venerdì 30 gennaio 2026

Il ponte interrotto

Che fine fanno quelle iniziative in cui abbiamo speso qualcosa di noi in termini di tempo, competenze, energie, passione, e poi il piano s'inceppa, il progetto si blocca e tutto naufraga? 

Certo, uno scritto resta in un cassetto in attesa di tempi migliori, mentre altro discorso è per le relazioni in cui l'interruzione - voluta o subita - ha ripercussioni più complesse. Ma non intendo addentrarmi in questo discorso: mi basta riferirmi qui alle svariate situazioni quotidiane spesso indipendenti dalla nostra volontà, che tuttavia stravolgono i nostri propositi. Possono essere le scelte del capufficio, o il covid o mille altre contingenze che ci costringono ad accantonare un'idea che ci aveva appassionato, piccola o grande che fosse. Così, lavori in cui avevamo profuso qualcosa di nostro restano lì, a volte senza un minimo riscontro, come un ponte interrotto sul vuoto. 

Ma al di là del dato esterno di un progetto bloccato o della mancata condivisione di un gesto, che fine fa tutto ciò dentro di noi? Oltre alla fatica, oltre al rammarico, alla frustrazione o all'opportunità di cambiare strada, ci resta qualche percezione positiva? Quanto abbiamo fatto è servito comunque a qualcuno? Magari a noi, se non immediatamente ad altri? E come? O è stato tutto lavoro inutile e tempo perso?
Domande che mi sono sorte spontanee non solo perchè l'immagine del ponte
interrotto sul vuoto spesso mi ha suggestionato, ma perchè mi è tornata in mente a proposito del brano di oggi. 

Torno allora a Gabriel Yared, compositore libanese classe 1949 che già conoscete, famoso soprattutto per aver scritto le colonne sonore di parecchi film. Se anni fa ho pubblicato due pezzi da "Il paziente inglese" e di recente uno da "L'instinct de l'ange", oggi vi regalo un brano che - al contrario - non ha visto la luce in una pellicola, ma è rimasto soltanto in una registrazione su youtube intitolata "Adagio per un film non realizzato"
Un film non realizzato, appunto, del quale il musicista stava scrivendo la colonna
sonora. Yared non dice di quale pellicola si trattasse, ma precisa che durante la lavorazione lo stile del racconto è talmente cambiato che la sua musica non si sarebbe più armonizzata con le immagini e quindi quel progetto di collaborazione non si è concluso.

Ci resta per fortuna il brano: un omaggio a Bach da Yared profondamente amato. Ne riprende infatti una Passacaglia - a orecchio direi la "BWV 582 in do minore" - dal tema solenne e maestoso che si caratterizza per un procedere reiterato e malinconico. La melodia, ritmata e talora angosciosa va gradatamente crescendo d'intensità per concludersi con un accordo forte ma insieme aspro e roco, non nuovo nelle composizioni di Yared, che sottolinea la drammaticità del pezzo. Del resto, la resa orchestrale dal timbro diverso dall'organo qui tende ad ampliare le sonorità più tormentate facendocene percepire un che di indefinito e inquietante. 

È stato il destino di questa musica - a mio avviso molto bella nella sua struggente malinconia - ad evocarmi l'immagine di un ponte interrotto sul vuoto e rimasto lì, in attesa che qualcuno ne costruisca la campata mancante completando lo slancio comunicativo. Ma proprio il fatto che a me sia piaciuta tanto da volerla condividere qui, mi fa rispondere positivamente ai vari interrogativi che ponevo all'inizio. 

Anche un progetto fallito non è mai tempo perso: serve all'autore in termini di competenze acquisite, di riflessione, di consapevolezza, di libertà interiore. Certo anche di tanta pazienza, ma insieme di apertura al futuro. 
Quanto conosciamo, in realtà, delle conseguenze delle nostre azioni e della loro effettiva utilità? Non siamo in grado di controllare ogni cosa e non sapremo mai
 fino in fondo quali risonanze potrà avere, per esempio, una musica rimasta solo su youtube. Magari non abbiamo riscontri ma, se anche fosse eseguita davanti a un pubblico osannante, non sapremmo ugualmente quali reazioni essa potrebbe suscitare nel vasto mare del non detto. E come per la musica, così per altre forme d'arte e per tutta la miriade di eventi e parole che hanno superato i secoli, magari dimenticati per anni e poi riscoperti da chi vi ha trovato nutrimento.

Come "La Passione secondo Matteo" di Bach, rimasta nell'ombra per circa un secolo prima che Mendelssohn la facesse rivivere; o la pittura del Caravaggio, rivalutata solo nel corso del Novecento. E insieme alla grande arte, la meraviglia del quotidiano nei tanti gesti di persone sconosciute che, riscoperti a volte dopo anni, ci parlano di amore, di bellezza, di autenticità. Misteriosi intrecci dell'esistenza che annodano fili tra vite lontane, superando non solo il tempo, ma anche quel senso di apparente inutilità delle cose che talora ci può assalire e demotivare.
Forse un ponte davvero interrotto non esiste e - anche in mancanza di riscontri immediati 
- all'autore, come un sottile ma persistente rivolo d'acqua, rimane il suo restare fedele alla propria ispirazione. O, per dirla con Ungaretti, "quel nulla d'inesauribile segreto". 

