È questo per me - meteorologicamente parlando - il periodo più dolce dell'anno. Il clima si rinfresca, le giornate si accorciano e soprattutto l'approssimarsi della sera regala una luce che non ferisce più lo sguardo, colori che accendono il cuore insieme a un senso di intimità che spesso, ovunque ci si trovi, porta in sè acuto un desiderio di casa.
Non è raro che questa atmosfera autunnale mi susciti ricordi di un passato lontano, magari dei miei viaggi da pendolare ai tempi dell'università, quando aspettavo il treno su di un binario affollato e rincasavo col buio. Era una vita che ho sempre amato e ancora oggi - a distanza di una bella manciata di anni - il fatto di trovarmi in viaggio verso sera, magari nella folla del metrò o mentre corro alla stazione, suscita in me la percezione di quel passato che i luoghi mi restituiscono con intensità.
Affiora simile a una reminiscenza segreta il ricordo di quegli anni ricchi di fermento in cui costruivo il mio futuro e mi rendo conto che non se ne sono andati, ma in un angoletto del cuore sono ancora lì a regalarmi un sorprendente senso di appartenenza.
Magia della sera, dunque, e delle suggestioni che porta con sè!
Senza dubbio per questo suo particolare incanto, essa è stata celebrata in varie opere che, sia in poesia che in pittura e in musica, hanno oltrepassato il tempo.
Tutti ricordiamo i testi di Dante, del Foscolo, del Pascoli o del D'Annunzio solo per citarne alcuni, o i dipinti degli Impressionisti, così come i brani musicali, suonati o talora anche cantati, dedicati alla sera e intitolati "Abendlied". Ne ho parlato diversi anni fa proprio qui, commentando uno splendido mottetto di Joseph Rheinberger, ma ritorno oggi sull'argomento con una composizione di Robert Schumann (1810 - 1856).
Si tratta dell'ultimo dei Dodici pezzi per pianoforte
a quattro mani per bambini di tutte le età op.85 che porta appunto il titolo di "Abendlied". Originariamente scritto come vedete per piano solo, il brano è stato poi oggetto di numerose rivisitazioni. Quella che vi riporto qui è una rielaborazione per orchestra d'archi che mi è parsa particolarmente pregevole. Delicatezza, intensità e sonorità smorzate sono i tratti distintivi del pezzo che apprezziamo subito per l'atmosfera intima e assorta che gli archi riescono a sottolineare.
Quello che il brano crea, infatti, è un clima di silenzio interiore, quell'attitudine che ci consente di ritrovare noi stessi nel segreto del cuore fossimo anche in mezzo a una folla, mentre scende il crepuscolo e le ombre della sera si addensano in un abbraccio protettivo. E tra l'altro qui, in taluni passaggi, l'intimità di Schumann mi ricorda l' Adagio del "Concerto per violino n.1 in sol minore op.26" che Max Bruch scriverà diciassette anni più tardi, nel quale risuona proprio un'atmosfera struggente e delicata.
Così, all'ascolto di questo "Abendlied" ho associato un altrettanto suggestivo dipinto di Van Gogh (1853 - 1890): "Paesaggio al tramonto", conservato presso il Museo Thyssen - Bornemitsa di Madrid.
Il suo fascino, a mio avviso, non sta solo nel rosso del tramonto e nella campagna già in ombra che contrasta con la luce ancora vivida in cui si riverbera l'ultimo sole, ma nei tratti di pennello ora larghi e materici, ora lievissimi e sfumati. Un Van Gogh decisamente singolare soprattutto se lo paragoniamo alle sue opere più celebri, fatte di luminosità rutilanti e tratti più definiti, talora quasi violenti, frutto di una fortissima intensità emotiva. A questo proposito, gli studiosi ipotizzano che qui l'artista si sia ispirato ai toni scuri dei quadri del Seicento olandese, come aveva fatto all'inizio del proprio itinerario pittorico.
Tuttavia, ciò che mi colpisce maggiormente è la presenza di un paesaggo smorzato e sfumato, intimo. Osserviamo per esempio le chiome degli alberi appena accennate con efficacissimi tratti larghi e lievi! Sono un'assoluta meraviglia! Così pure, sullo sfondo oltre la vegetazione, appare un panorama visionario - case? torri? citta? - in una sorta di proiezione emotiva, mentre l'ultimo sole si specchia nel canale e il dettaglio della foto qui sopra sembra un esempio di pittura astratta in anticipo sui tempi.
Un'opera meno famosa di altre, ma a mio modesto avviso straordinaria per la capacità di Van Gogh di ricreare la dimensione più intima di un paesaggio al tramonto in cui - se ci fate caso - anche noi spettatori siamo avvolti dall'ombra. Una composizione ricca di tinte sfumate e delicatezza, come anni prima aveva fatto Schumann traducendo in note le suggestioni della sera.
Buon ascolto!
(La foto è presa dal web)


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