Non ho mai amato particolarmente i gialli, nè come genere di lettura, nè come film: troppa tensione e talora anche violenza, soprattutto in quelli più recenti. Certo, se capita un bel film in tv, lo vedo e magari ci resto inchiodata davanti fino alla fine, ma non lo vado a cercare appositamente.
C'è però un'eccezione, un maestro assoluto del brivido di cui conosco molta cinematografia : Alfred Hitchcock.
I suoi film e telefilm mi hanno sempre appassionato fin da ragazzina, sia per le trame ben congegnate che per le studiatissime inquadrature e le colonne sonore.
Chi non ricorda, per esempio, la colonna sonora di "Psycho" opera di Bernard Herrmann? Solo quella varrebbe un Oscar: tesa, martellante, ossessiva, assolutamente magistrale!
Così, quando qualche giorno fa ho scoperto che in tv ridavano "La finestra sul cortile", l'ho rivisto con piacere.
Si tratta di uno dei film più famosi e meglio riusciti del maestro del giallo, dove la trama vera e propria (il sospetto di un omicidio e la ricerca di indizi che lo confermino) si fonde con altre tematiche.
Da un lato, lo spettacolo di un microcosmo che il protagonista dal suo punto di osservazione va progressivamente scoprendo: uno spaccato di vita quotidiana di cui ricostruisce vicende e riannoda fili, proprio come fa lo spettatore davanti allo schermo.
Dall'altro, la relazione tra i due protagonisti che implicitamente trova una sorta di termine di confronto nelle storie che si svolgono al di là del cortile, nelle speranze, delusioni, gioie o rabbie che in esse affiorano.
E al di sopra di tutto, un gioco di scatole cinesi : la magistrale capacità di Hitchcock di prendere spunto dai particolari per indurre noi che guardiamo a entrare nella psicologia dei personaggi, così come - a loro volta - i due protagonisti entrano nelle esistenze che si dipanano davanti a loro.
Un capolavoro, insomma!
Bene. Ma che c'entra Hitchcock con la musica, magari anche classica?
C'entra, perchè al di là della produzione cinematografica, c'è una famosissima serie di telefilm per la tv intitolata "Alfred Hitchcock presenta", andata in onda parecchi anni fa e caratterizzata da una leggendaria sigla divenuta per così dire il simbolo stesso di Hitchcock.
Tutti la ricorderanno sicuramente, a cominciare dai meno giovani: accompagnato da un'originale colonna sonora, il regista vi commentava brevemente e ironicamente l'episodio e poi andava a riempire con la sua figura il proprio profilo stilizzato.
Quella colonna sonora è appunto un brano di musica classica e precisamente la "Marcia funebre per una marionetta" di Charles Gounod.
Sì, il Gounod del Faust e delle arie d'amore, dell' Ave Maria e di altre musiche sacre, proprio lui è l'autore di questa composizione un po' ammiccante, che procede a scatti quasi come una marionetta, giocosa e amara ad un tempo, decisamente singolare.
Questo per significare la versatilità d'ispirazione di Gounod e per scoprire quanta musica classica si annida là dove forse non ce l'aspettiamo.
Buon ascolto!