Buon ascolto!

(La foto è presa dal web) 

 

8 commenti:

Marina ha detto...

Belle le tue riflessioni. Le condivido. È vero che qualunque cosa si avvii, anche se non giunge a conclusione, non è mai una perdita di tempo, a me è capitato di ritrovare bozze dimenticate di brani scritti e di trarne qualcosa di utile. Tutto può essere un punto di partenza per migliorare o per cambiare prospettiva. Certo, quel ponte sospeso fa venire voglia persino di disegnarla, l’altra parte! Ma almeno in questo caso c’è il desiderio di completarlo, invece in altri casi... il desiderio ha tutto un altro segno: ci si augura che non venga mai costruito (e immagino tu capisca a cosa stia alludendo!) :)

Annamaria ha detto...

Sì Marina! Cerco di mettermi nei tuoi panni e tento di immaginare cosa si provi a ritrovare vecchie bozze in un cassetto, riscoprendo il proprio lavoro e apprezzandolo, o magari rivedendolo da un punto di vista nuovo. È proprio accorgersi del fatto che non è stato tempo perso anche se magari non ha raggiunto subito lo scopo prefissato.
Quel ponte sospeso che vedi e di cui disegneresti la parte mancante è l'antico ponte di Avignone di cui ci restano 4 arcate su 22. Forse non c'entra molto con quello che volevo dire, ma mi piaceva la foto.
Grazie!

siu ha detto...

Il post riporta secondo me riflessioni interessanti e condivisibili, cara Annamaria, sulle iniziative o imprese che per qualche motivo non giungono a compimento, e sulle possibili conseguenze nonché il riverbero interiore che ciò provoca in ciascuno di noi...
E concordo anche con il commento di Marina (soprattutto per l'auspicio finale! ;-))
Ponte... Avignone... in totale (e internazionale) leggerezza:

https://www.youtube.com/watch?v=0A-aVcC97aQ&list=RD0A-aVcC97aQ&start_radio=1

Vi auguro un buon mese di febbraio.

Annamaria ha detto...

Cara Siu, certo che concordo con l'auspicio finale di Marina e tuo! E ti ringrazio della bella canzoncina che, proprio in totale leggerezza, invita a danzare: "Sur le pont d'Avignon on y danse, on y danse..." Non la conoscevo.
Buon mese di febbraio anche a te. Siamo ancora in pieno inverno ma oggi ero a Milano e i chioschi dei fioristi erano pieni di coloratissime primule!!!!

Arrigo Lupo ha detto...

In questo periodo penso spesso al Cinquecento musicale. La canzoncina ha origine nel Quattrocento ed è tornata popolare nell'Ottocento Nel Cinquecento Pierre Certon ha utilizzato la melodia per una Messa, Missa Sur le pont d'Avignon. Dopo la fine del Concilio di Trento viene abbandonato l'uso di scrivere Messe su melodie e composizioni non sacre. La Missa sine nomine di Palestrina un nome ce l'avrebbe, ma penso che a quel punto era meglio tacerlo. La Missa sine nomine di Josquin, invece, scritta oltre 50 anni prima, si chiama così perché tratta in canone varie melodie, credo anche create dal compositore. Isaac, contemporaneo di Josquin, scrisse la Missa carminum, piena di citazioni di melodie popolari. Se Federico Maria Sardelli tende a identificarsi con Vivaldi, io nel mio piccolo tendo un po' a identificarmi con Arrigo il tedesco, come era chiamato a Firenze Isaac (anche se era "de Flandria").

Annamaria ha detto...

Ma dai, non sapevo che oltre alla canzoncina di cui sopra, sul ponte di Avignone fosse stata scritta anche una Messa. Certo che tu dei compositori del Cinquecento, e non solo, conosci vita, morte, miracoli e retroscena! Molto interessante.
A proposito del nome Arrigo, a me non viene in mente un compositore, ma Arrigo VII di Lussemburgo, vissuto nel Trecento, che Dante sperava potesse scendere in Italia come pacificatore e che ha messo poi in Paradiso!
Grazie e buona serata!

Arrigo ha detto...

C'è Boito. Arrigo è una versione meno comune di Enrico, che viene da Heinrich. Una volta parlando con un americano dissi che Arrigo è come "Harry" rispetto a "Henry"; lui mi disse che però "Harry" può anche venire da "Harold".

Annamaria ha detto...

Giusto! Dimenticavo Arrigo Boito, molto più recente e più legato alla musica del mio Arrigo VII. Grazie e buona giornata!