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| Mozart : pagina autografa del "Dies irae" (foto presa dal web) |
Non servono tante parole per il post di oggi, perchè le immagini, insieme alla musica, sono già molto eloquenti.
La Musica - e qui mi viene naturale usare la maiuscola - è quella di Mozart nel "Confutatis maledictis..." tratto dal "Requiem" K.626, mentre le immagini sono prese dal celebre film di Milos Forman: "Amadeus".
Da tempo avevo recuperato su youtube la sequenza nella quale il compositore - in punto di morte - detta a Salieri proprio quei versetti del "Dies irae": una scena d'intensa commozione che ho rivisto in questi ultimi giorni e non ho resistito al desiderio di condividere qui.
Al di là delle critiche mosse a suo tempo alla pellicola per l'inattendibilità della ricostruzione storica, a cominciare dalla presunta invidia di Salieri verso Mozart su cui tutta la vicenda è incentrata, la sequenza resta a mio avviso toccante.
Dei due protagonisti, infatti, emergono differenze che le immagini ci aiutano a cogliere attraverso un racconto fatto di dettagli e sfumature.
Da un lato l'affermato ma un po' mediocre compositore di corte, prima quasi disorientato di fronte al talento di Mozart e poi sempre più sorpreso e convinto; dall'altro il giovane dalla vita sregolata e tuttavia - cosa forse per Salieri inconcepibile - toccato dal genio.
Aspetti diversi della loro umanità che emergono anche quando è Mozart ad aprire un discorso sul destino ultraterreno, come se il passo dal piano della musica a quello umano, dal testo del "Dies irae" agli interrogativi su di un giudizio dopo la morte fosse - in fondo - naturale, mentre l'altro sembra restarne un po' turbato e sviare l'argomento.
Ma straordinario è per me il modo in cui la fantasia del regista ci restituisce poi la costruzione del "Confutatis" nelle sue quattro voci, mentre affiora dal talento mozartiano con lampante e inarrivabile chiarezza.
E se scrivere un brano nella sua articolazione orchestrale e corale è lavoro che ogni buon musicista sa fare, il genio di Mozart si rivela qui in un sentire sorprendente e nitidissimo. Egli attinge infatti ad un'armonia sublime che ha già nella mente sia nella totalità della sua struttura polifonica che nelle singole parti, e che traduce in note ancor prima di vederle snodarsi in una partitura: miracolo creativo cui Salieri assiste da spettatore sempre più stupito.
Proprio di tale miracolo la regia consente anche a noi di cogliere la gioia e l'affanno, nella lucidità del compositore a disporre voci, tempi e orchestrazione, ma anche nel suo struggente e inesausto contemplare lo splendore della Musica: dal potente ostinato del "Confutatis", ai sottovoce e pianissimo del "Voca me cum benedictis" che qui - davvero - si fa preghiera.
Buona visione e buon ascolto!
















