lunedì 15 marzo 2021

Immediatezza

C'è talora, nei nostri comportamenti, una immediatezza che a prima vista può sembrare spontaneità, ma che - a ben guardare - non sempre lo è.
A volte è solo fretta, o quella noncuranza
che ci fa dire la prima parola che ci passa per la testa, magari senza troppa convinzione.
O ancora può essere il bisogno di
nasconderci dietro un'immagine diversa dalla realtà.

Ma c'è al contrario un' immediatezza rara come un miracolo nella quale si percepisce - e ce ne accorgiamo subito - che parole, azioni, gesti della persona che abbiamo davanti sono una cosa sola, in profonda unità con tutto il suo essere. È una forma di semplicità, una sorridente effusione del profondo, una trasparenza del cuore simile a quella dei bambini quando ancora non si sono conformati al mondo degli adulti. Immediatezza - del resto - significa che ciò che siamo arriva agli altri senza mediazioni, senza il filtro di condizionamenti, difese o paure. Siamo noi e siamo liberi.

Tuttavia non è facile che ciò si realizzi sempre. È una conquista del tempo far sì che i ruoli ricoperti sul lavoro o nelle diverse relazioni non siano corazze di cui ci si riveste o costumi di cui ci si ammanta, e che il sorriso non sia un elegante schermo dal giudizio degli altri, ma un moto del cuore capace di rispecchiare la nostra verità.
Dico un sorriso, ma vale per qualunque altro gesto. La vera spontaneità è
mancanza di artificio e si fa strada man mano che riusciamo ricondurre ad unità ciò che facciamo con ciò che siamo. Ma se da un lato essa è il risultato del tempo che passa, dall'altro può essere anche frutto di esperienze dolorose che scavano in noi facendo affiorare la nostra dimensione più autentica.

Pensavo a questo giorni fa, ascoltando Mozart.
Credo che la musica abbia molto a che fare con quel processo che porta a risvegliare tale autenticità liberando la verità di noi stessi. E se ciò vale per chi l'ascolta, vale
 a maggior ragione per chi la scrive.
Creare infatti un'opera realmente ispirata, che non sia soltanto un piacevole esercizio di stile, è sempre frutto di una fusione tra musica e vita in cui il compositore si è messo in gioco con la propria interiorità.
In questo caso, non è raro che l'immediatezza comunicativa di
certi brani, anche quando ha un'apparenza di magica semplicità, affondi le radici in un vissuto talora complesso o addirittura doloroso, come vari compositori ci testimoniano nella loro storia. Sono sofferenze che, in taluni casi, hanno affinato la loro arte facendo scaturire dal dolore opere straordinariamente toccanti. 
Ricordiamo - solo a titolo di esempio - la sordità di Beethoven e il suo Inno alla gioia, e così pure l' Hallelujah di Haendel nato dopo un periodo di depressione! 
L' elenco potrebbe continuare con altri artisti anche in ambito poetico e pittorico. Ma restiamo in campo musicale.

Ci pensavo - scrivevo prima - ascoltando Mozart e in particolare il primo movimento della "Sinfonia concertante in Mi bemolle maggiore K.364 per violino, viola e orchestra".
Il brano è stato scritto nel 1779, quando il compositore aveva ventitre anni e già
la sua produzione di ragazzo prodigio annoverava pezzi di rara bellezza.
Eppure, questo segna una sorta di spartiacque tra lo stile galante in voga all'epoca e
un'ispirazione di più profondo spessore. Già l'espressione Sinfonia concertante indica una fase di passaggio tra generi musicali. Il pezzo si snoda infatti in tre tempi e prevede strumenti solisti come un concerto, ma nel dialogo molto articolato tra questi e l'orchestra rivela un ampio respiro sinfonico. 

