E' di una particolare tonalità il verde all'inizio della primavera, chiaro e lucente, tenero e fresco, una sfumatura destinata tuttavia a durare poco e che andrà scurendosi col passare del tempo.
Assistere al risveglio della natura è sempre gioia che si rinnova: qui da me, i viali di circonvallazione sono una galleria di chiaro splendore, mentre la campagna che sfuma vellutata all'orizzonte è ancora più affascinante quando il cielo si anima di nuvole. Se poi piove o minaccia temporale, il verde tenero fa un bel contrasto con l'atmosfera grigia e plumbea, illuminando il panorama e riempiendo lo sguardo.
Ecco: è proprio questa virtù del colore, questa sua capacità di riempire lo sguardo a farmi sentire dentro le cose e dentro il paesaggio. Non spettatrice ammirata e tuttavia esterna, come talora può accadere, ma immersa nel verde che pervade gli occhi e il cuore regalando respiro e serenità, sollievo e distensione.
E sull'onda di questa distensione, oggi mi piace condividere con voi un delicatissimo brano di Antonio Vivaldi (1678 - 1741).
Si tratta del secondo tempo - "Andante molto" - del "Concerto in Do maggiore con molti istromenti RV 558", dove i molti istromenti sono: due violini in tromba marina, due flauti dolci, due mandolini, due salmoe, due tiorbe, un violoncello e gli archi. In particolare, violini in tromba marina, salmoe e tiorbe sono strumenti antichi che si possono definire in certo qual modo gli antenati rispettivamente del violino, del clarinetto e del liuto.
Il pezzo ci presenta un'aria dolcissima e sognante il cui tema viene ripetuto, arricchito e direi quasi impreziosito dal vibrare delle tiorbe e dei mandolini: una melodia incantevole che, con il suo ritmo pacato eppure scorrevole, ci regala un senso di riposante apertura quasi come un prato primaverile.
Confesso che ho indugiato a lungo prima di scegliere la clip audio tra quelle offerte da youtube. Dal primo momento in cui l'avevo ascoltato - tanto tempo fa! - questo brano mi aveva comunicato una profonda sensazione di pace e nelle varie interpretazioni ho cercato d'inseguire proprio quell'antico ricordo.
Tuttavia, ora le esecuzioni mi parevano sempre troppo lente o, al contrario, eccessivamente veloci e di conseguenza un po' meccaniche e poco espressive. Inoltre, in taluni casi, il particolare timbro degli strumenti antichi finiva per prevalere senza fondersi con tutto il complesso orchestrale.
Poi, ho trovato l'interpretazione dei Solisti Veneti, un luminoso esempio di raffinatezza e felicità musicale: sotto la direzione del Maestro Scimone infatti, il brano prende vita in quella che a me pare una perfetta fusione di ritmo ed espressività.
Il vibrare animato di tiorbe e mandolini emerge dall'insieme con naturalezza, in totale coesione con gli altri strumenti come uno scintillìo di spume sulla superficie di un'onda, conferendo respiro e distensione a questa meravigliosa pagina musicale.
E noi vi entriamo avvolti dal suo splendore e condotti progressivamente al centro di un panorama di bellezza.
Buon ascolto!
(Purtroppo, a distanza di tempo, su youtube l'interpretazione dei Solisti Veneti non è più disponibile e l'ho sostituita con un'altra clip audio...)







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