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domenica 7 settembre 2025

Come un prestigiatore...

"Elemosina triste   
di vecchie arie sperdute,  
vanità di un'offerta   
che nessuno raccoglie! 
Primavera di foglie   
in una via diserta!"
 (...)

Immagino che in tanti ricorderete questi versi che aprono "Per un organo di Barberìa" di Sergio Corazzini (1886 - 1907), poeta crepuscolare dalla vita, ahimè, brevissima. 
Nel testo, l'autore evoca vecchi motivi suonati per
 strada da un organetto, melodie cui nessuno presta attenzione, ritornelli tristi che si ripetono monotoni in un'atmosfera di solitudine e grigiore. 
In realtà, se leggessimo 
i versi successivi, vedremmo che nell'organetto che nessuno ascolta Corazzini proietta malinconicamente se stesso nella condizione esistenziale di poeta deluso. Discorso certo interessante dal punto di vista letterario, ma sul quale non intendo soffermarmi. 

Allora perchè mai ho scelto di aprire il post con questo testo? 
Perchè l'autore della musica di oggi, per comporla, ha preso ispirazione proprio dal
l'aria di un organetto da strada: sì, uno strumento probabilmente simile a quello che vedete nella foto. Chi può vantare una certa età ricorderà questi organetti azionati da una manovella, sempre presenti nelle fiere di paese o mescolati alle bancarelle degli ambulanti nei mercati. Io ne ho in mente il suono dal timbro un po' scampanellante e le melodie orecchiabili, ma talora tristi come nenie.

Bene. È stato Sergej Rachmaninov (1873 - 1943) a lasciarsi incantare dalla musica di uno di questi strumenti durante un viaggio in Italia e a prenderne spunto per comporre il brano chiamato appunto "Polka italienne". 
Ma in che cosa consiste l'originalità del pezzo? Non tanto nell'aria in sè che -
come sentirete - ricalca proprio lo stile di certe musiche di strada d'altri tempi, un po' malinconiche e ripetitive. La sua bellezza sta invece in ciò che il compositore ne ha tratto lavorando sul tema molto semplice e ricavandone un andamento di sorprendente vivacità.

Scritta in origine per pianoforte a quattro mani, la "Polka italienne" è stata poi variamente arrangiata sia per orchestra che per pianoforte a due mani ed è quest'ultima la versione che preferisco. La melodia si apre in mi bemolle minore su di un'ottava alta, dove le singole note esordiscono quasi con timidezza. Ma si ripete subito dopo su quella centrale sostenuta da un accompagnamento più marcato in chiave di basso. Ne deriva un tema ritmato che, nella sua mestizia, mi evoca l'antico ricordo di un'altra aria. 

Quando ero alle medie, per qualche tempo avevamo fatto lezione di educazione fisica a suon di musica, guidate dai gesti rigorosi della nostra insegnante e insieme accompagnate al pianoforte da un anziano professore. 
Suonava un'aria in maggiore, ritornello di tanti pomeriggi invernali nella grande
palestra della scuola dove quelle note disegnavano i nostri movimenti. Me le ricordo ancora e se immaginiamo che la tonalità fosse Do, suonavano così: mi  re#mi  do  sol / mi  re#mi  do sol / fa  mi re  do# re / sol  fa#sol la sol do. Insomma, una sorta di lallarà lallà che ritmava le nostre evoluzioni e che, nonostante fosse in maggiore, perdendosi nella vastità di quello stanzone lasciava in me un'eco di vaga tristezza.

Anche la Polka di Rachmaninov, per quanto diversa, può fare lo stesso effetto, ma solo nella parte iniziale. Poi si approfondisce in passaggi lenti che, qua e là, cedono al fascino languido di qualche accordo dissonante e infine, quando passa in maggiore, prende decisamente il volo! Del resto, stiamo parlando di una danza!
Ma la vivacità del brano non finisce qui perchè va crescendo 
in un vortice di velocità con una sorta di parossismo musicale. È come se Rachmaninov si lanciasse ad esplorare tutte le possibilità sonore del piccolo spunto dal quale era partito, tramutando in bellezza anche un motivo in apparenza banale, quasi fosse un prestigiatore che da un semplice pezzo di legno fa sbucare fiori sgargianti. Ne ricava infatti variazioni ora larghe e profonde, ora forti e cadenzate come una marcia, ora veloci e giocose che, se a volte possono richiamare certe danze russe, altrove hanno trilli che - lasciatemelo dire - ricordano le musiche dei cartoni. Insomma il ritmo è tale che, se siete partiti con una punta di malinconia, alla fine dell'ascolto non riuscirete più a stare fermi e danzerete davanti al computer!

Due sole notazioni finali: due riferimenti senza capo nè coda che mi potrei risparmiare, ma che a me piacciono tanto e quindi li faccio lo stesso. 
Primo: le due battute iniziali del pezzo con l'arpeggio che sale, trasportate in maggiore somigliano al tema dell'Inno 
dei Bersaglieri.
Secondo: in certi punti dove l'estro di Rachmaninov si scatena più gagliardo e
 tumultuoso, sento riecheggiare qualche passaggio della celebre Rapsodia ungherese n.2 di Liszt, quella di Tom e Jerry per intenderci. 
La sentite anche voi?...

 Buon ascolto!

(La foto è presa dal web) 

 

domenica 16 marzo 2025

La melodia nascosta

Da giorni mi risuona dentro - ma potrei dire anche mi tormenta - il brano che vado a pubblicare oggi: il "Preludio in Re maggiore op.23 n.4" di Sergej Rachmaninov (1873 - 1943). 

Il compositore torna di tanto in tanto a incantarmi con le sue musiche ricche di suggestione che talora ho pubblicato in questo blog, e non ha quindi bisogno di presentazioni. I suoi pezzi sono infatti conosciutissimi, a cominciare dai concerti per pianoforte - soprattutto il secondo e il terzo! - insieme a sinfonie, romanze, preludi, ma anche inni sacri ispirati alla liturgia ortodossa. Ricordiamo infatti che, nonostante il musicista si fosse stabilito negli Stati Uniti, non ha mai dimenticato le proprie radici e diversi suoi brani sono venati dalla tipica passionalità e profondità dell'anima russa.

