martedì 13 febbraio 2018

La neve e le primule

(foto presa dal web)
Sono recentissime le foto che ci mostrano la gran quantità di neve venuta quest'anno e forse ancora prossima a cadere, soprattutto in montagna.
Ma già le primule occhieggiano in qualche giardino e dai banchi del mercato. 
Lo notavo nei giorni scorsi e mi colpiva - oltre allo scorrere del tempo - la coesistenza di stagioni così diverse che nascono, in fondo, l'una dal cuore dell'altra.

Le primule infatti, luminoso presagio di rinascita, fioriscono già nel pieno dell'inverno e ne illuminano il grigiore, inducendo a pensare che l'aridità dei mesi più freddi sia in fondo solo apparente, se cova nel segreto i germogli del futuro. È graduale il passaggio tra il vecchio e il nuovo, e se la primavera riserva poi sempre qualche giornata di gelo, resta vero tuttavia che il suo incanto nasce da lontano, col profumo del calicanthus ancora in gennaio, i primi timidi bucaneve e infine le mie primule. 
Sono tempi che s'intrecciano sia nella natura che nella storia e nella vita di ciascuno. "Sotto la neve pane..." recita un antico proverbio a significare che la neve protegge e custodisce il seme favorendo così un buon raccolto e - come suggeriscono le primule con la loro vivacità - anche sotto il gelo di certi periodi della nostra esistenza, si prepara un pane inaspettato per gli occhi e per il cuore. Almeno così voglio credere.

Per questo, oggi mi piace pubblicare un brano che annunzia già la primavera.
Sappiamo tutti quanto lo splendore della natura nei vari momenti dell'anno sia stato ampiamente celebrato in musica: dalle famosissime "Quattro stagioni" di Vivaldi all'oratorio "Le stagioni" di Haydn, ai pezzi di Tchaikovsky sui dodici mesi. Ma non mancano composizioni dedicate specificamente alla primavera: dalla Sinfonia n.1 di Schumann alla Sonata n.5 per violino e pianoforte di Beethoven, fino alle creazioni di Grieg e di Strawinsky.
E proprio seguendo l'onda di queste musiche, oggi celebriamo l'ingresso nel blog di un nuovo autore.

Si tratta del norvegese Christian Sinding (1856 - 1941) col suo brano forse più conosciuto: "Mormorio di primavera op.32 n.3" per pianoforte solo, qui interpretato dal talento di Valentina Lisitsa.
Il pezzo è costruito su di una cascata di arpeggi, quasi a imitazione delle acque di un ruscello dopo il disgelo. Delicato all'inizio - appunto un mormorio, un suono lieve come un dolce, furtivo presagio - si fa poi sempre più irruente e impetuoso, simile a un torrente ricco di acque.
È una primavera che si annunzia timida recando in sè qualche sfumatura di malinconia, ma che va poi progressivamente aprendosi con i suoi colori vivaci e la sua luminosità. Sono note che riflettono l'altalena di contrasti tipica di questa stagione sia fuori che dentro di noi e - attraverso gli arpeggi - sembrano cercare ansiosamente la luce fino a quando essa non trionfa in pieno in una tumultuosa esplosione di vita. 
Un brano caratterizzato da una limpida freschezza che il tocco deciso, ma insieme morbido ed elegante della Lisitsa ci aiuta a cogliere. 
E mi sembra significativo che a comporlo sia stato un musicista norvegese, che ha avuto negli occhi e nel cuore la suggestione dei paesaggi nordici, la meraviglia dell'acqua che riprende a scorrere e dei prati che rifioriscono dopo il lungo inverno carico di neve.

Buon ascolto!

10 commenti:

egle eglissima ha detto...

Che meraviglia! Quanto adoro questo pezzo di Sinding, che fa sbocciare le primule, apre la porta alla primavera anche quando c'è ancora un po' di neve e la terra è indurita dall'inverno. Così si apre anche il cuore che assorbe il primo tepore del sole e il sorriso canta.
Grazie, cara Annamaria! Bellissima pagina.
Buona serata.
egle

Annamaria ha detto...

