mercoledì 29 giugno 2011

Moltiplicare la gioia

Ancora Bach ???
Sì, ancora!
!!
Ho una bella riserva di brani che attendono dentro di me "in gioiosa lista di attesa" - come ho già scritto tempo fa - e mi urgono nella testa e nel cuore.

E' come se venissero a bussare alla mia porta, a volte in modo discreto e sommesso, ma altre in maniera più insistente chiedendo di essere condivisi.

Oggi Bach insiste e la richiesta si fa pressante.


Fuor di metafora, intendo dire che la gioia che mi regala la musica non è solo quel tipo di godimento tranquillo e riservato per cui accendi lo stereo (o l'ipod), ti metti in poltrona, infili le cuffie e ti lasci beare dalle note in perfetta solitudine. Sì...magari anche quello!

Ma la Bellezza, quando è proprio con la maiuscola, chiede di per se stessa di andare per il mondo ed essere condivisa
perchè è viva e ti lavora l'anima come qualcosa di vivo.
Così, anche la musica - come ogni altra forma di arte - se ti colma il cuore non può restare solo tua, ma trabocca e dilaga verso gli altri come le acque di un torrente impetuoso e vivace.


Il blog diventa allora un utilissimo strumento che consente di metterla in rete, farla volare ad amici e sconosciuti perchè - se vogliono - se ne possano nutrire anche solo per poco.
Ed è un condividere che, in realtà, non divide affatto ma moltiplica l'onda del nostro sentimento e ne accresce l'intensità per la gioia di averlo messo in comune.

Il brano di oggi, il Preambulum dalla "Partita n.5 in Sol magg. BWV 829" di Bach, è uno di quei pezzi (tanti!...) che mi fanno coltivare nel profondo il desiderio (folle per le mie capacità di principiante...) di imparare a suonarlo.
E' dall'interno infatti che la musica rivela la sua segreta magìa. Ascoltare va benissimo, ma suonare....è un'esperienza divina! E' entrare nella melodìa e assaporarne tutto il gusto, anche nella più piccola frase musicale.

In questo Preambulum che apre la Partita in modo più vivace ed energico del classico preludio, la bravissima interprete sfrutta in pieno la sonorità del pianoforte per far fiorire tutta l'espressività degli arpeggi bachiani. Ma nella velocità dell'esecuzione, sottolinea meravigliosamente anche i bassi che segnano e costruiscono il discorso ritmico.

Buon ascolto!

venerdì 24 giugno 2011

Un Bach quasi a passo di danza

Si avvicina a grandi passi la fine di giugno e, per chi può, l'inizio di un periodo di vacanza.
Inutile dire che, per tanti, quella delle ferie è un'attesa sempre piena di gioia, anche se la vigilia della partenza talora diventa una giornata campale, con mille incombenze da sbrigare prima di andarsene tranquilli senza aver dimenticato niente.


Ma poi, una volta via, si riesce - come si suol dire - a "staccare la spina" ?
Confesso che, fino a quando lavoravo, ho sempre fatto molta fatica: non credo di esagerare se dico che mi serviva almeno una settimana di decompressione, durante la quale affioravano tutti i malesseri e i malumori del mondo, quasi fosse lo scotto da pagare dopo un anno di lavoro che, se per certi aspetti era appassionante, per altri aveva ritmi convulsi.

Era stress che doveva uscire, mi dicevano.

Poi, una mattina mi svegliavo e all'improvviso stavo bene: il cielo azzurro era azzurro e il sole era il sole, nel senso che - finalmente - ero capace di goderne con la semplicità di chi riesce a vivere il presente in pienezza, senza sentirsi trascinato indietro a rimuginare il passato o già ansiosamente proiettato in avanti a preoccuparsi del futuro.

Godere il presente e basta, ecco la vera vacanza! Senza affannarsi, però, nè strafare col rischio di rientrare più stanchi di prima. Una vacanza infatti dovrebbe ritemprare anche lo spirito, donare tranquillità e distensione, restituire calma e leggerezza.

Così, a chi va in ferie auguro di potersi staccare, una volta tanto, dai rumori e assaporare invece l'incanto dei suoni: dalla voce del silenzio - magari il silenzio che si vive in montagna, rotto solo dal fragore di una cascata o dal soffio del vento - a quella della musica.
Per questo, ho postato la foto in alto, perchè mi riporta alle vacanze e al fascino del silenzio: cliccateci sopra, s'ingrandisce e vi potrete distendere sul verde dell'erba, sentirne il tocco di freschezza, contemplare in perfetta solitudine la pace della radura più lontana e poi levare lo sguardo verso le cime.

Per questo, ho postato uno straordinario Bach, un brano che dilata l'anima e le consente di riacquistare un respiro più sereno, riprendere un ritmo più disteso, ricongiungersi in pieno al nostro essere.
L'Adagio dal "Concerto per violino e oboe BWV 1060" si snoda infatti come un canone le cui voci si susseguono lente, inanellandosi quasi a ritmo di danza, in un incantevole dialogo tra i due strumenti solisti.

E' questa musica - insieme con la foto - il mio augurio per chi nei prossimi mesi partirà, ma anche per chi resterà a casa: basterà contemplare l'immagine e aprire l'audio del computer; o starsene ad occhi chiusi custodendo tutto nell'anima e lasciando che quel ritmo ci pervada, prima nel respiro, poi nella pulsazione del cuore e nel sangue, finchè non saremo totalmente portati dalle note.

