Che fine fanno quelle iniziative in cui abbiamo speso qualcosa di noi in termini di tempo, competenze, energie, passione, e poi il piano s'inceppa, il progetto si blocca e tutto naufraga?
Certo, uno scritto resta in un cassetto in attesa di tempi migliori, mentre altro discorso è per le relazioni in cui l'interruzione - voluta o subita - ha ripercussioni più complesse. Ma non intendo addentrarmi in questo discorso: mi basta riferirmi qui alle svariate situazioni quotidiane spesso indipendenti dalla nostra volontà, che tuttavia stravolgono i nostri propositi. Possono essere le scelte del capufficio, o il covid o mille altre contingenze che ci costringono ad accantonare un'idea che ci aveva appassionato, piccola o grande che fosse. Così, lavori in cui avevamo profuso qualcosa di nostro restano lì, a volte senza un minimo riscontro, come un ponte interrotto sul vuoto.
Ma al di là del dato esterno di un progetto bloccato o della mancata condivisione di un gesto, che fine fa tutto ciò dentro di noi? Oltre alla fatica, oltre al rammarico, alla frustrazione o all'opportunità di cambiare strada, ci resta qualche percezione positiva? Quanto abbiamo fatto è servito comunque a qualcuno? Magari a noi, se non immediatamente ad altri? E come? O è stato tutto lavoro inutile e tempo perso?
Domande che mi sono sorte spontanee non solo perchè l'immagine del ponte interrotto sul vuoto spesso mi ha suggestionato, ma perchè mi è tornata in mente a proposito del brano di oggi.
Torno allora a Gabriel Yared, compositore libanese classe 1949 che già conoscete, famoso soprattutto per aver scritto le colonne sonore di parecchi film. Se anni fa ho pubblicato due pezzi da "Il paziente inglese" e di recente uno da "L'instinct de l'ange", oggi vi regalo un brano che - al contrario - non ha visto la luce in una pellicola, ma è rimasto soltanto in una registrazione su youtube intitolata "Adagio per un film non realizzato".
Un film non realizzato, appunto, del quale il musicista stava scrivendo la colonna sonora. Yared non dice di quale pellicola si trattasse, ma precisa che durante
la lavorazione lo stile del racconto è talmente cambiato che la sua
musica non si sarebbe più armonizzata con le immagini e quindi quel
progetto di collaborazione non si è concluso.
Ci resta per fortuna il brano: un omaggio a Bach da Yared profondamente amato. Ne riprende infatti una Passacaglia - a orecchio direi la "BWV 582 in do minore" - dal tema solenne e maestoso che si caratterizza per un procedere reiterato e malinconico. La melodia, ritmata e talora angosciosa va gradatamente crescendo d'intensità per concludersi con un accordo forte ma insieme aspro e roco, non nuovo nelle composizioni di Yared, che sottolinea la drammaticità del pezzo. Del resto, la resa orchestrale dal timbro diverso dall'organo qui tende ad ampliare le sonorità più tormentate facendocene percepire un che di indefinito e inquietante.
È stato il destino di questa musica - a mio avviso molto bella nella sua struggente malinconia - ad evocarmi l'immagine di un ponte interrotto sul vuoto e rimasto lì, in attesa che qualcuno ne costruisca la campata mancante completando lo slancio comunicativo. Ma proprio il fatto che a me sia piaciuta tanto da volerla condividere qui, mi fa rispondere positivamente ai vari interrogativi che ponevo all'inizio.
Anche un progetto fallito non è mai tempo perso: serve all'autore in termini di competenze acquisite, di riflessione, di consapevolezza, di libertà interiore. Certo anche di tanta pazienza, ma insieme di apertura al futuro.
Quanto conosciamo, in realtà, delle conseguenze delle nostre azioni e della loro effettiva utilità? Non siamo in grado di controllare ogni cosa e non sapremo mai fino in fondo quali risonanze potrà avere, per esempio, una musica rimasta solo su youtube. Magari non abbiamo riscontri ma, se anche fosse eseguita davanti a un pubblico osannante, non sapremmo ugualmente quali reazioni essa potrebbe suscitare nel vasto mare del non detto. E come per la musica, così per altre forme d'arte e per tutta la miriade di eventi e parole che hanno superato i secoli, magari dimenticati per anni e poi riscoperti da chi vi ha trovato nutrimento.
Come "La Passione secondo Matteo" di Bach, rimasta nell'ombra per circa un secolo prima che Mendelssohn la facesse rivivere; o la pittura del Caravaggio, rivalutata solo nel corso del Novecento. E insieme alla grande arte, la meraviglia del quotidiano nei tanti gesti di persone sconosciute che, riscoperti a volte dopo anni, ci parlano di amore, di bellezza, di autenticità. Misteriosi intrecci dell'esistenza che annodano fili tra vite lontane, superando non solo il tempo, ma anche quel senso di apparente inutilità delle cose che talora ci può assalire e demotivare.
Forse un ponte davvero interrotto non esiste e - anche in mancanza di riscontri immediati - all'autore, come un sottile ma persistente rivolo d'acqua, rimane il suo restare fedele alla propria ispirazione. O, per dirla con Ungaretti, "quel nulla d'inesauribile segreto".
Buon ascolto!
(La foto è presa dal web)

Nessun commento:
Posta un commento