Leggo con gioia che, da alcuni giorni, hanno riaperto i battenti teatri e cinema e - certo con le dovute precauzioni - è possibile assistere in presenza a spettacoli e concerti.
A Milano infatti, la Scala ha ripreso ad accogliere il pubblico e lo stesso hanno fatto diversi altri prestigiosi luoghi di cultura.
Ma insieme vedo che, da giugno, sarà possibile tornare a frequentare anche palestre, centri sportivi, scuole di danza e - nella leggerezza della ritrovata libertà - mi torna in mente un piccolo episodio che, a suo tempo, mi aveva fatto sorridere. Così ve lo racconto.
Siamo forse nel 2019, in ogni caso la pandemia è ancora lontana.
Sono in giro per compere e incontro la giovanissima figlia di una coppia conosciuta solo un paio di settimane prima in casa di amici.
È lei a salutarmi con un sonoro "Ciao!" mentre cammino immersa nei miei pensieri tanto che rischio di non vedere chi mi sta davanti. Sorride nello splendore dei suoi diciotto anni o forse meno, e quando la ravviso mi fermo un attimo a scusarmi di non averla riconosciuta al volo. Non importa, lei continua a sorridere e ricorda il giorno in cui ci siamo incontrate, mentre il discorso si dipana con una cordialità che - per essere due persone di età molto diverse che si sono viste una volta sola - mi sorprende.
Simpatica e spigliata questa ragazza: ha occhi chiari, una zazzeretta bionda e porta una vivace gonna a palloncino sopra dei leggings neri, attillatissimi.
Parliamo ancora per qualche momento, poi si piega un attimo verso di me come per farmi una confidenza, ma in realtà si scusa perchè è di corsa e deve andare:
"Sai, ho lezione di latino e non voglio arrivare in ritardo!". E vola via.
Per carità! La lascio andare subito, la lezione è più importante delle nostre chiacchiere e riprendo la mia strada con un sorriso.
Ma guarda un po' questi giovani, se ne parla tanto male mentre in realtà sono studiosi e diligenti. Rivedo me stessa ai tempi del liceo: avevo preso anch'io per un certo periodo lezioni di latino, ma - diciamo la verità - ci andavo con questo gioioso entusiasmo??...Ma quando mai??!!
Strano però che la ragazza non avesse in mano un libro, nè un quaderno, un notebook, nè uno zainetto che lo potesse contenere. Anche l'abbigliamento, a pensarci, era un po' originale: la gonna sopra i leggings...ma di sicuro è la moda! Rimugino questi pensieri per qualche istante mentre lo sguardo va alle vetrine e alle case vicine dove, fuori da un portone, mi colpisce una targa e all'improvviso mi si accende in testa una lampadina!!!
Resto un attimo a bocca aperta, poi mi esce irrefrenabile una risata e rido da sola in mezzo alla strada per la mia ingenuità, mentre una vocetta dentro di me dice: "Ma quanto sei indietro, mia cara, ti devi aggiornare!".
In ogni caso, qualunque fosse il contenuto della lezione di latino - Cicerone o un paso doble, Tacito o una rumba - la ragazza era e resta simpatica, ragion per cui oggi le dedico una bella musica.
Ora lo so, penserete subito che, data la situazione, qui occorrerebbe come minimo una salsa o un brano di merengue. Ma ho deciso diversamente.
Da un lato, per la fanciulla danzante sono andata a cercare proprio un brioso compositore latino-americano, e va bene. Ma dall'altro, il pezzo che ho scelto ha chiari riferimenti bachiani e Bach, nella storia della musica, è un pilastro fondamentale - lasciatemelo dire! - proprio come il latino nella nostra cultura. Entrambi antichi e moderni insieme, rigorosi, sistematici e - nonostante talora non ce ne rendiamo conto - vivissimi ancora oggi, uno nelle forme e strutture musicali, l'altro in quelle della nostra lingua.
Così, è il brasiliano Heitor Villa-Lobos (1887 - 1959) l'autore che ho scelto perchè nelle sue composizioni ha fuso melodie popolari del suo paese di origine con lo stile di Bach del quale è stato appassionato cultore fin dalla giovinezza.
Lo dimostra il fatto che tra le sue opere spiccano le "Bachianas brasileiras": nove composizioni per diverse formazioni orchestrali in cui ha inteso realizzare proprio una fusione tra lo stile della musica brasiliana e quello dei Concerti brandeburghesi.
Il brano di oggi tuttavia, a dimostrazione di quanto l'amore per la musica bachiana permei un po' tutta la sua produzione, non è preso da qui.
Si tratta infatti dello "Studio n.1 per chitarra W235", primo dei dodici studi che Villa-Lobos aveva dedicato al chitarrista Andrés Segovia.
A parte il brio e la vivacità del pezzo, talora nel suo insieme, talaltra in particolari passaggi si possono individuare precisi richiami a diverse creazioni bachiane. Nella sua struttura, io risento - per esempio - l'eco del celebre "Preludio n.1 in Do maggiore" dal primo libro del "Clavicembalo ben temperato".
Ma ancor più viva, per i continui arpeggi ripetuti su accordi diversi, avverto la somiglianza col "Piccolo preludio in do minore BWV 999" che chissà quanti di noi avranno suonato nei primi approcci a Bach. E ancora, in certi passaggi dall'andamento discendente, colgo un ricordo della cadenza del primo tempo del "Concerto brandeburghese n.5".
Sono riferimenti dei quali Villa-Lobos ha esaltato soprattutto il ritmo, creando un brano antico e moderno insieme, uno Studio esuberante e acceso che, per la gioia della nostra giovane fanciulla, potrebbe anche essere danzato!
Buon ascolto!
