mercoledì 14 gennaio 2026

Nel cuore di ogni inverno

Fa freddo, a volte anche tanto, soprattutto nei giorni in cui il vento gioca a spazzare la pianura gelata o, al contrario, vi ristagna una nebbia che entra nelle ossa. Ma è la stagione. 

Eppure proprio a gennaio, ci sono giorni in cui la campagna che vedo dal balcone della mia cucina ha una luce diversa. 
In effetti, superata a dicembre la gran curva del solstizio d'inverno, di gior
no in giorno qualcosa muta: non tanto al mattino, ma nel pomeriggio quando il sole inizia a tramontare più tardi. Di pochi minuti, ma più tardi. È la luce che avanza lenta a vincere il buio, come un seme che cresce non visto, come un lievito ancora nascosto.

A volte, preludio di primavera è l'intenso profumo di calicanthus che ci avvolge la sera da qualche giardino affondato nel buio, o la sorpresa di un fiore che sbuca in mezzo alla neve. Altre volte, invece, è la percezione di un diverso riflesso di sole o quel vago presagio che talora è nell'aria della notte.

"Nel cuore di ogni inverno c'è
una primavera che trema,
e dietro il velo di ogni notte c'è
un'alba splendente." 

Con queste delicatissime immagini, descrive tale sensazione il poeta Kahlil Gibran, forse non riferendosi soltanto a una notte e a un'alba astronomica, ma aprendo una luce di speranza e di rinascita all'interno di ogni buio.

Ma quale musica scegliere per rinverdire la speranza in tempi difficili? 
Una musica nata da indomabile coraggio e ricca di gioia incontenibile che ho trovato, in particolare,
 in due tempi del "Concerto per violoncello e orchestra MM22" di Giovanni Allevi.
Si tratta di una composizione 
scritta dal musicista ascolano durante la lunga degenza ospedaliera a seguito - come tutti sappiamo - di una pesante forma di tumore. Il concerto, simile a un diario, registra i diversi stati d'animo dell'artista nel suo difficile percorso: dalla scoperta della malattia alla lotta per debellarla, fino all'irrompere della dimensione metafisica dell'esistenza in un vissuto in cui si intrecciano sofferenza, nostalgia, incertezze e speranze. Infine, la gioia sfrenata per i primi segni di miglioramento. Un itinerario che il compositore ha espresso in note, trasformando il dolore in musica e trovando al fondo della propria fragilità una luce di rinascita.

Tra i dieci quadri del concerto, ho scelto il terzo intitolato "Folle Vorticoso" e il nono "Stentato Curioso": brani che testimoniano fasi diverse della malattia, ma nei quali risuona un tema molto simile.
Nel primo, "Folle Vorticoso", il musicista immagina che le molecole dei farmaci si
mettano a ballare con le cellule tumorali per neutralizzarle. La terapia è solo all'inizio, ma questa visualizzazione diventa un passo decisivo dal buio verso una gioia che il brano rende con efficacia. È una cascata di luce che il compositore esprime in note, una scintillante, vorticosa sequenza di passaggi discendenti che - in tonalità sempre diverse soprattutto verso la fine - sembrano avvolgere il suo corpo nella positività del cambiamento.

Ma se prima c'era solo speranza, l'altro brano, "Stentato Curioso", registra una realtà. Qui, dopo l'estenuante attesa dell'effetto delle cure, la musica esprime la sorpresa di un promettente miglioramento, di quell'inversione di tendenza tanto sperata. La notizia dei globuli bianchi che il suo organismo ha finalmente ripreso a produrre e delle cellule sane che sostituiranno quelle malate - come lo stesso Allevi dichiarerà poi in varie interviste - provoca in lui un entusiasmo dirompente. Il risultato è un pezzo brioso come un valzer.

Ma perchè mai un titolo così bizzarro? Avrebbe potuto essere un Allegretto o Vivace, invece no: Stentato Curioso! Come mai? La risposta - almeno così a me pare - sta tutta nella fantasia di Allevi che, immaginando le proprie cellule entrare e uscire dal suo corpo, con quell'attitudine funambolica e un po' fanciullesca che lo caratterizza si è raffigurato quelle sane mentre si moltiplicano e, a passo di danza, portano via quelle malate. Una scena di grande leggerezza che - il compositore mi perdoni! - mi vedo davanti come in un vivacissimo cartone animato. 
Certo, la danza esordisce lenta perchè i primi passi sono sempre piccoli ed 
esitanti: riusciranno le cellule sane nel loro intento?... Ecco qui il senso del titolo! E se ci fate caso, nelle battute iniziali si avverte chiaramente tale esitazione come se la musica stentasse - appunto - a prendere un ritmo più scorrevole e sicuro. Ma poi...
Poi esplode la felicità! 
La gioia si esprime infatti nella prima parte del brano, simile a un valzer sempre più concitato, mentre la seconda ripercorre le tappe precedenti segnate da passaggi angosciosi e meditativi, fino a interrompersi di colpo in attesa del pezzo conclusivo.

Brani animati dunque dall'incrollabile speranza che, nel buio dell'inverno, la vita prepari luminose primavere. Note che testimoniano quanto, anche nel gelo della malattia, il Maestro Allevi abbia saputo custodire il palpito del cuore. 

Buon ascolto!

(La foto è presa dal web) 

  

 


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