Il preludio che ho scelto è parte di una raccolta che - insieme a quelli dell'op.32 e op.3 - ne comprende 24 che vanno ad esplorare le varie tonalità come avevano fatto Bach, Chopin, Skrjabin e come in seguito farà Shostakovich sia pure con criteri differenti nella disposizione del materiale.
Si tratta di un pezzo pervaso da un'atmosfera sognante, nella quale avvertiamo subito la lezione di Chopin,
insieme ad altre suggestioni che le note ci restituiscono ora chiare, ora più velate, a somiglianza di quei fiori che, pur essendo ancora in boccio, già fanno presagire la loro grazia.
E mi pare significativo ricordare che tale preludio appartiene a un periodo di
rinascita dopo che, nel 1897, la prima Sinfonia del musicista aveva ricevuto una stroncatura tale da farlo cadere in una cupa depressione. Lo stesso Rachmaninov, riferendosi a quell'episodio, in seguito dirà: 

"La mia fiducia in me stesso aveva ricevuto un colpo improvviso. Ore trascorse agonizzando tra dubbi e tristi pensieri mi avevano portato alla conclusione che avrei dovuto abbandonare la composizione".

Chi avesse ascoltato lo splendore dei Sei momenti musicali op.16 scritti solo un anno prima di tale crisi, può comprendere quanto profonda essa sia stata per condurre l'artista a perdere fiducia in se stesso nonostante avesse dato alla luce brani di simile bellezza. Ma a partire dal 1901, nuovi germogli nasceranno dalla sua ispirazione che lo porterà a comporre non solo il celebre Concerto n.2 op.18, ma anche i Dieci preludi op.23 tra i quali troviamo il pezzo di oggi.
Si tratta di un andante cantabile che, nel tempo di 3/4, ci conduce nell'atmosfera tardoromantica tipica delle creazioni del musicista. Il tema, intimo e nostalgico, sostenuto da larghi arpeggi, si sviluppa lento per culminare in accordi più forti e vibranti e poi di nuovo andare a spegnersi piano in un andamento che alterna dolcezza a drammaticità.

Tuttavia, ciò che mi colpisce maggiormente nel brano è l'esistenza di due melodie: una che si dipana nelle prime 18 battute e la seconda che interviene dalla battuta 19 alla 36 sovrapponendosi alla precedente e intrecciandosi ad essa. Ne deriva un triplice piano di scrittura che potete osservare dal video: gli arpeggi di accompagnamento suonati in chiave di basso, mentre in chiave di violino la destra ci presenta il primo tema e insieme il secondo che ne diventa quasi una sorta di variazione e abbellimento. Dopodichè, la melodia verrà ripresa e rielaborata una terza volta attraverso una serie di accordi della mano destra, punteggiati da note sulle ottave più alte.

Ma perchè, all'inizio del post, scrivevo che questo preludio mi tormenta?
Perchè al di là del riferimento a Chopin, la melodia che si apre alla battuta 19
va a suscitare in me anche altre reminiscenze musicali alle quali però, da giorni, non riesco a dare un nome preciso. Non è un vero e proprio tema, ma un'atmosfera che vi aleggia e che ora mi riporta ad altri pezzi dello stesso Rachmaninov, ora a Shostakovich e in certi momenti anche a Grieg.

O forse sono semplici consonanze, somiglianze armoniche che affiorano da lontano, melodie nascoste, motivi già sentiti altrove che s'intrecciano liberamente in noi. Voi che dite?... Cosa vi suggeriscono quei dolci passaggi dalla battuta 19 in poi?

Vi lascio con questo interrogativo augurandovi buon ascolto!

(Nella foto, presa dal web, Ritratto di Rachmaninov di Konstantin Somov)

 

lunedì 18 luglio 2022

Stanze - 7












 

Hanno un che di fiabesco gli ambienti che vedete: ci fanno tornare a certe figure antiche viste forse sui vecchi libri del tempo in cui eravamo bambini, o a qualcosa di lungamente sognato. Qualcosa di talmente bello da essersi sedimentato in noi per riaffiorare poi come un possesso ormai nostro.
A regalarci questo effetto sono certo i colori di queste immagini, ora caldi come la decorazione delle volte e delle pareti, altrove più freddi ma sempre vivaci.
Tanti gli azzurri che contrastano con i rossi, e insieme i verdi e i gialli che si dispiegano in una decorazione musiva simile
a una splendida e fantasiosa tappezzeria floreale. Ma a colpirmi è anche lo spessore di archi e pilastri che sorreggono la costruzione e ne articolano gli spazi e le stanze. 

Sì, sono le mirabili stanze che si aprono all'interno della Cattedrale ortodossa di San Basilio a Mosca, quella costruzione con cupole a cipolla e pinnacoli fiabeschi simili a fiamme, che si innalza su di un lato della Piazza Rossa e che tutti abbiamo sempre visto in tante foto.
Una struttura estremamente articolata e un incastro di coloratissima muratura
che, per un gioco di contrasti, fa risaltare le tinte calde di giorno e quelle fredde di notte e che già nella configurazione esterna rivela la grande originalità dell'interno.
Non un edificio a pianta longitudinale e a navate come tanti, ma un complesso
ottagonale con un insieme di cappelle - nove per la precisione - collegate tra loro da un labirinto di passaggi, corridoi, gallerie e scale di soprendente bellezza.

Conosciuta comunemente col nome di Cattedrale di San Basilio - che è Basilio il Benedetto vissuto tra il XV e il XVI sec. e non San Basilio il Grande, vissuto invece nel IV sec.d.C. - l'edificio porta in realtà il titolo di Cattedrale dell'Intercessione della Madre di Gesù sul fossato per la sua ubicazione vicino alla cinta muraria del Cremlino.
La sua costruzione risale al XVI secolo per iniziativa dello zar Ivan il Terribile, ma la chiesa ha subìto rimaneggiamenti e restauri dopo svariati incendi e anni di abbandono in cui - soprattutto sotto il regime stalinista - ha rischiato di essere distrutta.
Oggi le sue stanze, riportate ormai da tempo al primitivo splendore, ci immergono in un'atmosfera fantastica che le immagini rendono solo in parte. Bisogna trovarsi al suo interno per sentirsi letteralmente immersi in un luogo di rara bellezza che costituisce un unicum anche nell'ambito dell'architettura bizantina.

Ho avuto la fortuna e la gioia di visitarlo nel 2014, durante un viaggio di cui ho parlato a suo tempo.  L'impressione che ne avevo riportato è ancora oggi vivissima perchè è uno di quei monumenti che restano nel cuore e dove si vorrebbe tornare per potervi sostare a lungo.
Ma temo che l'attuale guerra tra Russia e Ucraina, con il suo spaventoso seguito di morte e distruzione, mi
impedirà anche in futuro altri viaggi.

