giovedì 9 aprile 2026

Facciamo un esercizio?...

Bene, cari amici, oggi vi propongo un piccolo esercizio. 
"E che? - dirà forse qualcuno - Ora ti metti a fare la 
prof.???..." 
No, tranquilli! Solo che, ascoltando il brano di
oggi, mi è venuto spontaneo confrontare alcune esecuzioni e la stessa cosa chiedo a voi.

Quello che vi presento, tratto dai "13 pezzi per piano" del finlandese Jean Sibelius (1865 - 1957), è lo "Studio n.2 op.76" che il video riporta quattro volte, suonato da quattro interpreti diversi e precisamente nell'ordine: Olli Mustonen, Yuja Wang, Havard Gimse e Denis Matsuev. Ora l'esercizio consiste nel rispondere a queste semplici domande. Quali differenze sentite tra le varie esecuzioni? Quali suggestioni esse vi evocano? E quale preferite?

Le didascalie su youtube vi danno alcune indicazioni e del resto, se restiamo sul piano tecnico, alcune differenze sono evidenti; ma se parliamo di gusto, vi suggerirei di ascoltare il brano liberamente in momenti diversi perchè talora le nostre percezioni possono cambiare nel tempo. Per esempio, a tutta prima io avevo scelto la terza esecuzione per la sua espressività fatta di passaggi ora più veloci e poi subito rallentati che conferiscono al pezzo un afflato romantico, mentre poi ho rivalutato la quarta più scandita e regolare. 

Osservando lo spartito può sembrare uno Studio semplice, ma in realtà, se lo si vuole suonare senza appiattirlo o banalizzarlo - cosa in questo caso molto rischiosa - occorre grande attenzione alla diteggiatura, alle note ribattute e soprattutto alle varie dinamiche che conferiscono espressione. In tal modo, anche un brano come questo può diventare un pezzo di bravura e non per niente alcuni concertisti lo scelgono per i bis. 
Il suo pregio è quello di essere una musica versatile e molto ritmata che si può 
adattare a differenti interpretazioni: ora veloce e trascinante come una danza, ora più leggera; ora più dinamica e morbida ad esaltare crescendo e diminuendo, forte e piano, oppure lenta e scandita in una chiara alternanza di staccatilegati. E il bello è che la tonalità di La minore non la immalinconisce affatto nè ne attenua la vivacità. 

Detto questo però, devo aggiungere che - contrariamente ad altri pezzi di Sibelius ispirati ad atmosfere nordiche - il brano mi evoca invece due autori del passato. Il primo è Chopin con lo "Studio n.9 op.25" : se ne osservate infatti lo spartito, noterete che non solo ha lo stesso tempo di 2/4, ma anche accenti ritmici e una struttura musicale simile sia nella mano destra che nella sinistra. E se Sibelius, circa 80 anni dopo, affascinato da Chopin ne avesse preso spunto?...
Ma il secondo autore che qui - sia pure lontanamente - sento riecheggiare
soprattutto dalla battuta 17 in poi è Bach! Non chiedetemi però dove: non è un'aria precisa quella che il brano mi richiama, ma piuttosto un'atmosfera, un clima musicale che ricorda il rigore di certe strutture bachiane che tutti abbiamo interiorizzato nel tempo e che qui riaffiorano in un contesto non più barocco, ma romantico.

Buon ascolto! 

(La foto è presa dal web) 

1 commento:

siu ha detto...

La mia preferita è la seconda, che definirei tranquilla ed equilibrata (in particolare arrivando dopo la prima, decisamente più... esagitata). Ed è un momento in cui (vedi situazione mondiale) evidentemente ho proprio bisogno di qualcosa di... tranquillo ed equilibrato.
Solo dopo mi sono accorta trattarsi dell'unica interpretazione, fra le quattro, di una donna. Nooo: non farò mai e poi mai un discorso tipo che potrebbe essere questo il motivo per cui è accogliente, contemporaneamente viva e rassicurante, in qualche modo dunque materna ecc. ecc.
Però... ;-)