giovedì 15 giugno 2017

Terapia d'urto

H.Matisse: "La danza" - New York, Museum of Modern Art
Mi è già capitato diverse volte di parlare del potere terapeutico che la musica esercita su di noi e che la rende efficace al pari di un vero e proprio catalizzatore.
Da sempre, del resto, essa ha avuto la capacità di placare gli animi o d'infiammarli, di esortare o di commuovere, come ci testimoniano canti patriottici, inni, preghiere, ma anche dolci e ammalianti melodie.
  
Nelle culture dell'antichità, musica e medicina erano praticamente una cosa sola: lo sciamano sapeva che la vita del cosmo - come pure quella dell'uomo - è costruita secondo principi musicali ed è governata dal ritmo e dall'armonia. Di conseguenza era affidato alla musica stessa il potere di ripristinare tale armonia perduta. Dagli studi di Pitagora al mito di Orfeo o al racconto biblico in cui il giovane Davide suona l'arpa per guarire Saul dall'ipocondria, numerosi sono infatti i riferimenti al valore terapeutico delle note.

Il discorso è vasto, affascinante e ha fondamenti che anche la scienza sta esplorando attraverso studi sull'efficacia curativa delle diverse frequenze di suono. Ma non essendo un'esperta, preferisco restarne ai margini condividendo qui solo ciò che, nella mia piccola esperienza, mi è dato di cogliere.
E la mia piccola esperienza mi suggerisce che, per essere terapeutica, non è strettamente necessario che una musica sia dolce e lenta tanto da indurre al riposo. Il web è pieno di melodie rilassanti a cominciare da quelle di Mozart, Albinoni, Pachebel e via dicendo, alle quali si aggiungono brani costruiti appositamente a questo scopo attraverso la particolare intensità delle loro vibrazioni.
Ma - senza nulla togliere all'incanto o alla funzione di certe arie - se abbiamo bisogno di ritrovare forza, grinta ed entusiasmo ci sono anche altre musiche, magari non altrettanto dolci, ma ugualmente efficaci nella loro energia. 
A restituirci il gusto della vita, può forse servire la giocosa leggerezza di una sinfonia rossiniana, o la vivace architettura di una fuga di Bach o il crescendo del Bolero di Ravel capace di rapirci nel suo vortice di ritmo e di danza. 
E mille altri pezzi di altrettanti compositori.

E certamente anche un brano di Beethoven
Attenzione, però: non tanto il Beethoven del celeberrimo primo tempo della sonata "Al chiaro di luna" davanti al quale tutti c'incantiamo a sognare, e neppure quello del pacatissimo "Adagio" del "Concerto Imperatore" o dell'ancor più famoso "Allegretto" della "Settima Sinfonia", pezzi sublimi che adoro, intendiamoci!
Ma un altro Beethoven, capace di sprigionare in note un'energia nuova, rivoluzionaria, quasi una forza primigenia che - pur nel rispetto delle strutture compositive - s'impone al di sopra di tutto per la propria vitalità. 

Mi riferisco - solo per fare qualche esempio - al tempestoso terzo tempo sempre della Sonata "Al chiaro di luna" e meglio ancora al famosissimo esordio della "Quinta Sinfonia" o al finale della "Settima".
Proprio quest'ultimo è il pezzo che oggi propongo al vostro ascolto: il quarto movimento, "Allegro con brio", della "Sinfonia n.7 in La maggiore op.92".

Se la musica è terapeutica, questa è indubbiamente una terapia d'urto. Introdotto da due fortissimi accordi orchestrali, il brano si snoda infatti come una danza sempre più accesa e trascinante, in taluni passaggi simile anche a una marcia cadenzata, un crescendo d'irrefrenabile ritmo e vitalità che sfocia in un vortice di esaltazione dionisiaca, una sorta di baccanale.

Talora mi capita di pensare a quale dev'essere stata la sorpresa dei contemporanei del musicista - abituati a tanti pezzi di puro intrattenimento, ma anche all'equilibrio e alla compostezza di Mozart o Haydn - di fronte a una musica come questa che è una sorta di forza della natura. 
E, per analogia, mi viene spontaneo associarvi i contemporanei di Michelangelo che, dopo le dolci Madonne di Raffaello e Perugino, si sono trovati di fronte al Giudizio Universale della Sistina: un impatto dirompente per novità di stile, iconografia, realismo...tutto!

Ecco, Beethoven qui mi pare il Michelangelo dei musicisti, in un brano che supera gli schemi per affondare le radici nella vita e che - come spesso accade alle novità - a suo tempo non ha trovato consenso unanime. 
Se infatti il famosissimo "Allegretto" della "Settima Sinfonia" è stato subito entusiasticamente apprezzato dal pubblico e in seguito Wagner ha definito l'intera composizione "l'apoteosi della danza", il finale al contrario ha suscitato pesanti critiche. Basti ricordare che il compositore Carl Maria von Weber l'aveva definito opera di un malato di mente ed altri ritenevano che fosse stato scritto dalla mano di un ubriaco.
Ma se - come Beethoven affermava - "la musica deve far sprizzare fuoco dallo spirito degli uomini", lo scopo è stato raggiunto. 
Io sento in essa la libertà assoluta del compositore che dà voce al proprio istinto gioioso facendolo prevalere su di una visione dolorosa e tormentata dell'esistenza che lui stesso - all'epoca già colpito dalla sordità - aveva sperimentato. Ne deriva una suprema affermazione di vita di una grandezza entusiasmante.

