sabato 10 ottobre 2026

Un irresistibile invito alla danza

Oggi ci spostiamo in un ambiente e in un clima musicale molto diversi dal solito: approdiamo infatti ai ritmi della musica messicana. 
Vi chiederete come mai data la mia passione per altri autori e altre atmosfere ma, se ho potuto scoprire il brano che sentirete, il merito va ancora alla bella esperienza corale che ho vissuto il mese scorso e della quale ho parlato nel post del 3 ottobre.

È stato infatti durante una pausa delle prove della "Missa Sancti Francisci Assisiensis" di Damijan Močnik che il docente che ci guidava negli esercizi sulla vocalità si è messo al pianoforte per conto proprio, come quando si suona per se stessi seguendo un pensiero nascosto o un filo interiore, o magari s'improvvisa. In effetti, in un primo momento ho creduto davvero che improvvisasse, poi la melodia mi ha preso con tale intensità che non ho potuto non chiedere che cosa fosse o a quale pezzo lui si stesse ispirando.

Ho scoperto così che era il "Danzon n.2" di Arturo Marquez, compositore messicano classe 1950 tra i più popolari della sua generazione, anche se il suo stile che, più che alla tradizione europea, si rifà alla musica latino-americana, ha suscitato nel tempo qualche opinione controversa. Il brano - il più conosciuto tra i nove che portano questo titolo - in origine è stato scritto per orchestra e usato poi nella colonna sonora di alcuni filmati, ma è divenuto celebre soprattutto per essere stato inserito da Gustavo Dudamel nel programma dell'Orchestra Sinfonica Simon Bolivar del Venezuela.

Ma che cosa è un Danzon? Come suggerisce il termine, è appunto una danza. La sua origine è cubana anche se poi si è diffusa in Messico e in particolare a Veracruz dove è divenuta parte del folklore locale, ed è proprio in una sala da ballo della città che Marquez ha preso ispirazione per questo brano. In seguito, il pezzo è stato trascritto e arrangiato per vari strumenti ma, memore del fascino con cui mi ha preso quando l'ho sentito, ho preferito il pianoforte solo.

È l'esordio ad afferrarci subito con poche note sincopate, sommesse e insinuanti, in un'accattivante fusione di ritmo e sensualità. 
Dopo una prima esposizione del tema infatti, la melodia si ripete sostenuta da
morbidissimi arpeggi che vanno a sollecitare in noi qualche lieve movimento di danza, mentre la successiva ripetizione ha invece un ritmo più martellante e ci trascina in un irrefrenabile, vorticosissimo crescendo.
Due sezioni del brano dall'impatto molto differente dunque, ma entrambe affascinanti proprio perchè - come del resto tanta parte della musica - svegliano in noi quell'istinto a seguirla anche con il corpo, riconoscendoci in essa perchè in ognuno di noi 
abita un ritmo. 
E l'interpretazione di Yuja Wang, col tocco sicuro delle mani che il video mette bene in luce
, ne sottolinea sia la delicatezza iniziale che la successiva energica vitalità in un'esecuzione segnata da grande maestrìa.

Buon ascolto!

(La foto è presa dal web)

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