Ad affascinarmi - come scrivevo - sono stati i colori e insieme la fantasia della ricchissima decorazione pittorica che copre quasi totalmente gli interni dell'edificio, alleggerendone il grande spessore e che, nella parte floreale, intende rappresentare il giardino celeste.
Nel dedalo di passaggi e di cappelle nelle quali è bello perdersi lasciandosi sorprendere da ambienti sempre diversi e diversamente colorati, si entra in una dimensione nella quale disegno geometrico e ornato si fondono splendidamente così come volumi e valori di superficie. Inoltre, se qui la struttura architettonica è decisamente originale, le pitture parietali che, a somiglianza di numerose altre chiese ortodosse, coprono quasi ogni angolo della muratura, avvolgono il visitatore in un'aura di splendore e di preghiera.

E non manca la musica. All'interno di una delle cappelle, se non erro quella centrale, è facile incontrare un gruppetto di cantori che intonano inni ortodossi, certo anche a scopo turistico e forse con l'intento di pubblicizzare i loro cd.
Ma l'effetto di questa polifonia dai toni ora severi, ora vivaci e appassionati com'è tipico di tanta musica russa, proprio in queste stanze risulta più che mai suggestivo. A ciò si aggiunge il timbro particolarmente scuro del basso profondo la cui voce è prevista spesso all'interno di tali cori di tradizione orientale.

Così, a commento di queste immagini, ho scelto l' "Inno dei Cherubini" tratto dalla "Liturgia di San Giovanni Crisostomo op.31" di Sergej Rachmaninov (1873 - 1943).
Si tratta di un brano adatto alla meditazione, solenne e pacatissimo, che esordisce in modo quasi simile a que
llo forse ancora più famoso di Tchaikovsky. Ma sono soltanto le prime note, poi il pezzo si dipana diversamente, sia pure nella stessa lentezza e intensità contemplativa. Tuttavia, nella parte finale, come già troviamo anche in altre composizioni dello stesso tipo - per esempio nell'Inno dei Cherubini di Bortniansky - dopo una pausa di silenzio la melodia esplode con improvvisa vivacità per poi andare a farsi di nuovo pacata nella lievissima e assorta conclusione.

Una musica che ci conduce in un' atmosfera sublime come le immagini che vedete, immagini che sarebbe bello potessero cancellare con la loro bellezza ogni azione e intenzione di violenza negli esseri umani, oggi e in futuro.

Buon ascolto!

lunedì 8 giugno 2020

Nuvolaglia

(Foto prese dal web)
Guardo la nuvolaglia del mattino, rimasta in cielo dopo il temporale.
Promette o inganna? 
Dà speranza o prelude a nuove minacce? 
Segna la fine della tempesta o è soltanto un'illusione?
Chissà!...
Anima però i tratti del paesaggio, consentendoci di coglierne aspetti grandi e piccoli, la vastità insieme a certi dettagli della sua bellezza che diversamente passerebbero inosservati. E anche questo è vita.

La nuvolaglia si specchia nelle pozzanghere, apre inusitati sprazzi di azzurro, sveglia più nitidi i colori, ricordando i cieli che si vedono in prossimità dell'oceano. E non importa se magari da noi il mare non c'è, perchè disegna prospettive sognanti, ci invita ad alzare gli occhi ed evoca i poeti: "...Nuvole in viaggio, chiari/reami di lassù! D'alti eldoradi/malchiuse porte!...".

A.Mantegna: "Adorazione dei pastori" (part.)
La nuvolaglia spalanca l'orizzonte, restituisce profondità, respiro e insegna a guardare lontano, regalandoci la percezione che la vita è immensa e non finisce dove arriva il nostro sguardo. Sollecita l'immaginazione, la fantasia, il cuore, ma ci conduce anche alle soglie di un ignoto che non conosciamo. 
E questo può far paura.

V.Van Gogh: "Campo di grano con cipressi"
La nuvolaglia è volubile, inquieta, pronta ad aprirsi al più luminoso azzurro, ma anche a rabbuiarsi improvvisa o a sfrangiarsi al primo refolo di vento. Ci regala così paesaggi più che mai marezzati di ombre e di luci, angoli cupi come repentini malumori e riflessi di sole che covano speranze.
Ma insieme ci porta a scoprire i tratti più riposti di un panorama: casette in mezzo alla boscaglia o addossate a un pendio, grigi profili di colline lontane, mentre emergono sorprendenti sfumature di giallo e di verde in mezzo ai prati.

Masolino: "Il miracolo della neve" (part.)
La nuvolaglia ricorda le prospettive di pittori antichi e moderni. 
Talora ci conduce fra cieli d'oro o di cobalto percorsi da nubi fiabesche, simili a misteriose presenze extraterrestri. 
Ma insieme ci riporta alla mente l'affascinante leggerezza delle atmosfere di Constable o le nuvole corpose e avvolgenti di Van Gogh, fantasiose figure che sembrano ghermirci, riassorbendoci nel quadro quasi anche noi ne fossimo parte.

C.Monet: "Il bacino di Argenteuil"
Corre veloce nel vento la nuvolaglia, come in un dipinto di Monet: a volte impeto gioioso che ci fa tendere al lontano orizzonte, ma talora pungente e recondito desiderio di casa, quasi che gli elementi della natura sapessero parlarci nel profondo, rivelandoci chi siamo e dove stiamo andando.
Evocano infatti - quelle nuvole - mille vite non vissute, remoti luoghi della nostra infanzia, scenari perduti o magari soltanto sognati, e forse per questo ancor più veri di quelli reali.
   
J.Constable: "Cloud Study"
La nuvolaglia è simile a un cuore inquieto, a una preoccupazione che rode segreta, ma dopo il temporale fa nuovo il paesaggio, turbinosa e animata come le note di un concerto di Rachmaninov.
Ed è proprio un famoso brano del compositore russo che ho scelto da associare a queste immagini: il primo movimento - "Moderato" - dal suo "Concerto in do minore n.2 op.18 per pianoforte e orchestra".
Si tratta infatti di una pagina molto conosciuta, percorsa da una vibrante passionalità tardo-romantica che si dispiega nel susseguirsi e nell'intrecciarsi dei due temi: il primo energico e maestoso ma in tonalità minore - il do appunto - e il secondo più dolcemente sfumato nella relativa maggiore, il mi bemolle.

