Bella sorpresa, domenica scorsa, all'appuntamento con l'Orchestra Sinfonica di Milano.
In programma - oltre a un brano di Nicola Campogrande scritto in occasione delle Olimpiadi e alla Settima Sinfonia di Beethoven - il Concerto per pianoforte n.2 op.18 di Rachmaninov.
Uno spettacolo di grande qualità non solo per lo splendore delle musiche, ma insieme per la bravura degli interpreti diretti con rigore ed entusiasmo da Emmanuel Tjeknavorian.
È qui che ho avuto la gioiosa sorpresa di ascoltare una pianista che non conoscevo e che del Concerto n.2 di Rachmaninov ha offerto al pubblico un'interpretazione davvero sublime. Si tratta di Jeneba Kanneh-Mason, artista britannica appena ventitreenne, quinta di sette tra fratelli e sorelle tutti musicisti, che ha iniziato a fare concerti a soli undici anni. Bambina prodigio quindi, certo stimolata dal fatto che la musica fosse di casa, ma indubbiamente dotata anche di un talento innato.
Il
suo Rachmaninov mi è parso di una bellezza commovente. Al di là della scioltezza con cui ha affrontato le
difficoltà tecniche del testo, a colpirmi è stato il suo tocco dolce e
misurato in una fusione di morbidezza e rigore, capace di farci
percepire le sfumature di ogni singola nota con una partecipazione d'anima viva e toccante, ma sempre pienamente controllata. Mi spiego meglio.
Ci sono a volte solisti che - soprattutto nei pezzi romantici - si lasciano, per
così dire, prendere la mano dalle note e dallo strumento senza
governarne l'impeto. Rachmaninov è uno degli autori suonando il quale tale
rischio, a mio modesto avviso, è più facile perchè l'irruenza di certi passaggi può favorire talora un'eccessiva enfasi nell'esecuzione.
La giovane Jeneba invece mi è piaciuta proprio per la sua capacità di controllare il suono, armonizzandosi perfettamente con l'orchestra e fondendo la passione espressa dalle
note ad una rigorosa disciplina interpretativa. Ne è derivato un Rachmaninov più
interiorizzato e al tempo stesso più nitido nelle tante sfumature
della sua musicalità.
Ma
non è qui che voglio fermarmi perchè - una volta a casa - sono andata a
cercare notizie sulla pianista e altre sue interpretazioni su youtube. Ho scoperto
così che il repertorio a cui la Kanneh-Mason si è dedicata finora è
molto vario: infatti, non solo comprende autori romantici come
Rachmaninov o Chopin, e neppure soltanto impressionisti come Debussy, ma ci conduce indietro anche al periodo barocco.
Andatevi a sentire quale dolcezza interpretativa presenta il Minuetto della Suite HWV 434 di Haendel, oppure quale agilità Jeneba dimostra nella parte iniziale della Corrente dalla Partita n.5 BWV 829 di Bach. Certo è una pagina che ogni bravo studente di pianoforte sa suonare, ma il vero talento non sta solo nell'affrontare il difficile, ma nella capacità di far fiorire l'incanto segreto di ogni passaggio musicale, fosse anche il più semplice. Splendide, qui, le tre note conclusive di una lentezza molto ben calibrata tanto che, dopo la concitazione del pezzo, sembrano atterrare
morbidamente sul finale!
Ma
il repertorio della pianista ci conduce anche al Novecento con svariate e accattivanti interpretazioni di musicisti afroamericani. È tra questi il brano che ho scelto oggi, opera di una compositrice nuova per il blog.
Si tratta della statunitense Margaret Bonds (1913 - 1972), artista di spicco anche per la sua opera di promozione dei diritti civili dei musicisti neri e di diffusione delle loro opere. È un pezzo intitolato "Troubled Water" quello che sentirete, ispirato allo stile degli antichi spirituals: un'aria che ci resta dentro e che trovo affascinante nella varietà dei suoi sviluppi.
Qui a prenderci è prima di tutto il ritmo della musica afroamericana, con quel che di scattante e sincopato che lo contraddistingue, grintoso e malinconico ad un tempo. Al
tema esposto all'inizio in modo scarno segue una rielaborazione fantasiosa, talora lenta, altrove tempestosa
proprio come un'acqua agitata, in un linguaggio punteggiato di dissonanze che la Bonds, partendo dallo stile degli spirituals, arricchisce con suggestioni jazz e blues.
Notevole è la scioltezza con cui esegue il brano la Kanneh-Mason che lo ha inserito nel proprio album intitolato "Fantasie", nel quale interpreta insieme musiche di Chopin e di Florence Price. Anche
in questo caso, come per Rachmaninov, trovo che sappia padroneggiare il suono sia nel lento e profondo esordio del pezzo che nel prosieguo fino al concitatissimo finale.
Un talento versatile, dunque, quello di Jeneba: artista capace di muoversi attraverso autori, epoche ed esperienze musicali molto diverse, facendone fiorire con maestrìa intensità e incanto.
Buon ascolto!
(La foto, che rappresenta il dipinto di Monet intitolato "Mare mosso ad Etretat", è presa dal web)

1 commento:
Adoro il pianoforte.
Grazie per aver condiviso questo video
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