Buon ascolto!

sabato 18 giugno 2011

Colonne sonore

Non amo molto andare al cinema, ma da un paio d'anni a questa parte ho fatto l'abbonamento a una videoteca proprio vicino a casa. Così, ogni tanto, prendo un dvd e me lo guardo.

L'ultimo, una quindicina di giorni fa, è stato
"Il discorso del re" diretto da Tom Hooper, protagonisti Colin Firth e Geoffrey Rush insieme a un cast di altri notevoli attori tra i quali la brava Helena Bonham Carter.
Il film, uscito lo scorso anno riscuotendo grande successo, ripercorre una singolare pagina di storia della monarchia inglese: i problemi di balbuzie del re Giorgio VI e la nascita del suo rapporto di amicizia col logopedista che lo aiuterà a superare tale difficoltà.

Splendidi i due protagonisti peraltro già famosi per aver interpretato notevoli ruoli sia leggeri che drammatici.
Ricordiamo per esempio Geoffry Rush nel famosissimo "Shine", dove ha dato vita alla figura del pianista David Helfgott da adulto.

Ma torniamo al film. Al di là di qualche lentezza narrativa e di un paio di figure minori a mio avviso poco convincenti, l'ho trovato decisamente apprezzabile per la straordinaria bravura dei due attori e per la sceneggiatura che scava nel cuore dei protagonisti alla ricerca della loro umanità. Tant'è vero che, superando incertezze, contrasti e soprattutto la gabbia dei ruoli, riescono a stabilire un'autentica relazione di amicizia.

Non sta a me, tuttavia, fare qui la recensione del film che presenta diversi piani di lettura e di cui è già stato detto tutto dalla critica.
Vorrei invece sottolineare un aspetto che riveste non poca importanza nel valorizzare ogni tipo di pellicola: la colonna sonora, strumento che parla senza parole, sottolinea, interpreta, crea spessori e profondità, completa discorsi e immagini.

Mi sembra interessante notare che qui l'autore delle musiche, Alexander Desplat, ha lasciato largo spazio anche a pezzi classici.
C'è Mozart con l'Ouverture da Le Nozze di Figaro e il Concerto per clarinetto K.622 ma, a mio avviso, vero colpo d'ala è Beethoven: scelta assolutamente magistrale è infatti il commento alla scena conclusiva - il discorso del re alla nazione - affidato prima all' Allegretto della Settima Sinfonia e, proprio sul finire, all'Adagio del Concerto "Imperatore".


L'Allegretto infatti, con le sue battute prima sommesse e via via più incalzanti, col suo ritmo uguale e ripetuto di un dattilo e uno spondéo, conferisce alla sequenza spessore e intensità, e ben sottolinea il gioco dei due volti, dalla tensione di Colin Firth all'espressione pacata e autorevole di Geoffrey Rush.
Così pure, dona particolare solennità l' Adagio del Concerto n.5 op.73 "Imperatore", pagina grandiosa e soave ad un tempo, che nella scena finale del film viene però eseguita solo in parte e che ho riportato qui integralmente, in tutta la magnificenza di una splendida esecuzione.

Ultima nota: interessante che, per commentare il discorso in cui il re inglese annuncia la dichiarazione di guerra ad Hitler, sia stata scelta la musica di Beethoven, tedesco e nemico di ogni potere assoluto: un duplice tocco d'ironia!

Buon ascolto!


giovedì 16 giugno 2011

Giugno

Si avvicina il solstizio d'estate e con l'approssimarsi del caldo anche la natura cambia aspetto e colori.
In alcune zone, soprattutto in pianura, i campi coltivati già imbiondiscono, mentre sui prati da tempo è iniziata la raccolta del fieno.


E sono proprio le operazioni agricole al centro della miniatura del "Ciclo dei
Mesi" dei fratelli Limbourg che rappresenta Giugno, un'immagine che, per certi versi, sembra in contrasto con quella del precedente Maggio.
Là infatti, davanti agli edifici più importanti di Parigi, si snodava un'elegante parata, un corteo di nobili in festa, mentre qui - sempre davanti alla città che però ci appare da un altro angolo di visuale - protagonista della scena è il lavoro dei campi.
Pare quasi che l'autore della miniatura abbia voluto mostrare in questi due mesi, due diversi aspetti della società del Quattrocento francese, un mondo ancora per molti versi legato al feudalesimo, in una compagine che già si era avviata - per esempio in Italia - verso configurazioni sociali e politiche differenti.


La miniatura ci presenta i campi su cui i contadini stanno raccogliendo il fieno: dai tre uomini in secondo piano che falciano l'erba, alle due donne in primo piano che la rastrellano e ne fanno dei piccoli covoni
. Dietro di loro, al di là di un filare di alberi e della Senna, si eleva la città di Parigi con le sue mura e il Palais de la Cité, dimora reale e allora sede dell'amministrazione.

Bellissima la prospettiva segnata dalla triplice linea dei covoni, del filare di alberi (forse gelsi?...) e delle mura merlate, così come estremamente particolareggiata è la rappresentazione degli edifici completi di pinnacoli, comignoli, torri, finestre, finestrelle e il magnifico rosone.
Tutto è registrato con grande realismo, nulla è lasciato al caso, neppure la vegetazione sulla riva del fiume che presenta esemplari di
Tipha latifolia, pianta che anche oggi troviamo di frequente nei canneti vicino ai corsi d'acqua.