Grazie, Egle! So che questo brano ti piace e ricordo che una volta ne avevamo parlato e me lo avevi anche canticchiato al telefono
Un abbraccio di buona serata!!!

Mariella ha detto...

Questo brano che non conoscevo è una vera e propria cascata di emozioni.
Bellissimo il tuo accostamento alla primavera. Mi hai fatto riflettere sui fiori che anticipano, l'arrivo della primavera. A me personalmente piacciono i ranuncoli. La loro corolla piena di petali dai colori caldi, mi ricorda i pianeti del sistema solare.
Belli e ricchi, ognuno dotato di personalità.
Un abbraccio e buona serata!

Annamaria ha detto...

Oh sì, cara Mariella, anche i ranuncoli fanno primavera, soprattutto quelli gialli così luminosi! Singolare e bellissimo il tuo paragone tra la loro corolla e i pianeti così diversi tra loro.
Grazie di cuore e buona giornata!!!

Anonimo ha detto...

Che meraviglia!
Riporto qui le tue incantevoli parole "La coesistenza di stagioni così diverse
l'incanto della primavera nasce da lontano"
Non potevo leggere parole più delicate, ma nello stesso tempo colme di preziosa vitalità come la nascita sublime di questa stagione che semina già da prima, quasi fosse un dolce mistero la sua nascita.
Incantevole il grande Christian Sinding nel mormorio di primavera suonato da Lisitsa
Un caro saluto
adriana
natipervivereblog.com

Annamaria ha detto...

Sì, cara Adriana, la primavera nasce da lontano e questo è per me un segno di speranza!
Incantevole davvero il brano di Sinding così ricco di arpeggi e soprattutto interpretato dalla Lisitsa. Mi colpiscono sempre le mani di questa straordinaria pianista, piene di energia e insieme morbide, eleganti e leggere tanto da volare sui tasti.
Grazie e un carissimo abbraccio!!!

Stefyp. ha detto...

Magistrale interpretazione! Trovo che renda più intenso questo splendido brano! La Primavera, timidamente sta già facendo il suo ingresso anche qua, tra queste Valli dove la neve ancora continua a farci visita, l'ultima è di questa settimana. Sono incontri brevi, subito mitigati dal sole che sta cambiando l'aria di giorno in giorno.
Ne facevo le considerazioni proprio qualche giorno fa, nelle mia solita passeggiata, scorgendo qualche tralcio in boccio della folsizia.
Gli alberi sono ancora spogli, ma qualcosa intorno sta comunque cambiando, si vede e si sente e questo brano ne esprime bene tutta la magia dell'incontro, la freschezza dello scroscio del torrente che sale via via di intensità e ci apre il cuore al nuova attesa.
Un abbraccione, carissima Annamaria, buona domenica.
Stefania

Annamaria ha detto...

Sì, cara Stefania, come scrivevo sopra, l'interpretazione della Lisitsa è straordinaria.
Quanto ai segnali di primavera in Valle, immagino già che, almeno lì da te, l'aria sia diversa, nonostante qualche recente spruzzata di neve. Piccoli segnali, ma tenaci.
Nel mio paesetto lassù in alto, penso si debba aspettare ancora: ma certo, appena comincerà a sciogliersi la neve, occhieggeranno i crochi viola nei prati.
Grazie di cuore e un abbraccio di buona serata!!!

frida ha detto...



Che bella scrittura sulla poeticità del vecchio - nuovo che avanza, dove la coesistenza degli estremi ci riporta al senso della vita nella sua eterogenea pienezza!
E che splendore il brano, magistralmente interpretato ( come sempre ! ) da questa personalissima pianista!
E' tutto un incanto.

Annamaria ha detto...

Grazie, cara Frida! I tempi s'intrecciano spesso, nelle stagioni come nella storia grande e piccola, nella vita di ciascuno. Ed è bello che sia così, proprio per quell'eterogenea pienezza di cui parli.
E sì...Sinding e la Lisitsa riescono a incantarci.
Ti auguro buona serata!!!