Il pezzo si apre con accordi iniziali di grande drammaticità e, al contrario di ciò che ci si potrebbe aspettare, il tema è annunciato dall'orchestra mentre l'accompagnamento è affidato agli arpeggi del pianoforte.
Subito dopo tuttavia, lo strumento assume via via un ruolo preponderante fino a diventare protagonista assoluto, anche per la scrittura irta di difficoltà tecniche, lirica e virtuosistica insieme. 
Un brano in cui le note attraversano una ricca gamma di emozioni, ora tempestose, ora pervase da struggente malinconia, ora aperte a sprazzi di luminosità. Note che ci offrono un paesaggio musicale movimentato e mutevole, proprio come nuvole portate dal vento che animano il cielo dopo un temporale.
 
Buon ascolto!

domenica 8 ottobre 2017

Alba in stazione

Mattina presto in stazione.
Sono uscita di casa ch'era ancora buio e ora il primo barlume violetto dell'alba, all'orizzonte, annuncia una giornata nitida e tersa come poche.
Mi avvolgo stretta nella giacca, l'aria del mattino autunnale è già fredda. Nonostante ciò, amo da sempre questi momenti che mi vedono in viaggio e me ne restituiscono tutto il fascino e la bellezza attraverso tante piccole sensazioni. 
Ritrovo infatti la possibilità di covare i pensieri in solitudine o pregustare la gioia di un incontro, ma anche di indugiare guardandomi intorno e osservando ciò che, nella fretta di sempre, talora mi sfugge.

Aspetto il mio treno mentre, pian piano, fa giorno. Da un lato, bassa sull'orizzonte, una striscia di luce dai colori sempre più accesi prelude al sorgere del sole. Dall'altro, in un angolo ancora un po' scuro, la luna "pallida e senza raggio" - avrebbe detto il Manzoni - campeggia tra i fili della linea ferroviaria che le si stagliano intorno quasi ad inquadrarla. E mi pare un miracolo di bellezza che si affaccia sul nostro quotidiano, allargando il respiro e aprendolo a prospettive più ampie.
Il treno è quasi vuoto: fuori dal finestrino il paesaggio si fa sempre più nitido e il profilo scuro delle Prealpi lontane corre via veloce mentre - qua e là, nella mia pianura - stagna ancora una nebbiolina bassa sui campi. 
Ma presto si dirada e il panorama mi restituisce a sprazzi il cielo limpido che va specchiandosi nei canali mentre, all'orizzonte, finalmente sorge il sole.
Osservo il panorama in silenzio e - come spesso mi accade - lascio che la sua suggestione mi raggiunga svegliandomi dentro un sorriso che, a poco a poco, sale fino allo sguardo: sarà uno splendido autunno!

Ed è a questo punto che, come una sorta di colonna sonora, mi si apre in cuore il brano che oggi desidero condividere con voi.
Si tratta del terzo movimento, "Adagio", della "Sinfonia n.2 in mi minore op.27" di Sergej Rachmaninov (1873 - 1943): un pezzo che prende subito, lasciandoci, qua e là, la sensazione di averlo già sentito, quasi affiorasse dall'inconscio più ancora che dai tortuosi sentieri della memoria.

L'intera composizione è stata scritta da Rachmaninov dopo un periodo di inattività e di crisi a seguito delle critiche e delle feroci stroncature riservate dal pubblico alla sua Prima Sinfonia. Una musica che simboleggia quindi una rinascita, un passaggio dal buio alla luce, una vita che torna a scorrere, aprendosi come il respiro di chi si ritrova, finalmente, di fronte a grandi spazi e a nuove, luminose prospettive.
È certo l'ispirazione tardoromantica di Rachmaninov ad esprimersi in questo "Adagio", ricco - soprattutto alla fine - di grandiose aperture orchestrali d'intensa suggestione e immediato impatto emotivo che, talora, possono ricordare il "Concerto per pianoforte n.2 op.18".
Ma ne avvertiamo il fascino anche attraverso il delicatissimo canto del clarinetto che si snoda in un'aria non priva di qualche tratto malinconico, e tuttavia lontana dalla straniante solitudine di altre melodie del compositore russo. Quella che troviamo qui è infatti una malinconia intrisa di pacata, profonda dolcezza, come uno sguardo sulle cose che ci consente di coglierne più compiutamente lo spessore e l'incanto.
Una musica capace di dar voce ai pensieri, ai sogni, ai sentimenti inespressi, a quel silenzio assorto con cui contemplo il paesaggio dal treno e che queste note vanno a colmare d'inusitata pienezza.

Buon ascolto!

(La clip-audio riporta solo la prima parte dell'"Adagio". 
Trovate l'esecuzione integrale nel seguente link:
https://www.youtube.com/watch?v=QNRxHyZDU-Q )                                                       

mercoledì 18 febbraio 2015

Nidi sugli alberi

Sono in treno e guardo dal finestrino la campagna dai toni invernali dove la neve si sta ormai sciogliendo.
Mi capita spesso di viaggiare da sola e trovo rilassante starmene seduta in silenzio, con gli occhi al paesaggio in fuga mentre il treno prosegue la sua corsa. 
Sono momenti di tranquillità in cui mi piace osservare il panorama sempre diverso e riposare la mente, lasciando vagare i pensieri e consentendo alle varie suggestioni di affiorare indisturbate.

A volte, la mattina è nebbiosa e allora i paesetti circostanti sembrano dissolversi nella foschia invernale; in questi giorni, invece, la campagna e i tetti delle cascine ancora spruzzati di neve rendono il panorama più luminoso. Ma sempre, qualunque vista mi si offra, amo queste piccole occasioni di silenzio che mi consentono di rientrare in me stessa.
Oggi è uscito un timido sole e sprazzi di azzurro si alternano al biancore dell'ultima neve.
Dal treno si vedono campi brulli, filari spogli, nidi sugli alberi, case, persone che passano in strada, gesti un attimo colti e poi perduti, esistenze che s'intrecciano per brevi istanti e poi si lasciano, come gocce che rigano un vetro bagnato di pioggia.

Guardar fuori è abbandonarsi a questa contemplazione, lasciando che la vita ci porti con sè senza che le opponiamo resistenza.
C'è un segreto in ciò che vediamo? Nei cieli spazzati dal vento o nella calura estiva, nell'acqua torrenziale o nel gelo? Nell'alternarsi delle stagioni, nel tempo che scorre col sapore e l'ebbrezza del non ancora vissuto, c'è uno spessore, un rimando, un nascosto richiamo?
E quei nidi sugli alberi spogli, così visibili ora che è inverno, sentiranno freddo?
Li osservo un attimo dal treno in corsa, così come sono, esposti e protetti ad un tempo: esposti al sole e alla grandine, alla brezza e al temporale, in precario equilibrio eppure protetti da un sapiente intreccio di rami, da una forcella del tronco che, come il cavo di una mano, li accoglie e sorregge sicura.
Anche noi, a ben pensare, siamo come quei nidi: esposti ai cieli tersi e alle intemperie, al vento che mozza il respiro o alla rugiada che ristora e fa rifiorire. E noi pure sostenuti da una mano talora invisibile, che tuttavia ci parla nel segreto intreccio di amicizie e relazioni capaci di scaldarci l'anima.
Sotto la pioggia o i raggi del sole, in giorni velati da grigia foschia o in altri in cui lo sguardo spazia fino al lontano orizzonte, siamo tutti portati dal fiume del tempo, talora travolti, ma sempre condotti a percepirne il mistero. 

