Mi capita spesso di andare a Milano e usare il metrò, quindi trovarmi nei sotterranei di una grande città in mezzo a una folla cosmopolita non è per me cosa nuova.Ma l'esperienza della metropolitana di Parigi, dove sono stata recentemente, è diversa e mi ha lasciato dentro un' intensa emozione.
Il metrò di Parigi è Milano moltiplicata per dieci : un dedalo di linee, chilometri di corridoi, scale e ancora scale, gallerie tappezzate di piastrelle bianche dall'aria piuttosto datata; alcune stazioni - quelle del centro - più signorili ed eleganti, altre stile liberty, altre ancora maleodoranti e squallide o semplicemente vecchie.
Ma è soprattutto l'umanità che colpisce: varia, colorata, cosmopolita più ancora che da noi.
E' il mondo e lì mi sono sentita al centro del mondo con un coinvolgimento viscerale, un senso di sgomento e insieme di attrazione: proiettata fuori di me eppure a casa mia, nonostante fossi lontana da casa.
Certo, hai un tuo luogo di origine e radici tue, ma ci sono situazioni in cui gli orizzonti si perdono o si fanno infiniti.
Esistono momenti in cui - sciolti i legami - sei tu e basta, tu col tuo cuore e il tuo sguardo mentre ti scopri protagonista di un'affascinante solitudine, quella della tua anima davanti alla vita.
Percepirlo è magìa perchè proprio la vita vibra intorno a te in quell'umanità brulicante e sconosciuta ma che - come te - soffre e ama, gioisce e si affanna.
Questa esperienza così forte mi ha restituito - incisiva e nitidissima - l'atmosfera di un brano di musica che amo profondamente e che, a mio avviso, interpreta in pieno tali sensazioni: "Downtown" dal cd "Joy" (2006) di Giovanni Allevi.
Come ha affermato infatti il compositore stesso in alcune presentazioni del pezzo, "Downtown" è la "fotografia musicale" del mondo, di quell'umanità "dispersa e gettata nell'esistenza" di cui anche lui si sente parte.
Ma il brano è per me ancor più significativo perchè l'emozione che mi regala s'innesta in qualche modo sul mio passato, riconducendomi addirittura all'infanzia.
Quand'ero piccola e mio papà ogni tanto mi portava alla stazione a vedere i treni, ero sempre profondamente impressionata dalla folla di gente che risaliva dal sottopassaggio, tornando a casa dalla grande città dopo una giornata di lavoro. Nella mia fantasia di bambina, mi pareva che vivere consistesse proprio in quello, nell'essere parte di una trama più ampia, di un orizzonte più vasto della mia piccola esistenza, e ho sempre desiderato di trovarmi anch'io nel cuore di quella folla in movimento.
Quando poi ho iniziato a viaggiare davvero, c'erano giorni in cui da Milano dove frequentavo l'università, tornavo alla mia città di provincia ch'era già sera.
Allora non era più solo la stazione piena di gente a suggestionarmi, ma l'intera metropoli che mi circondava nel suo afflato di vita vicino e lontano, familiare e pure sconosciuto.
Il treno delle otto, attraversando nel buio la periferia da Lambrate a Rogoredo, mi consentiva di vedere le luci nelle case, intuire la storie che vi si svolgevano, immaginare le persone con i loro sogni e in qualche modo respirare con loro.
"Downtown" mi riporta a quelle sere, nella sua vena di ritmo che scorre sotterranea e ininterrotta, pronta a emergere impetuosa nei passaggi rock e a sfumare subito dopo, con ineffabile dolcezza, in toni morbidi e sommessi. Colonna sonora dei mille volti di una metropoli, ma anche di sorprendenti viaggi dell'anima.
Buon ascolto!
E' il mondo e lì mi sono sentita al centro del mondo con un coinvolgimento viscerale, un senso di sgomento e insieme di attrazione: proiettata fuori di me eppure a casa mia, nonostante fossi lontana da casa.
Certo, hai un tuo luogo di origine e radici tue, ma ci sono situazioni in cui gli orizzonti si perdono o si fanno infiniti.
Esistono momenti in cui - sciolti i legami - sei tu e basta, tu col tuo cuore e il tuo sguardo mentre ti scopri protagonista di un'affascinante solitudine, quella della tua anima davanti alla vita.
Percepirlo è magìa perchè proprio la vita vibra intorno a te in quell'umanità brulicante e sconosciuta ma che - come te - soffre e ama, gioisce e si affanna.
Questa esperienza così forte mi ha restituito - incisiva e nitidissima - l'atmosfera di un brano di musica che amo profondamente e che, a mio avviso, interpreta in pieno tali sensazioni: "Downtown" dal cd "Joy" (2006) di Giovanni Allevi.
Come ha affermato infatti il compositore stesso in alcune presentazioni del pezzo, "Downtown" è la "fotografia musicale" del mondo, di quell'umanità "dispersa e gettata nell'esistenza" di cui anche lui si sente parte.
Ma il brano è per me ancor più significativo perchè l'emozione che mi regala s'innesta in qualche modo sul mio passato, riconducendomi addirittura all'infanzia.
Quand'ero piccola e mio papà ogni tanto mi portava alla stazione a vedere i treni, ero sempre profondamente impressionata dalla folla di gente che risaliva dal sottopassaggio, tornando a casa dalla grande città dopo una giornata di lavoro. Nella mia fantasia di bambina, mi pareva che vivere consistesse proprio in quello, nell'essere parte di una trama più ampia, di un orizzonte più vasto della mia piccola esistenza, e ho sempre desiderato di trovarmi anch'io nel cuore di quella folla in movimento.
Quando poi ho iniziato a viaggiare davvero, c'erano giorni in cui da Milano dove frequentavo l'università, tornavo alla mia città di provincia ch'era già sera.
Allora non era più solo la stazione piena di gente a suggestionarmi, ma l'intera metropoli che mi circondava nel suo afflato di vita vicino e lontano, familiare e pure sconosciuto.
Il treno delle otto, attraversando nel buio la periferia da Lambrate a Rogoredo, mi consentiva di vedere le luci nelle case, intuire la storie che vi si svolgevano, immaginare le persone con i loro sogni e in qualche modo respirare con loro.
"Downtown" mi riporta a quelle sere, nella sua vena di ritmo che scorre sotterranea e ininterrotta, pronta a emergere impetuosa nei passaggi rock e a sfumare subito dopo, con ineffabile dolcezza, in toni morbidi e sommessi. Colonna sonora dei mille volti di una metropoli, ma anche di sorprendenti viaggi dell'anima.
Buon ascolto!