Come di consueto, da tutta la composizione spira un'aura di serenità data sia dall'equilibrio e dalle rispondenze dei colori, verdi e blu in particolare, sia dalla grazia delle figure femminili in primo piano alle quali l'autore restituisce eleganza e dignità, quasi a valorizzare il lavoro contadino un tempo disprezzato o ignorato.

A commento di questa immagine, il Preludio di Bach per liuto tratto dal "Preludio, Fuga e Allegro BWV 998".
Interessante la morbidezza e la profondità di suono che lo strumento conferisce al pezzo e pregevole l' interpretazione di Luciano Contini che fa fiorire il canto bachiano con limpida continuità.

Buon ascolto!

lunedì 13 giugno 2011

Il regalo di S.Antonio

Ho sempre festeggiato fin da bambina il 13 giugno, S. Antonio di Padova, sia perchè una zia che abitava con noi si chiamava Antonietta, sia perchè la festa coincideva per me con la fine della scuola e il tanto sospirato inizio delle vacanze.
Ma insieme al ricordo di pomeriggi luminosi e deliziose merende, mi è rimasta anche molta simpatia per questo santo che ho sempre sentito quasi di casa e che - me ne sono resa conto tempo dopo - nel giorno della sua festa mi ha riservato spesso qualche bella sopresa.


Per questo voglio ricordare quanto è accaduto un anno fa, esattamente la sera del 13 giugno 2010.

Mi trovavo a Medjugorje, ultimo giorno di permanenza con un gruppo di pellegrini, e avevo scoperto che, in occasione della festa di S.Antonio, nella chiesa parrocchiale si sarebbe tenuto un concerto del Coro polifonico S.Eufemia di Padova. Certo non me lo sarei lasciato sfuggire.
Così, mi ero staccata dal gruppo e alle nove di sera ero lì pronta, col cuore in ascolto.


Mi rivedo, mentre mi guardo intorno cercando qualche locandina col programma, ma non c'è nulla, e posso solo sperare che eseguano musiche di mio gradimento, chissà!...
Ma già il poter assistere a un concerto è per me un gran regalo, non devo pretendere troppo.

Inizia il coro con una serie di canti religiosi ovviamente mariani, belli certo, eseguiti anche bene, ma è come se dentro di me fossi in attesa di altro.
Penso a Verdi, allo splendore de "La Vergine degli Angeli"....quella vorrei!
Ma non faccio in tempo a formulare il desiderio che iniziano a cantarla : "La Vergine degli Angeli mi copra del suo manto...", un sussurro d'anima assolutamente sublime, e ascoltarlo in quella circostanza, in quel luogo, mi pare una dolcissima risposta:
"Vedi?... A te piace la musica... e io te la regalo, proprio quella che vuoi tu!"


Il concerto prosegue con diversi altri brani, mentre silenziosa mi aggiro per la chiesa scattando qualche foto con la pacificante sensazione di essere in una sorta di grembo materno.
Però dentro di me avrei ancora un desiderio: vorrei l'Hallelujah di Haendel, con tutta la sua potenza esultante.
I canti si susseguono, ma...nulla! C'è anche un Magnificat di una bellezza che mette i brividi, stupendo. Ma io spero sempre in Haendel, almeno alla fine...
E poco dopo inizia inconfondibile l'Hallelujah, mentre mi si accende in cuore un irrefrenabile entusiasmo.

Però era proprio il canto finale, il concerto è finito.
Sì, sono stati tutti bravissimi, posso ritenermi soddisfatta.
Certo.....per me il massimo sarebbe stato sentire anche un coro alpino, magari "Signore delle cime", a mio avviso il più bello in assoluto, ma un canto di montagna non c'entra in un concerto di musica sacra e non si può avere tutto. Pazienza!

La gente applaude vivacemente, il direttore ringrazia, qualcuno si prepara a uscire. Sono già con la mente altrove, quando capisco che ci sarà un bis e mi dispongo tranquilla all'ascolto.
Il direttore spiega che, poco tempo prima, è venuto a mancare uno dei membri della corale e per ricordarlo degnamente canteranno....giuro che dentro di me lo so già.... canteranno "Signore delle cime"!
Faccio un salto sulla panca, un sussulto di felicità e gratitudine! Questo sì che è un regalo!

E cantano, cantano, nella chiesa tornata di colpo silenziosa e attenta, mentre lenta e pacata sale la melodia dandomi la sensazione di trovarmi in un angolo di Paradiso, accolta dal profondo proprio nel segno della musica, e mentre penso che - in realtà - questo canto è sacro davvero! Lo è in tutti i modi possibili, non tanto perchè è una preghiera e siamo in chiesa, ma perchè sa addentrarsi mirabilmente a toccare il terreno sacro dell'anima.

Lo condivido qui con voi, non nell'esecuzione della Corale S.Eufemia che non è stata registrata, ma in un'interpretazione altrettanto splendida offerta da youtube.


Buon ascolto!

lunedì 6 giugno 2011

"Ti scrivo" : dialogare con le note

Sappiamo tutti che, se ogni forma di arte è un linguaggio comunicativo, la musica lo è per eccellenza perchè, superando la necessità o in qualche modo il vincolo delle parole e andando dritto alle emozioni, assume una portata universale.

