giovedì 7 febbraio 2019

Altamente improbabile

(foto prese dal web)
Lo so, in questi ultimi tempi mi sono sbizzarrita forse un po' troppo nel cercare somiglianze, coincidenze, analogie tra musiche del passato e del presente: voli pindarici che mi hanno sempre affascinato e dai quali mi sono lasciata prendere e portar via con gioia.  
Infatti, cercare in un brano parentele con altri è sempre stata per me una tentazione irrestistibile, soprattutto quando mi capita - e mi capita! - di canticchiarmi una melodia finendo poi, senza accorgermene, in un'altra.

Ascoltando - per esempio -  l' "Adagio" della "Seconda Sinfonia" di Rachmaninov, mi accade di sentir risuonare in me qualche tratto della celebre colonna sonora del film "Nuovo Cinema Paradiso". Non è una somiglianza vera e propria a condurmi dall' uno all'altra, ma un'aura, un'atmosfera, una sorta di vaga suggestione. Non solo, ma a volte penso che, nel comporre tale colonna sonora, Ennio Morricone abbia seguito anche il ricordo di alcune Allemande bachiane tratte dalle "Suites francesi", la quarta e la quinta per essere precisi.

Follie della sottoscritta? Qualcuno mi dirà: "Datti una regolata, stai ascoltando troppa musica e...a una certa età, ti va tutto insieme!"
Lo riconosco, è possibile. Ma siccome sono un tantino testarda - solo un tantino, eh! - resto convinta che dietro certe corrispondenze si nasconda spesso un motivo. E talora è davvero un motivo: un'aria antica che risuona segretamente in un pezzo recente, una cultura fatta propria dal musicista, che riaffiora qua e là come un fiume sotterraneo che appare in superficie e poi torna a inabissarsi. Ma il suono delle sue acque mi resta nell'orecchio, e suscita in me un desiderio così pressante di scoprire l'identità di questo fiume segreto, che m' induce alle ipotesi più disparate.

Bene. Allora perdonatemi, ma tenetevi forte perchè, se finora mi sono divertita a buttar là qualche sciocchezzuola operando collegamenti con una sorta di immaginazione senza fili, oggi invece sono in procinto di spararla grossa.
È Aram Khachaturian (1903 - 1978) questa volta il protagonista - o la vittima - della mia follia e il brano che vi propongo è uno dei più famosi.
Si tratta dell' "Adagio" dal balletto "Spartacus" che riporto qui in un'affascinante versione per pianoforte solo. Un brano molto intenso, ricco di passaggi appassionati di grande effetto che è stato ripreso anche a commento di una serie tv britannica di genere avventuroso.

Ma vengo al dunque. Il fatto è che, subito al primo ascolto e via via nei successivi, mi sono risuonate dentro altre melodie. 
In certi passaggi la passione del "Sogno d'amore" di Liszt, in alcune dissonanze un richiamo al languore della musica tardoromantica, ma soprattutto nel tema del brano - e qui viene il bello! - ho ritrovato lo schema armonico della famosissima "My way" resa celebre, tra gli altri, da Frank Sinatra. 
Affermazione azzardata, collegamento concretamente improbabile, lo so!
Eppure, per quanto l'Adagio del compositore russo abbia un clima musicale differente e - nella parte successiva a quella riportata dalla clip-audio - si volga verso toni drammatici, il suo tema mi riconduce alla canzone. E più lo ascolto, più mi sento di affermarlo con piena avvertenza e deliberato consenso, proprio come per i peccati mortali! 
Ma quale dei due autori avrà preso ispirazione dall'altro? 
Non certo Khachaturian che ha composto l'opera nel 1954, mentre "My way" riprende la musica di "Comme d'habitude", scritta da Claude Francois nel 1967 e successivamente riadattata nel testo e nel titolo da Paul Anka. E allora?
Allora non so, non ho altri elementi, ma provate a risentire la canzone aprendo questo link: https://www.youtube.com/watch?v=onWf4_yl-pY.

A dire il vero, avrei altre due cosette da aggiungere, ma per pudore mi fermo qui, perchè si tratta ancora di riferimenti altamente improbabili e sono convinta che non solo gli amici lettori più esperti, ma anche i compositori a cui penso - dal Paradiso dei musicisti dove me li immagino - si farebbero due matte risate. 
E quel briciolo di senno che mi è rimasto mi suggerisce che per oggi basta così.

Buon ascolto!

 

6 commenti:

egle eglissima ha detto...

Bellissimo questo brano di Khachaturian, che non conoscevo affatto e a me fa scaturire la sensazione di musiche del passato che si fondono mirabilmente a pezzi più attuali.
Grazie, cara Annamaria! Sei una grande fonte di cultura musicale.

Un abbraccio.

egle

Annamaria ha detto...

Cara Egle, la mia gioia nel tenere un blog sta anche nel fatto che imparo.
Imparo pian piano, giorno per giorno, magari con qualche scoperta o qualche impressione un po' bizzarra che mi piace condividere con chi passa di qui.
Grazie e un abbraccione serale!!!

Rossana Rolando ha detto...

Anche per me è una gioia passare di qui e imparare cose nuove, tanto più godibili perché accompagnate da un sottile filo di ironia. Grazie! Un sorriso e buona serata.

Annamaria ha detto...

Sì, cara Rossana, ogni tanto cedo alla tentazione di un post un po' demenziale come questo per dare sfogo a un desiderio di leggerezza.
Grazie di cuore della sua presenza e un abbraccio grande!!!

Anonimo ha detto...

Ci troviamo in perfetta sintonia! L'adagio della seconda sinfonia di Rachmaninov e la musica del film Nuovo cinema paradiso…
L'adagio del balletto Spartacus e il sogno d'amore di Liszt

A volte, mi chiedo quale segreto nasconda questa compenetrazione tra musiche di tempi e compositori diversi…
ma forse è un mistero impenetrabile…

Come misterioso e affascinante è il pensiero umano in grado di abbinare musiche, quadri, parole nel fulcro delle emozioni.
Qualche studioso la chiama sinestesia, io preferisco definirlo il nostro "modo di vivere il mondo"

Un abbraccio
Adriana

Annamaria ha detto...

Grazie di cuore di questa sintonia, cara Adriana!
Penso che il segreto di certe corrispondenze musicali stia in quell'ascolto profondo che fa in modo che una musica si sedimenti nel cuore di un musicista e poi ne riaffiori spontaneamente insieme alle sue composizioni, senza forzature. E' un processo per cui un dato esterno viene assorbito e provoca poi una reazione.
E, a mio avviso, la cultura è proprio questo: non un elemento puramente esteriore, ma qualcosa che ci cambia dentro, la fusione tra un dato esterno e il nostro modo di interiorizzarlo e poi di restituirlo come cosa che ormai ci appartiene.
Un abbraccio a te!!