È un Mozart musicalmente più maturo, ma anche umanamente provato.
La composizione nasce dopo un viaggio in Europa durato sedici mesi, in cui
il musicista viene a contatto con ambienti dai quali non è apprezzato come forse si aspetterebbe o come quando - anni prima - aveva compiuto un viaggio simile col padre Leopold. Allora, era un bimbino scarrozzato in giro per le corti, e suonare davanti a principi e principesse poteva anche diventare un gioco dal sapore avventuroso. Ora invece, se il contatto con la musica tedesca gli offre interessanti spunti stilistici, il suo desiderio di trovare uno sbocco professionale viene accolto con freddezza.
Ma sono soprattutto due grandi dolori a segnare questo periodo: la morte della
madre che lo accompagnava, mentre si trovavano a Parigi, e una cocente delusione amorosa. Possiamo intuire quindi lo smarrimento del giovane e la sua solitudine, accresciuta - al ritorno - dalla necessità di far coesistere l'esuberanza del proprio genio musicale con l'angustia dell'ambiente salisburghese.
Eppure...
Eppure, è come se dalla ferita aperta di queste sofferenze sgorgasse poi
un'ispirazione più profonda. E se è vero che i Concerti per violino scritti a diciannove anni sono già pagine di compiuto splendore, con la Sinfonia concertante si apre un'altra stagione, segnata dalla ricerca della luce ma al tempo stesso dalla consapevolezza dell'ombra. Lo dimostra il secondo tempo della composizione, tra l'altro il più celebre: un Andante pervaso di intensa malinconia nella cupa tonalità di do minore

Ma, in realtà, tutta la Sinfonia concertante è frutto di un più intenso coinvolgimento espressivo. A guidare qui Mozart non è solo la felicità compositiva del fanciullo prodigio, ma una consapevolezza che gli consente di inabissarsi nella musica alla ricerca di una luce più autentica, dove realizzare la propria aspirazione a una pienezza interiore.
Ecco perchè vi propongo il primo tempo: un "Allegro maestoso" limpido e insieme complesso
, ricco di luminosa vitalità, ma non privo di modulazioni in tono minore e di passaggi che ci affascinano proprio per la loro immediatezza.
Lo testimoniano l'intenso e fremente crescendo orchestrale che precede l'esordio dei due solisti, e
che - a mio modesto avviso - anticipa certi passaggi del Beethoven della Pastorale; poi il dialogo tra la voce acuta del violino e quella più calda e scura della viola; ma soprattutto il tema che si sviluppa a 4.08 dall'inizio, dove le note spiccate del violino ci regalano un' impagabile freschezza comunicativa.
Una comunicazione che - come le campanule della foto, fiorite tra le rocce
- si fa più sorprendente e luminosa. Un' immediatezza che Mozart ci offre qui con la magìa del suo sguardo che sa ricondurre a splendida sintesi le alterne vicende della nostra esistenza.

Buon ascolto! 

(La clip video riporta solo i primi sette muniti del brano. Trovate qui il seguito: https://www.youtube.com/watch?v=ld4vTCcjOME&t=0s )

 

14 commenti:

Gus O. ha detto...

Ciao Annamaria.
Le tue riflessioni sono molto istruttive.

Luigi ha detto...

sempre profonde le tue considerazioni Annamaria: hai mai pensato di raccoglierle in un libro, una sorta di invito all'ascolto nel quale presentare la musica classica che più ti appassiona?
Sono convinto che con la tua competenza e capacità espressiva sarebbe un testo preziosissimo!!!

Annamaria ha detto...

Grazie Gus! E' Mozart che me ne offre lo spunto.
Buona giornata!!!

Annamaria ha detto...

Grazie Luigi! Ti dirò che la proposta di raccogliere in un libro i miei articoli mi è già stata fatta da varie persone amiche, ma l'idea mi lascia freddina. Un po' perchè al testo andrebbe allegato un cd dato che senza la musica i post non avrebbero senso. Un po' perchè il mezzo più veloce per far arrivare uno scritto a più persone resta ancora il web, mentre oggi, se da un lato puoi pubblicare un libro con relativa facilità, dall'altro non è la stessa cosa per la sua diffusione, soprattutto se a scriverlo è una perfetta sconosciuta. E poi perchè sono pigra e alla mia età non ho voglia di imbarcarmi in questi problemi.
Comunque tengo cara la proposta e ti ringrazio tanto!

Carmine ha detto...

Molto bella questa relazione tra l'immediatezza nella vita sociale e nella musica, un'aspetto che mi ha fatto riflettere.