Come ad esempio le arti visive, alle quali la mancanza del filtro delle parole conferisce immediatezza, così anche la musica - per quanto sia dotata di un suo linguaggio che va comunque compreso perchè se ne possa fruire pienamente - ha la virtù di raggiungere la nostra sensibilità in modo più diretto e toccante.

Il brano di
Allevi che presento oggi intitolato "Ti scrivo" (dal cd "No concept" del 2005) s'inserisce in questo contesto.
Se pensiamo al precedente
"Carta e penna" (da "13 Dita") che ho postato qui mesi fa, dove il titolo induce a pensare alla tastiera proprio come al foglio bianco sul quale l'autore scrive, scopriamo che non è nuova in Allevi l'esigenza chiaramente esplicitata di dialogare attraverso le note.
"Ti scrivo"
però, sembra sottolineare questo aspetto comunicativo con intensità ancora maggiore, come se le note potessero tradursi non tanto in parole, quanto in onde emotive - frequenze interiori per così dire a monte delle parole stesse - andando a toccare quel nucleo segreto presente in ciascuno di noi dove nascono i pensieri.

Ed è singolare questo brano perchè, al di là del tema - talora leggero, talaltra più incisivo - il suo pregio sta nei dettagli: nel lieve quasi impercettibile rallentare e nelle successive riprese più veloci, nello sfumare qua e là una frase musicale modulandola con dolcezza, sempre alla ricerca di una perfezione non asettica, ma di un suono vivo e palpitante. Tutti aspetti che il tocco del compositore e il
Bosendorfer Imperial con cui il brano è registrato ci fanno apprezzare maggiormente.
Ma tutti aspetti tipici anche di un vero e proprio discorso dove un'inflessione di voce, una pausa, un accento particolare, l'indugiare su di una parola piuttosto che lo scorrere via, ne affinano il significato.

Un discorso ricco di sfumature e di scioltezza nel ritmo fluido e a volte sincopato di certe battute, a tratti animato da martellante intensità, e poi ancora sommesso verso la fine.


Il brano è dedicato a un amico, prete e filosofo, scomparso improvvisamente senza che il compositore potesse salutarlo, ma al quale Allevi parla con queste note - come afferma lui stesso - "...sicuro che da lassù continua a seguire i miei passi".


Buon ascolto!

mercoledì 1 giugno 2011

Buon Compleanno, Flautista!!!

Il post di stamattina - come si evince già dal titolo - è dedicato all'amica blogger LaFlautista che, se non ho inteso male, proprio oggi compie diciotto anni !!!
Insieme agli auguri e agli abbracci da stritolo che le mando online, colgo l'occasione per manifestare il mio apprezzamento per il suo blog intitolato "Vasetto di margherite" che raccomando a tutti di visitare.


Si tratta di uno spazio ricco di freschezza e profondità, dove gli avvenimenti quotidiani sono scandagliati con gli occhi del cuore e gli eventi anche più piccoli divengono occasione per arricchirci dentro.
Passione, delicatezza e sincerità mi sembrano i tratti distintivi di questa giovanissima amica, sia che racconti l'entusiamo di un viaggio, o che confidi le proprie ansie, o che condivida - a volte con tratti di mirabile profondità - la propria esperienza di flautista.

I suoi post sono a volte notazioni brevissime, sintetiche, quasi a dire "Ci sono". Ma dove più si dilunga, sotto l'apparente minimalismo delle osservazioni, fiorisce la poesia, quella vera.

Ho pensato a lungo a che brano postare qui per lei, come regalino di compleanno.
Meglio musica rock o un valzer di Strauss? Un coro di montagna o un brano che renda omaggio al suo flauto?
Poi invece ho seguito le mie passioni e sono tornata a Bach scegliendo il Presto dal "Concerto italiano", un brano vivacissimo che adoro e che, a mio avviso, ben si adatta allo slancio e alla grinta di una diciottenne.
Il pezzo infatti - singolare concerto senza orchestra ma col solo pianoforte - ricostruisce l'ampiezza orchestrale attraverso il continuo inseguirsi delle voci, gli accenti posti alternativamente sulla destra o sulla sinistra a riprendere il filo della melodia e a condurlo fino alla conclusione.
Ne deriva un andamento veloce dove, dalle frasi musicali più scintillanti a quelle più sommesse, è una gioiosa vitalità a scaturire dalle note, fresca come acqua sorgiva
.

Lo dedico ai diciotto anni della nostra amica con un mondo di auguri, una tirata di orecchie e tanti baci. Anzi, come direbbe lei... bacini!

Buon ascolto!


venerdì 27 maggio 2011

La chiesa nel prato

Ho sempre amato l'arte figurativa, soprattutto gli stili semplici e spogli come il romanico.
Mi incantano le pievi o le abbazie di cui è disseminata, per esempio, la Toscana e delle quali apprezzo l'architettura sobria - muri di pietra e soffitti a capriate - quasi totalmente priva di decorazione.


Non pensavo perciò che, col tempo, mi avrebbero affascinato stili completamente diversi quali il barocco, e in certi casi addirittura il rococò.

Ripeto, non amo la sovrabbondanza di decorazione che appesantisce gli interni di un edificio, e del barocco mi è sempre piaciuta più che altro la sua capacità di creare il movimento nelle architetture, come le chiese del Bernini o del Borromini con le loro linee curve, gli ovali, le facciate che si snodano sinuose.

