza del "Ciclo dei Mesi" dei fratelli Limbourg (vedi post del 17 gennaio 2011) mi conduce oggi a prendere in considerazione il mese di Febbraio che fa eccezione rispetto all'intero ciclo per alcune ragioni.
Pare infatti che, in questo caso, del lavoro dei Limbourg (Paul in particolare) rimangano solo tracce di uno schizzo nella parte alta della miniatura, e che in realtà l'autore sia anonimo.
Ciò spiegherebbe anche la singolarità di questo mese rispetto agli altri per il fatto che la scena rappresentata si limita ad un quadro di ambiente rurale e manca il castello sullo sfondo.


Detto questo però, non si può non cogliere la suggestione di una simile immagine, sia per l'impianto iconografico prospetticamente ben costruito, sia per il fascino della neve che crea un clima di particolare calma e riempie la rappresentazione di silenzio, quasi un preludio a quelli che saranno i dipinti di Bruegel.

L' autore rappresenta l'interno e l'esterno di una fattoria dove sono illustrati con grande realismo i dettagli di una giornata invernale: dalle persone che al coperto asciugano le vesti davanti al fuoco, ai panni stesi, agli uccelli neri che becchettano sul terreno innevato, all'ovile, agli alveari allineati, alla figura che si dirige verso casa alitando sulle mani gelide.

Nella parte alta della miniatura poi, un contadino spinge l'asino verso un paesetto che s'intravvede sullo sfondo, lontano, affondato nel biancore, tuttavia ben individuato nei particolari.

La suggestione nasce anche dal gioco dei colori: il bianco della neve infatti dà risalto alle diverse tonalità di marrone (l'edificio, il recinto, gli alberi, il silos) e qua e là, qualche macchia di blu richiama la lunetta.

Bellissimo l'intreccio del recinto che fa pensare a un contesto di vita ordinata e regolare nei suoi ritmi, all'interno della quale ogni lavoro è ben curato e trova la sua giusta e serena collocazione.


Nel contemplare la bellezza e il senso di pace che spira da questa miniatura, ci accompagna ancora la musica di
Respighi, questa volta con la "Siciliana" sempre dalla Suite n.3 da "Antiche arie e danze per liuto".

Buon ascolto!

lunedì 17 gennaio 2011

Gennaio

Sono sempre stata affascinata delle rappresentazioni del "Ciclo di Mesi" sia nella letteratura che nelle arti figurative.
Dai sonetti di Folgòre da S.Gimignano agli affreschi del Castello di Trento o di Palazzo Schifanoia a Ferrara; dal ciclo scultoreo di Parma e ancora di Ferrara a quello della Pieve di Arezzo, tutti mi hanno sempre colpito per la vivacità descrittiva nel raccontare il cammino dell'uomo nel tempo dell'anno.

L'avvicendarsi delle stagioni così come dei mestieri, la neve e la fioritura, la vendemmia e la raccolta del grano, il lavoro e i passatempi sono infatti la celebrazione di un'esistenza che trova nei ritmi della natura e del cielo la propria ragion d'essere, come una sorta di liturgia delle ore del concreto vivere quotidiano.

Tuttavia, al di sopra delle rappresentazioni citate, non si possono dimenticare le famosissime miniature dei Fratelli Limbourg - oggi conservate al Museo Condé a Chantilly - che, tra i vari cicli dei Mesi, rappresentano forse l'esempio più prezioso per ricchezza di particolari e raffinatezza descrittiva.

Siamo all'inizio del XV secolo in Francia, alla corte del Duca de Berry.

Qui, Pol, Jean e Hermann de Limbourg, orafi e miniatori di antica tradizione, creano l'opera considerata il loro capolavoro:
"Très riches heures du Duc de Berry", libro d'ore all'interno del quale si trova appunto il ciclo dei Mesi.

Si tratta di dodici miniature a tutta pagina che, nella lunetta superiore, riportano
la posizione del sole e i relativi segni zodiacali, mentre nella parte sottostante rappresentano le attività tipiche del mese descritto.
E' uno specchio del mondo cortese e contadino dell'epoca reso con ampiezza di particolari: dagli abiti nobiliari di raffinata eleganza, alla campagna con le varie operazioni agricole sempre minuziosamente descritte, alla frequente rappresentazione, sullo sfondo, dei turriti castelli del tempo.


Il mese di Gennaio qui riportato raffigura una scena di corte, un ricco banchetto all'interno di una sala. Al centro della tavola imbandita sta il duca de Berry attorniato da personaggi d'alto rango, mentre alle sue spalle troneggia un imponente camino e sullo sfondo un arazzo rappresenta una scena di guerra.
Vivacissimi i colori tra i quali spicca una splendida tonalità di blu.

Nel contemplare la bellezza di questa miniatura, ci fa da colonna sonora un brano di Ottorino Respighi : il primo movimento ("Italiana") de
lla terza Suite da "Antiche danze e arie per liuto" , trascrizione per archi di un'antica danza del XVI secolo che, a mio avviso, ben si adatta all'atmosfera dell'immagine rappresentata.

Buon ascolto!