Ed è la musica per me - come ormai ben sapete - il canale privilegiato che mi consente di affinare questa percezione. Così oggi, per accompagnare il mio viaggio, ho scelto un brano che mi sembra creare una profonda sintonia con la campagna che fugge là fuori dal finestrino e i miei pensieri.
Si tratta di "Vocalise", ultima delle quattordici "Romanze op.34" di Sergej Rachmaninov: un canto senza parole che - composto originariamente per voce solista e pianoforte - ha subìto poi svariati arrangiamenti per orchestra o per singoli strumenti. Ve lo propongo qui nella trascrizione per pianoforte solo che mi è parsa molto suggestiva.

E' una melodia malinconica, eppure non priva di aperture di vibrante luminosità, che alterna passaggi dall'andamento pacato ad altri in cui si carica di crescente energia. Ed è straordinaria - a mio avviso - la sua capacità di comunicarci, con intensità struggente, la percezione del tempo che passa insieme al soffio di una speranza che ci apre al nuovo. 
Vi si può ritrovare talora l'eco di Chopin, in particolare del "Preludio in mi minore op.28 n.4", richiamo del resto non nuovo in Rachmaninov che ha composto - tra l'altro - le "Variazioni su di un tema di Chopin op.22" prendendo spunto dal "Preludio in do minore op.28 n.20".
Ma "Vocalise" col suo marcato romanticismo ha avuto immensa fortuna anche nel tempo. Lo avrà forse avuto in mente Francis Lai nel comporre il famosissimo tema del film "Love story" ? Ascoltando l'esordio, a me pare di sì.

A parte questo, come tanta musica di Rachmaninov, il brano nella sua passionalità ora delicata, ora più tempestosa, ci porta lontano come una nave che leva gli ormeggi e prende il largo. Ma ci conduce anche in un percorso meditativo attraverso i tratti di un paesaggio interiore: ce lo suggeriscono gli accordi più incisivi e profondi e - quasi sul finire - la ripresa del tema in una dolce cascata di arpeggi.
Una melodia che ci aiuta ad affinare lo sguardo e a lasciarci pervadere dalla segreta dolcezza di un prato, mentre si scioglie la neve, in un mattino di timido sole.

Buon ascolto!

sabato 11 ottobre 2014

Mare d'autunno

Che accade tra amici quando ci s'incontra magari dopo tanto tempo?
Si esulta, ci si abbraccia, ci s'ingolfa in mille discorsi nel desiderio immediato di condividere ricordi, esperienze grandi e piccole, di dirsi insomma ciò che urge in cuore. Ed è subito festa.

Quasimodo, dall'infinito cielo dei poeti in cui immagino si trovi, mi perdonerà se, in questo piccolo blog, oso esprimermi richiamando un po' i suoi versi, ma...è proprio così: è subito una festa che esplode con quell'autenticità che talora solo l'amicizia sa regalare.

Se poi le persone che s'incontrano non si sono mai viste e il loro dialogo si è intessuto nel tempo tra le trame e gli orditi del web e magari proprio in un blog, allora la cosa va facendosi ancor più interessante perchè è bello toccare con mano - per così dire - ciò che l'esperienza virtuale ci ha fatto solo intravvedere.

E l'espressione che ho usato non è fuor di luogo, se penso agli abbracci che giovedì scorso ci siamo scambiate io e Nella dello splendido blog "Rock Music Space" nel nostro primo incontro live che qui voglio celebrare.
Penso mi capiscano bene gli amici blogger con cui di tanto in tanto ci si vede, se considerano la gioia che si prova quando il dialogo maturato davanti allo schermo di un computer si traduce in una concretezza fatta di gesti, voce, sguardi, sorrisi, vita piena insomma.

Bene. Con Nella é stato proprio un riconoscersi dentro, ritrovando anche dal vivo quella sintonia che già era passata attraverso gli scritti. E quanti discorsi si sono immediatamente intrecciati, mentre ancora restavamo in piedi sulla soglia di casa, a suo dire...."come persone che aspettano il pullman"!!!

Bello per me trovare un'accoglienza ricca di quella schietta verità che nasce dal profondo e fa sentire a proprio agio, nel calore di una dimora viva, piena di segni di un'esistenza appassionata, fatta di musica, di danza, di persone sempre presenti nel cuore, ma anche di simpatici amici a quattro zampe.
Una casa che Nella ama definire modestamente il suo eremo campestre, ma che in realtà è uno splendido angolo di collina aperto su di un dolce panorama di ulivi. E a me, che vengo dalle nebbie padane, è parso un piccolo paradiso.

Quanto abbiamo parlato, quanta musica ha ritmato i nostri discorsi e quante cose ancora avrei desiderato condividere approfittando della sua ospitalità, se solo avessi avuto più tempo e non fosse venuta subito sera - ci risiamo con Quasimodo! - mentre su di me incombeva l'ora del treno di ritorno!....
Ma mi resta la sorridente concretezza di un dialogo schietto che - come tutti gli incontri veri - supera anche le distanze.

Così, oggi desidero postare un brano che proprio Nella mi ha fatto ascoltare, e che dedico a lei e a tutti voi che passate di qui. 
Si tratta della "Variazione n.18" dalla "Rapsodia su di un tema di Paganini per pianoforte e orchestra op.43" di Sergej Rachmaninov, che prende spunto dal "Capriccio op.1 n.24 per violino solo" di Paganini, rielaborandolo talora con marcato virtuosismo, altre volte in modo più distesamente lirico.