Pensavo perciò - la prima volta che mi sono recata in Germania - che il barocco d'oltralpe, così ricco e ridondante, non mi avrebbe colpito gran che.

Invece mi sbagliavo.

Una cosa è vedere aggiunte di questo stile in tante delle nostre chiese romaniche o gotiche. Altro invece è il barocco d'oltralpe, dove pitture e sculture si fondono perfettamente con la struttura architettonica e la muratura sulla quale fioriscono le decorazioni è chiara, talora proprio bianca.


Tanti sono i capolavori dell'arte tedesca a questo riguardo, ma quello che, veramente a sorpresa, ha esercitato su di me l'impatto più forte è stato il santuario della
Wieskirche, la "chiesa nel prato".
Si tratta di uno dei più famosi edifici religiosi della Baviera, nei pressi di Steingaden, che risale circa alla metà del 1700 e presenta notevoli differenze tra l'esterno e l'interno.
Quanto infatti è semplice - sia pure nella sua struttura movimentata - l'esterno, altrettanto ricco e fastoso è l'interno, di un fasto però che non appesantisce l'insieme.

Qui infatti, anche la più ricca decorazione rococò (opera di fratelli Zimmermann), si stempera in un risultato di grande leggerezza attraverso i colori chiari: gli azzurri e i rosati dei marmi che si fondono col bianco dell'intonaco e l'oro degli stucchi.

Ed è la luce l'elemento fondamentale che differenzia questo barocco da quello di tante nostre chiese, una luce che permea ogni particolare
sia architettonico che pittorico conferendogli una straordinaria leggiadrìa.
Così, colonne, sfondati prospettici, balconate simili a marmorei ricami, nicchie, persino l'organo, diventano un tutt'uno.


Il bellissimo video che segue - che suggerisco di guardare a schermo intero e di cui ringrazio l'autore per averlo condiviso su youtube - mostra diverse inquadrature dell'interno del santuario e accompagna la visione con una splendida pagina di Schubert : il Sanctus ("Heilig") dalla "Deutsche Messe".
Si tratta di un brano molto popolare anche nelle nostre chiese, nonostante venga cantato in parte con altre parole.
Ma questa versione originale, nella sua solennità, mi sembra adattissima a commentare le immagini della Wieskirche nella quale si venera proprio un'antica statua raffigurante il Cristo flagellato e considerata miracolosa.


Buon ascolto!


mercoledì 25 maggio 2011

Ineguagliabile Hitchcock !

Non ho mai amato particolarmente i gialli, nè come genere di lettura, nè come film: troppa tensione e talora anche violenza, soprattutto in quelli più recenti.
Certo, se capita un bel film in tv, lo vedo e magari ci resto inchiodata davanti fino alla fine, ma non lo vado a cercare appositamente.


C'è però un'eccezione, un maestro assoluto del brivido di cui conosco molta cinematografia :
Alfred Hitchcock.
I suoi film e telefilm mi hanno sempre appassionato fin da ragazzina, sia per le trame ben congegnate che per le studiatissime inquadrature e le colonne sonore.
Chi non ricorda, per esempio, la colonna sonora di
"Psycho" opera di Bernard Herrmann? Solo quella varrebbe un Oscar: tesa, martellante, ossessiva, assolutamente magistrale!

Così, quando qualche giorno fa ho scoperto che in tv ridavano
"La finestra sul cortile", l'ho rivisto con piacere.
Si tratta di uno dei film più famosi e meglio riusciti del maestro del giallo, dove la trama vera e propria (il sospetto di un omicidio e la ricerca di indizi che lo confermino) si fonde con altre tematiche.
Da un lato, lo spettacolo di un microcosmo che il protagonista dal suo punto di osservazione va progressivamente scoprendo: uno spaccato di vita quotidiana di cui ricostruisce vicende e riannoda fili, proprio come fa lo spettatore davanti allo schermo.
Dall'altro, la relazione tra i due protagonisti che implicitamente trova una sorta di termine di confronto nelle storie che si svolgono al di là del cortile, nelle speranze, delusioni, gioie o rabbie che in esse affiorano.

E al di sopra di tutto, un gioco di scatole cinesi : la magistrale capacità di Hitchcock di prendere spunto dai particolari per indurre noi che guardiamo a entrare nella psicologia dei personaggi, così come - a loro volta - i due protagonisti entrano nelle esistenze che si dipanano davanti a loro.

Un capolavoro, insomma!

Bene. Ma che c'entra Hitchcock con la musica, magari anche classica?
C'entra, perchè al di là della produzione cinematografica, c'è una famosissima serie di telefilm per la tv intitolata "Alfred Hitchcock presenta", andata in onda parecchi anni fa e caratterizzata da una leggendaria sigla divenuta per così dire il simbolo stesso di Hitchcock.

Tutti la ricorderanno sicuramente, a cominciare dai meno giovani: accompagnato da
un'originale colonna sonora, il regista vi commentava brevemente e ironicamente l'episodio e poi andava a riempire con la sua figura il proprio profilo stilizzato.

Quella colonna sonora è appunto un brano di musica classica e precisamente la "Marcia funebre per una marionetta" di Charles Gounod.
Sì, il Gounod del Faust e delle arie d'amore, dell' Ave Maria e di altre musiche sacre, proprio lui è l'autore di questa composizione un po' ammiccante, che procede a scatti quasi come una marionetta, giocosa e amara ad un tempo, decisamente singolare.

