Arrivo a fine giornata a pubblicare questo post sull'Epifania, ma non posso non regalarvi il dipinto che vedete. Si tratta della splendida "Adorazione dei Magi" di Giovanni di Paolo (1398 ca. - 1482) conservata al Metropolitan Musem di New York. Non è l'unica opera dell'artista senese su questo tema: già ne avevo pubblicata anni fa qui una che, per certi aspetti, ricalca gli stessi caratteri. Ma è sempre affascinante ammirare lo stile di Giovanni di Paolo, rappresentante del Gotico internazionale che fonde la raffinatezza del quattrocentesco mondo cortese con una fantasia ancora medioevale, cui aggiunge un'eleganza di linee e colori tipicamente senese.
Anche in questa adorazione realizzata nel 1460, dieci anni dopo la precedente, troviamo elementi simili a quella: non c'è il corteo che accompagna i Magi nel loro viaggio e che in altri pittori si dipana fastoso per tutto il dipinto, ma il racconto s'incentra sul loro arrivo alla capanna. Al tempo stesso, lo sfondo della tavola apre davanti al nostro sguardo un vastissimo paesaggio spalancando prospettive lontane che vanno a confondersi col cielo.
La raffigurazione dei Magi che rendono omaggio a Gesù nella sostanza non differisce dai dipinti di tanti altri autori, allora perché mai la pubblico?
Perche qui mi sembrano più evidenti due aspetti. Da un lato il fatto
che i tre re davanti al Bambino si tolgono la corona. Certo, la
tradizione li ha chiamati re e così li hanno rappresentati tanti
artisti, mentre pare fossero sapienti studiosi di astrologia o sacerdoti provenienti dalla Persia.
Al di là dell'esattezza storica, però, interessante resta il fatto che siano divenuti nel tempo simbolo di quella cultura e di quella
grandezza umana che non si chiude in se stessa, ma si fa ricerca appassionata e spassionata insieme alla capacità di sorprendersi.
Vedete chiaramente nei due particolari qui a lato la corona dell'anziano posta ai piedi del manto blu di Maria e, poco più indietro, l'altro magio inginocchiato nell'atto di togliersela.
Ma suggestivo e toccante anche il gesto del Bambino che pone la sua mano sulla testa calva del più vecchio in segno di benedizione: il potere del mondo che si inchina di fronte alla fragilità di un bimbo riconoscendo in lui una grandezza che viene dall'Alto, e insieme l'accoglienza senza limiti del piccolo Gesù.
E poi, secondo aspetto, il paesaggio!
Dà respiro la sua meravigliosa apertura in un'ampia prospettiva dalle tinte chiare che vanno dal bianco al beige fino a svariate gradazioni di azzurro. Come già aveva fatto altrove con l'abilità di un antico miniatore, Giovanni di Paolo ha saputo creare nello spazio esiguo di una piccola tavola, una profondità quasi sconfinata.
Nell'immagine della campagna e delle montagne sullo sfondo, tratti realistici come le pecore che pascolano seguite dal pastore o gli appezzamenti di terreno già ben squadrati, si fondono a elementi invece più sognanti. C'è un vicino e un lontano che coesistono, un piccolo e un grande, un finito e un infinito che si toccano. Dagli sguardi raccolti dei personaggi a cominciare da Maria, dal tetto della capanna con le sue solide travi di legno, fino alle montagne un po' avveneristiche, a uno sfondo in cui non si vede l' orizzonte e la terra va a confondersi col cielo, Giovanni di Paolo ha creato un universo in cui ogni elemento ci parla.
Nonostante siano fuori tempo e contesto, potrebbero venirci in mente i versi di Montale nella poesia "Corno inglese": "Nuvole in viaggio! Chiari / reami di lassu!..." tanto il panorama del dipinto accende la fantasia. Ma sostanziale è anche l'impossibilità di tracciare una linea netta che separi cielo e terra dopo la nascita di Gesù, come se tutto il paesaggio terreno si muovesse in qualche modo verso l'alto.
Allora, passando alla musica, mi piace pubblicare un brano di Friedrich Heinrich Himmel (1765 - 1814), autore tedesco che ci ha lasciato sia pezzi sacri che opere di carattere profano. Nell'ambito delle composizioni sacre, ho scelto il mottetto natalizio "Adorabunt nationes", brano molto conosciuto e che si ispira ad alcuni Salmi.
A suggerirmelo non è stata solo la dolcezza della sua costruzione polifonica, ma anche il significato del testo dove l' "Adorabunt nationes" del titolo mi riporta ai sia ai Magi inginocchiati davanti al piccolo Gesù benedicente, sia al paesaggio retrostante col suo spazio immenso al quale è destinata la salvezza portata dal Bambino.
Un'immagine e una musica che possono parlare per svariati aspetti anche alla nostra angosciosa attualità.
Buon ascolto!
(Le foto sono prese dal web)
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3 commenti:
Hai fatto una splendida analisi di questo quadro che è veramente meraviglioso.
Ti auguro una buona chiusura di questa festa e un buon rientro al tran tran della settimana
Grazie mille, Stefania! Sono felice che ti sia piaciuto questo splendido dipinto. Buonanotte e buon proseguimento di anno a te!
Ancora due opere particolarmente belle e interessanti, una pittorica e l'altra musicale, di due Autori che non conoscevo: una volta di più grazie di cuore, cara Annamaria.
Davvero suggestivo, e di coinvolgente e piacevole ascolto, il brano polifonico...
E quanto al dipinto, concordo con Stefania sulla splendida analisi che ne hai fatto.
Trovo a suo modo sorprendente e prezioso quel particolare delle corone che i Magi si tolgono davanti a Gesù Bambino.
E impeccabile, credo, la tua collocazione di Giovanni di Paolo come "rappresentante del Gotico internazionale che fonde la raffinatezza del quattrocentesco mondo cortese con una fantasia ancora medioevale, cui aggiunge un'eleganza di linee e colori tipicamente senese".
Ma spero di non sembrare troppo irriverente se ti dico che, in modo del tutto opinabile ed estemporaneo, ho individuato anche elementi per così dire di modernità che mi hanno stupito, e mi riferisco al paesaggio sullo sfondo: a quella collina "incastrata" tra i personaggi in primo piano e i picchi rocciosi che mi ha richiamato i pittori naif, in particolare per quegli alberi allineati in maniera quasi infantile sulla sua sommità.
Per non parlare dei pannelli solari sul tetto della capanna...
;-)))
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