Confesso che avevo presente le variazioni nelle quali il riferimento a Paganini risulta più evidente, ma non la diciottesima che - tra l'altro - è la più famosa(!). Sono quindi doppiamente grata a Nella per avermela fatta conoscere. 
E' un Andante cantabile ricco di una passionalità dolce e potente, come un sentimento che colma il cuore conducendoci in un'atmosfera luminosa e lievemente malinconica ad un tempo. 
Qui il tema del Capriccio è capovolto rispetto all'originale, e ne deriva quindi un'aria del tutto nuova declinata con delicatezza senza pari fin dalle prime battute del pianoforte. Poi l'orchestra la riprende con enfasi ed una progressiva intensità in cui - a dire il vero - più del riferimento a Paganini, si avverte lo stile tipico del compositore russo che ci trasporta in un'atmosfera di assoluto romanticismo.
Una musica che è come un mare d'autunno, ora intensa e impetuosa, ora dolcissima e pacata, percorsa da un vento di passione che ci regala grandiose aperture e ci fa volare alto.....proprio come Nella insegna a tutti coloro hanno la fortuna di incontrarla.

Buon ascolto!
 

domenica 7 settembre 2014

Suggestioni di Russia

Teofane il Greco: "Trasfigurazione" 
Mosca, Galleria Tret'jakov
Non è sempre facile sintetizzare le impressioni di un viaggio, soprattutto se - nonostante la sua brevità - ci ha condotto in mezzo a tesori di valore inestimabile, ma al tempo stesso ci ha fatto cogliere evidenti contraddizioni e aspetti diversi di una realtà molteplice.

Sto parlando del mio recente viaggio a Mosca e San Pietroburgo (eh sì...ora sapete dov'ero nella mia piccola pausa blog!!!) che mi ha lasciato una ridda di sensazioni diverse, al di sopra delle quali prevale la gioia di aver accostato un mondo di profondo interesse storico, insieme a un patrimonio culturale e artistico di notevolissima attrattiva.

Ma che cosa mi porto dentro di tutto ciò? Cosa mi resta nel cuore con più intensa suggestione?
Certo un insieme di contrasti non soltanto tra la storia passata e quella presente, ma anche all'interno della Russia attuale.

Mosca, Cremlino :  
Cattedrale dell'Annunciazione
Non solo i modernissimi grattacieli di Mosca a fronte della grigia severità delle architetture del periodo staliniano; non solo i Magazzini Gum - oggi sede delle più famose firme della moda - a fronte del Mausoleo di Lenin e delle antiche mura del Cremlino; ma anche i segni evidenti del problematico cammino verso il nuovo, dopo il crollo del vecchio regime sovietico. 
Il processo di apertura verso un'economia di mercato, infatti, insieme a maggiore libertà e spazio all'iniziativa privata, sta creando forti disparità e malcontento in molta parte della popolazione.
Questo ci confemano più volte le guide locali, donne dall'apparenza talora modesta, ma dalla vasta e sicura preparazione. Parlano un italiano quasi perfetto, e mi colpiscono la proprietà e la ricchezza di vocabolario con cui si esprimono, pur non essendo mai state nel nostro paese!

Mosca: Cattedrale di S.Basilio
Tuttavia, dell'ampio panorama culturale, a restarmi dentro più intensamente sono luci e colori, uno sfavillare di cupole dorate e di smalti, insieme all'incredibile ricchezza di opere d'arte che entrambe le città offrono ai visitatori.
E' l'incanto di una storia passata, ricca di interesse e meraviglie senza pari: dai tesori del Cremlino e dei musei moscoviti, allo sfarzo delle residenze degli zar intorno alla città di San Pietroburgo e naturalmente all'Ermitage; dal prezioso splendore delle iconostasi delle chiese ortodosse, allo scintillìo d'oro e alla fantasmagoria delle tante cupole dal disegno orientaleggiante.

E' proprio il patrimonio artistico dell'antica Russia a colpirmi: spiragli di un mondo di fiaba, forme inusitate, incastri di muratura coperti di decorazioni floreali, vivacità di colori in torri e pinnacoli, così come nelle icone splendenti d'oro e di luce. 
 S.Basilio,  interno
  S.Basilio, interno
Sergiev Posad, Monastero della Trinità di S.Sergio 
E canti ortodossi di una bellezza da brivido ascoltati a Mosca, nella cattedrale di San Basilio e a Sergiev Posad, nel Monastero della Trinità di San Sergio.

E poi San Pietroburgo dagli spazi immensi e dalle regge fastose, elegante e severa Venezia del Nord, custode di inestimabili splendori
Bello sapere che alla costruzione dei numerosi palazzi che l'adornano - a cominciare dall'Ermitage - hanno lavorato architetti e scultori italiani tra il Settecento e l'Ottocento; interessante scoprire quanto l'Italia del Rinascimento e del Barocco sia stata presa a modello da tanti artisti locali. 
E altrettanto bello vedere gli accurati restauri che hanno restituito al primitivo splendore regge e palazzi dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale.

S.Pietroburgo, tramonto sull'Ermitage
Affascinante poi la Neva, così come gli altri fiumi e canali che attraversano i quartieri del centro storico.
Tuttavia la Prospettiva Nevskij - la più famosa arteria della città - mi appare più che altro trafficatissima e rumorosa, ben lontana dai tratti di poesia con cui la descrive Battiato qui, nella sua celebre canzone.
Ma poco più in là, la Chiesa del Salvatore si specchia nel canale Griboedov sul quale si affacciano piccoli locali dove a sera si fa musica, mentre - più avanti - la piazza dell'Ermitage affonda lenta nel tramonto, solitaria e raccolta pur nella sua immensa apertura, regalandoci una sensazione d'incanto.

S.Pietroburgo, Chiesa del Salvatore 
Sono questi solo pochi cenni, impressioni quasi a caldo di un viaggio che mi porterò dentro a lungo e del quale devono ancora affiorare in modo più compiuto sensazioni e ricordi.
E a commento del post, in mezzo a tante meraviglie che ci offre la musica russa con i suoi numerosi compositori, oggi ho scelto un brano che mi sembra rispecchiare almeno in parte il clima che ho respirato.

Si tratta del "Gloria al Padre...." che conclude la "Liturgia di S.Giovanni Crisostomo op.31" di Sergej Rachmaninov, pezzo brevissimo che il coro canta a voce spiegata regalandoci grandiose e luminosissime sonorità. 
E' un vibrare di note talora in crescendo che ci attraversa facendoci percepire il carattere profondo e meditativo, ma al tempo stesso appassionato e vivace dell'anima russa.

Buon ascolto! 
          

mercoledì 23 ottobre 2013

Come un rivolo d'acqua

Passano i giorni, ma è mi impossibile non ritornare ancora una volta sulle note di Rachmaninov; del resto avevo già anticipato che ne avrei condiviso altri brani.