Questo per significare la versatilità d'ispirazione di Gounod e per scoprire quanta musica classica si annida là dove forse non ce l'aspettiamo.

Buon ascolto!


domenica 22 maggio 2011

Festa blogger : che il sogno continui!

Ho scritto tempo fa che, all'inizio di questa mia avventura di blogger, nutrivo qualche perplessità sul mondo del virtuale, perplessità andata poi dissolvendosi col tempo e l'esperienza sul campo.
Infatti, se non costituisce una fuga dal presente, ma uno spazio che con la realtà concreta mantiene fitti vasi comunicanti, il virtuale è indubbiamente una preziosissima risorsa.
Può essere luogo di condivisione e di confronto, di svago come di arricchimento culturale.
Se pure non ci si incontra materialmente e ciascuno può rivelare di sè solo ciò che vuole, tuttavia sentimenti ed emozioni che ci regalano scritti, foto e video, sono squisitamente reali, veri, e vanno a incidere sulla nostra vita, magari con un semplice pensiero che ci induce a riflettere o con una bella immagine che ci illumina di sorriso.


Quando però si crea l'occasione per conoscersi dal vivo, di persona, allora - certo - è meglio, e ogni relazione si carica di freschezza e intensità.
E l'incontro tra blogger, oggi, nella splendida e "gustosa" cornice bolognese, ha superato le migliori aspettative: un incontro preparato con precisione certosina da Ambra, Sandra ed Erika cui va un grande plauso, ma atteso e pregustato da tutti con emozione ed entusiasmo.

Bello ritrovare i volti intravisti nelle foto segnaletiche di alcuni profili, ma altrettanto bello scoprire quali sguardi e sorrisi si celano dietro poesie o articoli, foto e gioielli!
E' stato riprendere il polso della concretezza dopo aver dato sfogo all'immaginazione, ma è stato anche ritrovare qualcosa che in molti casi già conoscevamo, se è vero che scritti e immagini, colori e note musicali, talora dicono di noi forse più di quanto non sveli un volto.

Sì, ci siamo "riconosciuti" !

A tutti gli amici blogger incontrati, dedico allora lo splendore di una danza con il Valzer del "Faust" di Gounod, brano trascinante e festoso, vivace e delicato ad un tempo, adatto alla gioia e alla convivialità che abbiamo condiviso.
Con un pensiero di affetto per chi non c'era, un caloroso GRAZIE a tutti i presenti e l'augurio che il sogno continui!

Buon ascolto!

martedì 17 maggio 2011

"Ma gli Alpini non hanno paura..."

Mi piace rileggere i post degli amici, gustarmeli con attenzione quando ho tempo, cercando di cogliere ciò che magari, ad una prima affrettata lettura, mi sfugge. Ed è sempre un mondo variegato che mi si apre davanti, un quadro di eventi piccoli e grandi, un insieme di interessanti conoscenze, ma non solo.
Spesso respiro anche il profumo di sentimenti condivisi, di passioni coltivate con amore da persone ricche di sensibilità e capaci di farmi assaporare davvero l'atmosfera della loro vita.
E' bellissimo.


Così, nei miei vagabondaggi da internauta, ieri sono tornata al blog
"Gianna: IL BENE IN NOI" e in particolare al post "Dal virtuale...al reale!" dove la carissima amica blogger racconta del suo incontro con Tomaso (del blog "Passato e presente") domenica 8 maggio a Torino, in occasione dell'ottantaquattresima adunata degli Alpini.

Ho riletto il post, riguardato le foto, sentito l'onda di commozione che Gianna ci ha saputo comunicare.
Ma, siccome da cosa nasce cosa, sono anche andata su youtube a vedermi i video live dell'adunata con le sfilate, i canti, l'entusiasmo della folla.
E da qui poi, il passo ad ascoltare i cori alpini è stato breve.


Ho sempre amato i canti di montagna, l'ho già detto in altra occasione, ma non avevo mai posto particolare attenzione a quelli della "Grande guerra".
Così, è sempre Gianna che devo ringraziare perchè - sia pure indirettamente - è merito suo se ne ho scoperto uno che mi ha letteralmente affascinato, sia per le parole che per l'armonizzazione:
si tratta di "Monte Pasubio" di Bepi De Marzi.

Sappiamo tutti quanto il Pasubio sul quale passava la linea del fronte, sia stato teatro di una sanguinosa resistenza durante la Prima guerra mondiale. Di tale resistenza restano ancora oggi numerose opere belliche tra cui, una delle più famose, è la "Strada delle gallerie", una mulattiera costruita proprio dagli Alpini che consentiva all'esercito italiano il collegamento tra la base del monte e la zona più alta, senza passare sotto il fuoco nemico.
Il sentiero, percorribile ancora oggi, ci dà un' idea di ciò che è stata la guerra di posizione e del sacrificio dei nostri soldati.

Il testo del canto, particolarmente suggestivo, parla degli Alpini che salgono sul monte con la consapevolezza che non torneranno. E tuttavia, come ripete il ritornello, "non hanno paura".

Buon ascolto!


mercoledì 11 maggio 2011

Effetti collaterali

Capita.
Capita a me ogniqualvolta scelgo un brano da postare qui o - indipendentemente dal blog - quando ascolto musica, sia che la senta distrattamente, sia che ne venga catturata con ogni fibra della mia attenzione.