Offri molti spunti di riflessione nei tuoi post che mi aiutano molto, pensaci al libro come raccolta di post, certo ci sarebbe del lavoro da fare ma il materiale non manca, una mia amica Carla Maria Russo ha iniziato a scrivere solo ora che è in pensione con grande successo inaspettato.

giorgio giorgi ha detto...

Molto interessante! La differenza tra dire la prima cosa che ti viene in mente scollegando il sentimento dalla ragione e la freschezza di una cosa che nasce dall'autenticità profonda di una persona è tutt'altro che banale. La nostra verità profonda nasce dal nostro contatto col tutto che noi siamo, per dirla in termini junghiano dal contatto dell'Io col Sé. Ed è ciò che mi suggerisce il termine Sinfonia concertante: l'integrazione di due cose che vengono generalmente considerate diverse. L'autenticità nasce sempre da un tutto, che, per definizione, contiene in sé elementi diversi. Come dire "affrettati lentamente". Dalla relazione creativa tra elementi diversi nasce la trasformazione reale, cioè la vita.

Annamaria ha detto...

Grazie di cuore, Carmine! E' la musica che ci offre sempre tanti spunti di riflessione!
Quanto al libro, come scrivevo sopra a Luigi, sono un po' perplessa. Quello che mi interessa è la possibilità di condividere i vari brani musicali con più persone, e da questo punto di vista il blog mi sembra ancora lo strumento più adatto, perchè con un clic i nostri post arrivano in tutto il mondo. Ma ti prometto che ci penserò!
Buona serata!!!

Annamaria ha detto...

Molto bello, Giorgio, il tuo riferimento al "tutto" che siamo e al fatto che l'autenticità nasce da un tutto che "contiene in sè elementi diversi". E grazie di aver interpretato in questo senso l'espressione "sinfonia concertante" arricchendo di spessore il suo significato.
Buona serata!!!

Marina ha detto...

Se posso concedermi una nota frivola, anche le facce dei violinisti del minuto 4 che segnalavi sono fantastiche: sembra che le loro espressioni traducano perfettamente la leggerezza e la spensieratezza delle note.
L’immediatezza è una componente caratteriale che in genere adoro nelle persone: una reazione spontanea, qualunque natura abbia, mi piace molto più di un atteggiamento costruito e impostato. La soavità di Mozart è una certezza assoluta e, in genere, la capacità di trasferire in musica uno stato d’animo, ma che dono meraviglioso che è!

Annamaria ha detto...

La tua non è un'osservazione frivola, cara Marina, ma è importantissima! Mi piace - quando è possibile - pubblicare dei live dove si possano cogliere le espressioni dei musicisti mentre suonano, il loro coinvolgimento emotivo, il loro modo di "entrare" nella musica e viverne ogni passaggio. Emerge così la passione, l'intensità, la leggerezza o il divertimento che di volte in volta li anima. Ed è bellissimo!
Grazie di cuore e buona serata!

Leo Pieretti ha detto...

Mi vien da rider. In poche righe c'è di tutto:arte, psicologia, filosofia, storia, musica, scienze naturali. Ti sei dimenticata la matematica e la fisica. 💚

Annamaria ha detto...

Ciao Leo, mi fai sorridere sempre! Però hai ragione, mancano matematica e fisica...e per la prossima volta devo studiare!!!
Scherzi a parte, ti ringrazio di cuore!!!

Rossana Rolando ha detto...

Ciao Annamaria, sì molta filosofia nel tuo post, nella scelta stessa del complicato e affascinante rapporto tra immediatezza e mediazione. Forse la musica (Mozart!) e la poesia (oggi è la giornata della poesia!)sanno comunicare in modo immediato ciò che è risultato di un lungo percorso interiore (fatto di tanti passaggi/mediazioni). Grazie e buona primavera. Un abbraccio.

Annamaria ha detto...

Certo Rossana! La musica e la poesia ci arrivano in modo più immediato e al tempo stesso compiuto. Ci regalano suoni e intuizioni in un linguaggio sintetico, talora folgorante ma sempre ricco di spessore.
Grazie e buona primavera a te!!!