Bene, cari amici, oggi vi propongo un piccolo esercizio.
"E che? - dirà forse qualcuno - Ora ti metti a fare la prof.???..."
No, tranquilli! Solo che, ascoltando il brano di oggi, mi è venuto spontaneo confrontare alcune esecuzioni e la stessa cosa chiedo a voi.
Quello che vi presento, tratto dai "13 pezzi per piano" del finlandese Jean Sibelius (1865 - 1957), è lo "Studio n.2 op.76" che il video riporta quattro volte, suonato da quattro interpreti diversi e precisamente nell'ordine: Olli Mustonen, Yuja Wang, Havard Gimse e Denis Matsuev. Ora l'esercizio consiste nel rispondere a queste semplici domande. Quali differenze sentite tra le varie esecuzioni? Quali suggestioni esse vi evocano? E quale preferite?
Le didascalie su youtube vi danno alcune indicazioni e del resto, se restiamo sul piano tecnico, alcune differenze sono evidenti; ma se parliamo di gusto, vi suggerirei di ascoltare il brano liberamente in momenti diversi perchè talora le nostre percezioni possono cambiare nel tempo. Per esempio, a tutta prima io avevo scelto la terza esecuzione per la sua espressività fatta di passaggi ora più veloci e poi subito rallentati che conferiscono al pezzo un afflato romantico, mentre poi ho rivalutato la quarta più scandita e regolare.
Osservando lo spartito può sembrare uno Studio semplice, ma in realtà, se lo si vuole suonare senza appiattirlo o banalizzarlo - cosa in questo caso molto rischiosa - occorre grande attenzione alla diteggiatura, alle note ribattute e soprattutto alle varie dinamiche che conferiscono espressione. In tal modo, anche un brano come questo può diventare un pezzo di bravura e non per niente alcuni concertisti lo scelgono per i bis.
Il suo pregio è quello di essere una musica versatile e molto ritmata che si può adattare a differenti interpretazioni: ora veloce e trascinante come una danza, ora più leggera; ora più dinamica e morbida ad esaltare crescendo e diminuendo, forte e piano, oppure lenta e scandita in una chiara alternanza di staccati e legati. E il bello è che la tonalità di La minore non la immalinconisce affatto nè ne attenua la vivacità.
Detto questo però, devo aggiungere che - contrariamente ad altri pezzi di Sibelius ispirati ad atmosfere nordiche - il brano mi evoca invece due autori del passato. Il primo è Chopin con lo "Studio n.9 op.25" : se ne osservate infatti lo spartito, noterete che non solo ha lo stesso tempo di 2/4, ma anche accenti ritmici e una struttura musicale simile sia nella mano destra che nella sinistra. E se Sibelius, circa 80 anni dopo, affascinato da Chopin ne avesse preso spunto?...
Ma il secondo autore che qui - sia pure lontanamente - sento riecheggiare soprattutto dalla battuta 17 in poi è Bach! Non chiedetemi però dove: non è un'aria precisa quella che il brano mi richiama, ma piuttosto un'atmosfera, un clima musicale che ricorda il rigore di certe strutture bachiane che tutti abbiamo interiorizzato nel tempo e che qui riaffiorano in un contesto non più barocco, ma romantico.
Buon ascolto!
(La foto è presa dal web)

8 commenti:
La mia preferita è la seconda, che definirei tranquilla ed equilibrata (in particolare arrivando dopo la prima, decisamente più... esagitata). Ed è un momento in cui (vedi situazione mondiale) evidentemente ho proprio bisogno di qualcosa di... tranquillo ed equilibrato.
Solo dopo mi sono accorta trattarsi dell'unica interpretazione, fra le quattro, di una donna. Nooo: non farò mai e poi mai un discorso tipo che potrebbe essere questo il motivo per cui è accogliente, contemporaneamente viva e rassicurante, in qualche modo dunque materna ecc. ecc.
Però... ;-)
Effettivamente è proprio l'interpretazione della bravissima Yuja Wang, un'interpretazione che conferisce al brano l'equilibrio che hai giustamente colto, e grande leggerezza.
Io come scrivevo, dopo aver scelto la terza versione, alla fine ho preferito la quarta, più scandita ma bella. Forse la più bachiana...
Grazie del commento cara Siu, e buona serata!
io preferisco la prima cara Annamaria: la maggiore velocità di esecuzione conferisce infatti una tensione che manca alle altre e si addice maggiormente al tipo di brano eseguito secondo me. La padronanza tecnica dello strumento è infine mostruosa!!!
Sì Luigi, la prima esecuzione è velocissima ed esige notevole abilità e padronanza dello strumento, come hai osservato. Anche per questo motivo, alcuni pianisti usano il brano per i bis dove possono dimostrare le loro capacità di virtuosi.
Ti ringrazio e ti auguro buona serata!
Guarda un po' come un brano breve può essere interpretato in modi così differenti: Mustonen gli ha conferito un ritmo più frenetico, che rende il brano brillante, ma troppo accelerato, forse. Wang, di contro, lo ha ammorbidito e a me risulta per questo privo di sprint. Gimse predilige le note tenute, così i suoni risultano più espansi e i crescendi suggestivi; Matsuev è troppo lento e il fatto di scandire così le note fa sembrare il pezzo quasi un singhiozzo.
La mia preferenza, dunque, va alla terza esecuzione: è quella che mi ha comunicato un'emozione in più.
Anch'io in un primo tempo avevo scelto la terza, ma poi a distanza di tempo mi è piaciuto di più Matsuev che è più lento, ma ha una regolarità che mi piace. Certo l'interpretazione può creare effetti molto diversi e immagino che tu abbia grande consuetudine con queste cose avendo in casa un bravissimo pianista! Grazie!
La prima è davvero ammirevole, la seconda bella, la terza mi pare un po' accelerata (col mio orecchio profano), la quarta pure non potrei definire che bella. Mi chiedo: ma Sibelius come l'ha pensata fra le quattro?
Interessante la tua domanda, cara Luz! A differenza di altri compositori come per esempio Rachmaninov, di Sibelius non abbiamo registrazioni e non sappiamo come suonava questo brano. In ogni caso, abbiamo lo spartito che è uno solo, sempre quello con le stesse dinamiche e le stesse indicazioni agogiche per tutte e quattro le versioni. Tuttavia, ogni interprete ha uno spazio di libertà che si può prendere a patto di non snaturare il brano. Il problema è proprio la fedeltà al testo originale.
La stessa cosa vale anche per le interpretazioni di pezzi orchestrali e cameristici più lontani - per esempio barocchi - che nel tempo sono variate tanto che alcuni direttori oggi cercano di recuperare le esecuzioni originali, spesso anche con l'uso strumenti altrettanto originali.
Forse non ti ho risposto... ma ti tingrazio di essere passata qui e ti auguro buon pomeriggio!
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