Accade a me, ma a chi sa quanti altri, forse a tutti.


Succede che, una volta sentito un brano, questo ti resti dentro come un ritornello al di là della tua volontà e dei tuoi pensieri: c'è e basta. E ti canta nell'anima.
Sei per strada e ti accompagna, ti svegli la mattina e si sveglia con te.
Così diventa la colonna sonora delle tue giornate, sequenza di note in libertà che affiorano spontaneamente, a loro piacimento, a illuminarti cuore e sguardi.

A volte è un pezzo sentito in tv, magari una volta sola, per caso. O invece è un brano nel tuo ipod che riascolti dopo tanto tempo.
Credi forse di non averlo memorizzato e invece ritorna ripercorrendo la strada del tuo inconscio per conto suo, come da un fondale marino dal quale riaffiora.


Ho pensato spesso che il cuore dell'uomo sia un po' come il segreto abisso del mare - quel "porto sepolto" di cui parla Ungaretti in un suo mirabile testo - e ciò che si sedimenta in quelle profondità riaffiori poi per vie tutte sue, come un regalo dimenticato che invece è lì, per noi. Così, a mio avviso, è con la musica.

A me capita quando sono per strada, in cammino, come se la cadenza dei passi si sintonizzasse automaticamente con un ritmo interiore. Ed è così da sempre.

Ricordo della mia giovinezza da pendolare che, quando correvo a prendere il treno scaraventandomi giù per i cinque piani di scale in cima ai quali abitavo, appena varcato il portone di casa nell'aria fresca del mattino, come da un invisibile ipod la musica partiva. Spesso me la canticchiavo anche a fior di labbra.

Allora era stato Bach a catturarmi per primo: poi, col tempo, sarebbero arrivati tutti gli altri, antichi e moderni, a lasciarmi nell'anima il loro tributo di gioia, il loro respiro d'infinito.


Oggi, postare un brano su questo blog significa anche immergermi
in un mondo di note che - con una sorta di splendido effetto collaterale - per qualche giorno mi avvolgerà indipendentemente dai miei pensieri, accompagnandomi con la sua aura di emozioni.

Per questo stasera, ancora una volta ritorno a Mozart per proporre, da "Le nozze di Figaro", "Voi che sapete...", un' aria di grande fascino che parla d'amore.
Ma al di là del suo significato nell'opera, mi piace dedicarla proprio alla Musica e alla suggestione dei tanti altri brani che seguiranno qui e che per ora mi porto dentro, custoditi nell'anima, in gioiosa lista d'attesa.


Buon ascolto!


martedì 10 maggio 2011

Maggio

E' una fastosa parata, un elegantissimo corteo quello raffigurato nella rappresentazione di Maggio all'interno del "Ciclo dei Mesi" dei fratelli Limbourg.
Si tratta probabilmente della festa del Calendimaggio, oggi rimasta da noi in molte rievocazioni storiche e qui celebrata nello splendore del mondo nobiliare francese all'inizio del Quattrocento.


E' l'esaltazione della primavera e dell'amore, della fioritura e del ritorno alla vita.

Al centro del corteo, sta Jean de Bourbon con la moglie Marie, figlia del Duca di Berry al quale è dedicata l'intera serie di miniature intitolata appunto "Les très riches heures du Duc de Berry", splendida cronaca dei fasti della famiglia.


Preceduta da suonatori di tromba, la sontuosa processione si snoda ai margini di una foresta dove sono stati raccolti rami dalle foglie verdi per farne dei serti di cui ciascun personaggio è adorno.

Gli abiti particolarmente raffinati e i mantelli trapuntati d'oro, oltre ad essere segno di grandezza e di solennità, hanno colori che rispettano una rigorosa simbologia: il verde delle dame più in vista simbolo della nascita dell'amore e l'azzurro - sia chiaro che più intenso fino al blu - riferimento alla fedeltà.


Manca tuttavia in questa miniatura la rappresentazione del mondo contadino e del castello isolato nella campagna.
Le torri e i pinnacoli che svettano sullo sfondo, come una foresta di pietre dietro a quella di alberi, raffigurano infatti il cuore di Parigi con i suoi edifici storici e in particolare il Palais de la Cité e la Conciergérie.

Sempre vivo il gusto per la descrizione minuziosa e dettagliata visibile, per esempio, nei particolareggiatissimi tetti della città o nei finimenti dei cavalli che riproducono gli emblemi del casato nobiliare.


A commento di un' immagine di tale luminosa eleganza, un famosissimo brano di Bach tratto dalla "Suite N.4 in Re magg. BWV 1069" per orchestra, un Minuetto che sembra accompagnare con il suo ritmo pacato il lento incedere di questa fastosa processione.


Buon ascolto!

giovedì 5 maggio 2011

"Le sole notizie che ho" : quando la musica rompe gli argini.

Maggio è iniziato e la primavera ormai inoltrata ci regala luminosi pomeriggi di sole già caldo così come giornate a volte ancora ventose e plumbee, quasi autunnali, se non fosse per il verde rigoglioso che esplode sui viali e nei giardini.

Eppure anche nel cielo nuovo che ogni mattina prepara atmosfere magari inaspettate, c'è un fascino segreto che possiamo leggere se solo riusciamo a sfuggire alla nebbia dell'abitudine e lasciarci sedurre dalla freschezza del non ancora vissuto.
Talora basta dimenticarci per un momento di noi stessi e fare una sorta di vuoto dentro perchè la vita ci pervada come acqua che scorre libera, consentendoci di cogliere la bellezza anche del grigiore o di un cielo carico di nuvole. 

