Ma in confronto a chi mantiene e fa riprodurre da un anno all'altro il verde di casa, sono decisamente una frana.
Lo so: le piante vanno amate, con loro si deve parlare - ho alcune amiche che lo fanno! - e vi assicuro che anch'io le curo e me le covo.
Ma che volete? Temo sia un amore non ricambiato.
Piante ornamentali a parte, però, col passare del tempo, ogni tanto rispolvero l'idea di farmi un orto. Pare che dedicarvisi a una certa età abbia ampi benefici non solo in termini di produzione di ortaggi, ma anche sul carattere.
Dico rispolvero perchè - ad essere sincera fino in fondo - anni fa avevo tentato l'esperimento. Non ho un giardino tutto mio, ma ampi balconi dove, nell'arco della giornata, si alternano sole e ombra a volontà. Così, avevo pensato di sistemare la terra nelle cassette da frutta e voilà!, lì mettere a dimora le varie piantine. Detto e fatto. Così, per cominciare avevo scelto le fragole, pregustando un raccolto abbondante.
Ne sono nate tredici, di numero. Belle, buone, rosse al punto giusto...ma tredici. Poi le piante non hanno voluto più saperne di fruttificare.
Mi direte: ma la terra era quella giusta?...e il concime ?...l'acqua? l'esposizione???
Calma per favore, una cosa per volta, credete pure che ho fatto il possibile. Però, quando dopo il fatidico numero tredici non è nato più nulla, ho desistito.
Vi sono patate, carote, insalatine varie, coste, piselli, aglio, salvia, zucche e zucchine di cui nel tempo ho potuto seguire la crescita. Mentre
infatti un mese fa spuntavano ancora timidamente dal terreno - va detto che qui siamo a più di 1700 metri! - ora lo
ricoprono con cespi fitti e folti che sono una gioia per gli occhi. Li guardo e vi assicuro che faccio il tifo perchè ogni piantina possa giungere a maturazione senza danni dopo che, qualche anno fa, una violenta grandinata - fenomeno peraltro raro in questa valle - aveva letteralmente triturato fiori e verdure.
L'evento aveva gettato nella costernazione abitanti e turisti perchè un orto, qui, non è soltanto una fonte di sostentamento e un piccolo cespite di guadagno, ma anche un segno di attenzione e di perseverante cura del paesaggio, una delle tante dimensioni della bellezza del quotidiano. Una bellezza umile ma non meno preziosa di altre, che s'inserisce nella grandiosità e nella magnificenza del panorama circostante con un suo rasserenante splendore.
Forse per questo, quando è stato il momento di scegliere una musica da associare al piacere offerto dal verde degli orti, d'istinto ho pensato a Mozart e alla tranquillità riposante e insieme pensosa di certi suoi brani.
Mi è poi venuto in mente che, anche nel bellissimo film "Il mio amico giardiniere" che ho recensito qui qualche anno fa, una delle colonne sonore della pellicola è proprio Mozart con il secondo tempo del "Concerto per clarinetto in La maggiore", il famosissimo K.622 ! E allora...
Un Adagio che, nella calma e nella dolcezza del flauto solista, ci aiuta a ritrovare il giusto respiro. Ci accompagna così in un procedere privo di affanno, mentre ci guardiamo intorno lasciando che gli occhi si posino un po' pigramente sul panorama e si riempiano di colori, magari indugiando sul giallo dei fiori di zucca che occhieggiano tra il verde.
Buon ascolto!

