Così, oggi è la volta del "Preludio in sol diesis minore n.12 op.32", una creazione per pianoforte in cui, a cominciare dagli arpeggi iniziali, sembra che il compositore abbia tradotto la sua romantica vena di malinconia in una serie di mirabili giochi d'acqua. 
Il pezzo alterna infatti passaggi di grande impeto ad altri decisamente più dolci: note ora simili a un mare dalle onde travolgenti e impetuose, ora a un piccolo ruscello, a una cascatella di gocce melodiose, quasi un "rivo canoro" di pascoliana memoria.

Confesso che ho impiegato parecchio tempo a scegliere - tra le clip audio offerte da youtube - l'esecuzione a mio avviso più soddisfacente. 
Ascoltando musica, è frequente imbattersi in interpretazioni talora anche molto differenti. C'è quella più rigorosa e attenta alle varie indicazioni di dinamica, o più vicina alle intenzioni del compositore e capace di rispecchiare maggiormente il clima in cui il brano è nato; o quella che ne sviluppa ogni possibilità ritmica o melodica e via dicendo.
Ma.....qual è la migliore???

Il discorso è piuttosto delicato perchè ognuno dei criteri sopracitati è perfetto e imperfetto ad un tempo.
Tutti lo sappiamo e lo affermava anche il grande musicologo Roman Vlad: "la musica rinasce ad ogni interpretazione", tant'è vero che ogni replica di un concerto non è mai in tutto uguale alla precedente. Su di essa incidono infatti elementi che vanno dallo stato d'animo dell'esecutore, al luogo, alle caratteristiche degli strumenti usati, alla loro accordatura e via dicendo.
Ma importante anche il livello di empatia del pubblico perchè nel creare un'emozione, insieme all'anima dell'autore e a quella dell'interprete, non è meno significativo il cuore di chi ascolta mettendo in gioco la propria ricettività. 
Un incontro di anime dunque, in cui - soprattutto nelle esecuzioni live - una si riverbera, per così dire, sull'altra.
 
Allora, se il linguaggio musicale ci coinvolge così profondamente, il nucleo segreto della perfetta interpretazione sarà proprio dentro di noi che ascoltiamo, e sarà quello che, di momento in momento, corrisponderà più intensamente alla nostra pulsazione interiore.
La musica infatti sveglia in noi quella segreta armonia dalla quale ciascuno è intriso e che forse, solitamente, riusciamo a intuire solo a tratti, per sprazzi di luce, quasi fosse un lontano ricordo. E - come accade per ogni forma d'arte - essa evoca sentimenti e percezioni che talora abbiamo dentro ancora indistinti e ai quali le note, come onde che affiorano dalla profondità di un mare segreto, consentono di emergere dando loro forma e facendoli essere. 

Tutto questo discorsino per dire che, nella mia scelta del preludio di Rachmaninov, tra le tante interpretazioni di svariati pianisti di più celebrata fama (Horowitz, Lisitsa, Ashkenazy...), ho preferito quella del russo Boris Berezovsky - che, a dire il vero, non conoscevo - con la quale mi sono sentita in particolare sintonia.
Non è solo la perizia tecnica infatti o la sonorità degli arpeggi a colpirmi, ma la morbidezza di tocco, la particolare fluidità che conferisce al pezzo diverse sfumature di colore creando la suggestione di un sottofondo di acqua che scorre.
E trovo affascinante soprattutto la parte finale perchè qui - a differenza di altri interpreti - il pianista smussa qualunque angolosità del testo musicale imprimendo alla melodia un ritmo interrotto da lievissime pause, un dolce e quasi impercettibile rallentare simile a una timida carezza o a un passo che, a tratti, si faccia più esitante e poi riprenda. 
O simile a un rivolo d'acqua nel quale sentiamo il canto delle singole gocce, una per una, con misura e delicatezza infinita.

Buon ascolto!

La musica rinasce ad ogni interpretazione, è una epifania perpetua in cui assume un ruolo fondamentale la capacità di interpretazione del testo musicale. - See more at: http://tao.oato.it/esperienza/95-linterpretazione-e-lemozione#sthash.STwhCZUD.dpuf
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La musica rinasce ad ogni interpretazione, è una epifania perpetua in cui assume un ruolo fondamentale la capacità di interpretazione del testo musicale. - See more at: http://tao.oato.it/esperienza/95-linterpretazione-e-lemozione#sthash.STwhCZUD.dpufBuon ascolto!   
La musica rinasce ad ogni interpretazione, è una epifania perpetua in cui assume un ruolo fondamentale la capacità di interpretazione del testo musicale. - See more at: http://tao.oato.it/esperienza/95-linterpretazione-e-lemozione#sthash.STwhCZUD.dpuf

sabato 21 settembre 2013

Le campane di Mosca

Ogni volta che apro questo blog e dalla mia bacheca privata entro nella pagina dedicata alle statistiche, posso vedere a mio agio da quali paesi del mondo è stato visualizzato, da quali siti, quali post in particolare sono stati aperti e quante volte. 
Sul piccolo planisfero presente, infatti, si colorano di verde più o meno intenso gli stati da cui un numero più o meno considerevole di persone è passato di qui, e nel riquadro della panoramica compare un grafico azzurrino che segue ora per ora - se non addirittura minuto per minuto - l'andamento delle visualizzazioni. 
E' un profilo di montagnette aguzze che registra qualche impennata se i visitatori in contemporanea sono tanti, o si appiattisce fino a scomparire quando online non c'è nessuno.
Così, scopro che ieri sono venute a trovarmi cinquantotto persone dagli Stati Uniti, sette dalla Cina, due dalla Svizzera, una dalla Polonia, oltre ad un certo numero dall'Italia, e oggi ho avuto altre visite dalla Federazione Russa, dall'India, l'Australia e i Paesi Bassi.

Chi ha un blog sa benissimo di che cosa sto parlando e quanto sia ricco di interesse un tale punto di osservazione.
Tuttavia, sto attenta a non farmi troppe illusioni perchè scoprire che il proprio sito è stato visualizzato non significa necessariamente che ne sia stato letto il contenuto, e non è affatto sicuro che chi è entrato in un blog si sia poi soffermato ad ascoltare le eventuali clip audio. Capita del resto anche a me, nelle mie frequenti navigazioni: in taluni siti indugio a lungo e piacevolmente, in altri invece dò uno sguardo e via.
Inoltre, negli ultimi tempi ho notato che alcune visualizzazioni - provenienti soprattutto dagli Stati Uniti e recentemente anche dalla Russia - sono finalizzate in realtà all'invio di messaggi pubblicitari non richiesti che, per fortuna, mi finiscono automaticamente nella spam. E pure questo è un dato che sgretola tante illusioni.