E ancora una volta, ad affinare questa sensibilità suggerendoci una prospettiva diversa sulle cose, può essere la musica che, con la sua misteriosa comunicativa, parla infiniti differenti linguaggi e talora - prima ancora che dell'ascoltatore - sembra quasi impadronirsi dell'anima del compositore governandola a suo piacimento.
E' proprio a tale proposito che oggi, tornando alla contemporaneità, voglio proporre all'ascolto "Le sole notizie che ho" dal cd "Composizioni" (2003) di Giovanni Allevi.

E’ un Allevi complesso e tormentato quello che emerge da questo brano, forse ancora alla ricerca di una cifra comunicativa più semplice, tuttavia notevolissimo per tecnica e profondità. Un pezzo intenso e arpeggiato, intriso di malinconica irruenza e pervaso da un inquieto senso di attesa, ma purtroppo raramente eseguito nei concerti live mentre - a mio modesto avviso - meriterebbe maggiore rilievo.
Nonostante la sua struttura rispetti uno schema consueto e – come altri brani di Allevi e di tanti compositori anche del passato – si apra enunciando chiaramente un tema e ripetendolo con successivi arricchimenti, qui nella parte centrale sembra a un tratto che gli arpeggi abbiano il sopravvento.
La melodia infatti, all'inizio animata e tesa ma nitidamente individuabile, (se ridotta all’essenziale, quasi uno studio o un esercizio dal rigore bachiano), viene poi progressivamente sovrastata dagli arpeggi fino a divenire onda che dilaga impetuosa. 
E le note, prima gocce d'acqua che si susseguono veloci ad una ad una, divengono poi un torrente di fronte al quale il compositore sembra non porre più argini perché l’ispirazione fluisca liberamente in tutta la sua intensità. 
Una cascata di suoni ora giocati sulle ottave più alte del pianoforte, ora in discesa verso i bassi più profondi che si dilatano come ondate di piena, ricchi di una tensione che, a tratti, richiama l’impeto di Rachmaninov.
Un brano che sembra concepito davanti al mare in tempesta o guardando un vetro rigato di pioggia dove le gocce s’inseguono vorticose, come se l’acqua, nel suo inarrestabile fluire, fosse metafora della Musica alla quale il compositore si abbandona lasciandosene pervadere totalmente.

Buon ascolto !
 

lunedì 2 maggio 2011

"Lascia che la mia mano si perda nella tua..."

Non sono incline al gossip e, se devo essere sincera, non amo il clamore mediatico che circonda, prima durante e dopo, avvenimenti mondani di grande rilievo come per esempio i matrimoni reali.
Però venerdì scorso, quando ho aperto la tv, sono rimasta catturata anch'io dalla bellezza delle immagini che mi scorrevano sott'occhio.


Splendida la cornice gotica dell'abbazia di Westminster (anche se degli alberelli all'interno, dico la verità, avrei fatto a meno...); bellissimi e raggianti William e Kate,
capaci di coniugare - soprattutto lei - disinvoltura, semplicità ed eleganza; coinvolgente l'entusiamo del popolo inglese, e non solo, accorso a festeggiarli.

Certo, è una favola dei nostri giorni dai connotati molto diversi da quelle del passato. Certo, a nessuno sfugge che dietro un evento simile stanno anche interessi economici e business che talora lasciano un po' perplessi. E indubbiamente, come sempre, ogni gesto è stato programmato da un rigido protocollo.

Tuttavia, dietro l'apparato, mi è parso di cogliere davvero la spontaneità dei sorrisi e del cuore: non una bella facciata o uno spettacolo di rito per il popolo curioso, ma una storia d'amore sincera vista dalla gente come segno di vera coesione, condivisa col calore dell'affetto e forse con la speranza con cui ci si proietta, a volte, nei sogni degli altri.
Inevitabile poi che il pensiero andasse anche alla Principessa Diana, insieme al confronto con la diversa ma ugualmente splendida Kate alla quale va l'augurio di vita più lunga e più felice.

Ed è proprio a questa unione che voglio dedicare il brano di oggi.
In un primo tempo, avevo deciso di optare ovviamente per un compositore inglese, ma poi ho pensato che una storia d'amore meritava un musicista francese perchè da sempre la musica francese ha uno charme, un romanticismo e talora anche una sensualità che ben si addicono a questo evento.


Così ho scelto
"Il se fait tard!...Adieu!", uno dei più affascinanti duetti d'amore del "Faust" di Gounod, un'aria nella quale la musica a tratti ritorna su se stessa con dolcissima intensità proprio ad esprimere la ridondanza di un sentimento traboccante.
E Gounod che qui usa una scrittura vocale particolarmente adatta alla lingua francese e un'orchestrazione dalle morbide sonorità, è colui che voleva essere riconosciuto proprio come "il musicista dell'amore".
Significativo, a questo proposito, anche il fatto che una delle battute iniziali di Faust a Margherita, la tenerissima frase
"Laisse ma main s'oublier dans la tienne" (lascia che la mia mano si dimentichi...si perda nella tua), ricorra anche nel testo del "Roméo e Juliette" musicato sempre da Gounod.

Buon ascolto !