Però....
Però ormai un pochino mi conoscete e sapete che, quando scopro che qualcuno - magari dall'altro capo del mondo - ha aperto uno dei miei post, m'invade comunque una grande gioia perchè nutro sempre la speranza che, sia pure per brevi momenti....chissà!, sia stato raggiunto e rasserenato dalle note di Bach o di Rossini, di Haydn o di Mozart e via dicendo.
Così oggi, dopo aver visto un numero elevato di visitatori dalla Federazione Russa, proprio a loro voglio dedicare il brano che segue augurandomi che - tra le tante - ci sia davvero qualche persona desiderosa di incantarsi e di gioire aprendo il cuore alla musica.
E lo faccio con la composizione forse più eseguita tra tutte quelle di Sergej  Rachmaninov: il "Preludio in do diesis minore op.3 n.2" tratto dai "Cinque pezzi di fantasia per pianoforte op.3" dei quali tempo fa ho postato la meravigliosa "Elegia in mi bemolle minore op.3 n.1" che potete ritrovare qui.

Il preludio - soprannominato a buon diritto "Le campane di Mosca" - dopo i tre fortissimi accordi iniziali si snoda con una parte lenta ricca di profonda suggestione, seguita da un'altra più agitata e veloce in un potente e appassionato crescendo di sonorità. 
E' una musica che crea un clima in cui anche le pause ci parlano e la melodia ci raggiunge talora con il suo attardarsi e indugiare sulle note, talaltra con un ritmo più incalzante ricco di dirompente energia.
Adoro in particolare l'intensità dei vari pianissimo, così come la pacata solennità degli accordi finali - veri e propri rintocchi di campana - che, da fortissimi, si fanno progressivamente più lenti e sommessi, restituendoci il riverbero di ogni singolo suono in un'atmosfera che tocca l'anima.

Buon ascolto!

 

lunedì 2 settembre 2013

In viaggio con Rachmaninov

Inizio il mese di settembre con un caloroso GRAZIE all'amica blogger di Mondod'Arte di S.Pia - sito ricco di senso artistico e grande originalità che vi invito a visitare - che ha assegnato a questo mio piccolo spazio il premio di "blog affidabile".
Francamente, non so se lo merito fino in fondo; lo accetto però con gioia e soprattutto come incoraggiamento a continuare con passione su questa strada!

Mi perdonerete tuttavia se, nella necessità di nominare a mia volta altri cinque "blog affidabili", contrariamente a ciò che ho fatto in passato in occasioni analoghe, "passo" e non seguo la procedura. 
Sono infatti veramente tanti i blog che ho conosciuto finora nella mia navigazione, siti degni di nota per ricchezza e splendore delle immagini, della musica, per il fascino della scrittura o ancora per la schiettezza che vi si respira e confesso che....avrei davvero l'imbarazzo della scelta!
Allora a tutti voi che passate di qui - ma oggi in particolare ai tanti blogger amici! - dedico un brano che non solo rappresenta l'eccellenza della musica, ma che proprio pochi giorni fa mi è capitato di risentire all'improvviso e mi è rimasto dentro. E si sa, quando le note arrivano inaspettate magari mentre siamo intenti ad altro, forse perchè ci colgono di sorpresa, hanno la capacità di raggiungerci con straordinaria intensità.

Succede al ritorno da una serata in pizzeria, in una valle non lontana dal mio paesetto di vacanza. Una serata a dire il vero molto breve se, quando usciamo apprestandoci a rientrare a casa, la montagna comincia a costellarsi di luci mentre l'orizzonte rimanda ancora gli ultimi bagliori del tramonto. 
Qualche attimo d'incertezza: facciamo un giro? Poi l'aria decisamente fresca ci persuade a salire in macchina. Con gesti automatici mio marito mette in moto e preme il pulsante sintonizzato su Radio Tre: parte una musica. 

Note profonde, profondissime riempiono d'improvviso l'abitacolo e, mentre progressivamente ci avvolgono, non fatico a riconoscere Rachmaninov, esattamente il primo movimento - "Allegro ma non tanto" - del "Concerto in re minore per pianoforte e orchestra n.3 op.30".......E' il famosissimo Rach 3 ed è appena iniziato!!!
Sorpresi e ammutoliti, coi cuori protesi in ascolto, ci lasciamo accompagnare nel nostro ritorno a casa da queste note che riempiono il silenzio e il buio circostante raccontandoci la vita e conducendoci attraverso "interminati spazi" del cuore.
Protagonista assoluto, il pianoforte affonda e riemerge dal contesto orchestrale ora fondendosi con gli altri strumenti in sfumature di delicatezza indicibile, ora sovrastandoli come fiume in piena o magma che ribolle.
E mentre andiamo per vallate e pendii, attraversando ponti o costeggiando forre, la musica con noi s'inabissa nell'anima, scava voragini di sgomento e ne riaffiora ancor più struggente. Sembra seguire un filo che s'inanella, si perde e si ritrova: si apre in esplosioni di sonorità che sgorgano tempestose dal pianoforte e s'illumina con spiragli di malinconica dolcezza per poi ritornare all'inconfondibile tema iniziale: re fa mi re do# re mi re.......

Penso a quanto è infinita la ricchezza di un cuore se può aver dato alla luce una creazione di tale straordinaria inventiva, e al tempo stesso mi scorrono dentro le immagini del film Shine che celebra il Rach 3 come una delle vette più impervie con cui un pianista possa misurarsi.
E' una melodia che raggiunge nel profondo, come accade del resto per tante composizioni. E ancor più mirabilmente ci parla ora intrecciandosi al nostro cammino, immergendosi con noi in questo viaggio tra le ombre scure della montagna e facendosi nostra. 
Lo colgo con chiarezza mentre la strada riprende a salire e i paesetti illuminati giù nella vallata sono presepi lontani nella sera ormai buia. Lo avverto nel silenzio che non osiamo violare e che la musica riempie, ora sovrastandoci impetuosa e martellante, ora reiterando la sua malinconia, ma sempre toccandoci dentro. 
Ed è lei a guidarci attraverso un itinerario che assume progressivamente la fisionomia delle sue note, dove paesaggio esterno e mondo interiore si fondono come per magia e il buio che ci viene incontro diventa infinito mistero da scandagliare. 

Arriveremo a casa esattamente all'ultima battuta del concerto e, accendendo la luce, faticherò a staccarmi dalle note per rientrare nei gesti quotidiani, come accade a chi riemerge da un intenso viaggio dell'anima.

Buon ascolto!