A renderci partecipi di tale grandezza è la prestigiosa "Simon Bolivar Symphony Orchestra of Venezuela" qui diretta da Gustavo Dudamel. 
Fondata nel 1978, essa è uno dei frutti del sistema di educazione musicale pubblica, libera e gratuita per i bambini di tutti i ceti sociali, istituito dal Maestro Josè Antonio Abreu. Buona parte dei musicisti proviene infatti da situazioni economico-sociali disagiate e l'accesso al mondo della musica diventa cosi via di fuga dalla povertà e insieme strumento di promozione non solo artistica, ma anche umana e intellettuale.
A ben guardare, un'efficace terapia anche questa, un'iniziativa che merita certamente applausi senza fine e tutto l'entusiasmo che sentirete...

Buon ascolto!

10 commenti:

egle eglissima ha detto...

Fantastico il 4° movimento della Sinfonia n. 7 di Beethoven. Il ritmo che riporta alla pittura di Matisse con La Dance, che ben conosco. Anni fa acquistai al Muséè d'Orsay a Parigi una litografia intitolata Bleu de Matisse ispirata alla danza in cui tutte le parti sembrano scomposte e in movimento. Mi dissero il suo grande valore in divenire. Mi importa poco, ma mi piace tanto e ed è veramente un'opera musicale.
Grazie, Annamaria cara per questo connubio così armonioso.
Bacio.
egle



Annamaria ha detto...

Grazie, cara Egle! Pensa che ho cambiato la foto scegliendo Matisse proprio all'ultimo. Prima avevo messo un'immagine che rappresentava una sorta di vortice di note. Bello, ma non mi convinceva fino in fondo. Poi mi è venuto in mente Matisse e davanti alla sua Danza non ho avuto dubbi!!! Che ritmo!!!
Un abbraccio di buona serata!!!

ReAnto R ha detto...

La musica qualunque genere sia , " Salva la vita "
Poche sere fa ho assistito a Elisir d'Amore recitata e interpretata da allievi di Conservatorio è stata una esperienza fantastica ....

Annamaria ha detto...

Concordo in pieno ReAnto R, la musica salva la vita e immagino quanto dev'essere stato emozionante il concerto cui hai assistito.
Grazie!!!

Anna Bernasconi ha detto...

Mentre ascoltavo ho immaginato una grande villa con tante persone indaffarate ad allestire una grandiosa festa: corri qua, corri là, prendi questo, sposta quello... gente di servizio e i padroni di casa eccitati, comunque tanta grinta e il pensiero che si sta allestendo qualcosa di eccezionale! Qua e là un vaso rotto, un'infornata di tartellette che brucia... o magari il festeggiato che sta per arrivare ma deve restare una festa a sorpresa... attimi di panico ma poi si riparte alla grande!
A tratti stavo quasi per cambiare visione e immaginare il turbinio di pensieri di qualcuno eccitato dal prendere una decisione importante, che sta facendo passare in rassegna tanti pro e qualche contro, con tanto entusiasmo. Ma la festa mi piaceva troppo, son rimasta a curiosare nella villa! :-D

Annamaria ha detto...

Bellissimo sbrigliare l'immaginazione come hai fatto tu, Anna! Ma c'è in particolare una parola che mi ha colpito nel tuo commento: "turbinìo", un termine che nel post io non ho usato e che invece mi pare adattissimo a questa musica.
Grazie davvero!!!

Anonimo ha detto...

il tuo bellissimo post mi offre lo spunto per condividere l'esperienza dell'ascolto di una voce che 'guarisce'.Si tratta di Sr Marie Keyrouz libanese,una suora cristiana nella chiesa greco-maronita laureata alla Sorbona in antropologia e musicologia dotata di una voce raffinatissima e virtuosa che veniva ascoltata nei canti liturgici solo all'interno del suo convento.Un fatto drammatico però dischiude in lei l'orizzonte di una missione.Durante un conflitto a fuoco un ragazzo viene ucciso vicino casa. La madre accorre, urla impazzisce di dolore. Accorre anche Sr.Marie che impotente davanti a tanta sofferenza inizia un canto di preghiera. La madre si calma,piange e si unisce al canto. Ora Sr. Marie canta contro la guerra,raccoglie inni sacri antichi in greco e in arabo, salmi, preghiere che canta in concerti. Ascoltare e vedere il suo bel volto e occhi trasfigurati mentre canta nei diversi video ti fa vivere pienamente l'esperienza della musica come alto valore terapeutico.Grazie Anamaria per gli spunti di riflessione che ci doni. Un abbraccio Rosi




Grazie Annamaria per gli spunti di riflessione che ci doni.Un abbraccio Rosi

Annamaria ha detto...

Ma grazie a te, carissima Rosi, di aver condiviso qui questa preziosa e toccante esperienza! E' un'ulteriore testimonianza del potere terapeutico della musica e del primo strumento musicale che è la nostra voce, capace di farsi canto di dolore, invocazione di aiuto e preghiera.
Andrò a cercare su youtube i video che hai segnalato.
Ti abbraccio e ti ringrazio ancora di cuore!!!

frida ha detto...


Anch'io sono stata molto colpita dall'accostamento del brano di Beethoven, che ha un'indubbia carica di forza, con il quadro di Matisse che - pur non piacendomi molto esteticamente- mi ha sempre affascinata per la sua carica vitale un po' scomposta, quasi orgiastica. Trovo che sia un bell'accostamento, inusuale e...tutto da godere...

Annamaria ha detto...

Hai detto bene, Frida: quel dipinto ha una carica vitale "un po' scomposta, quasi orgiastica" ed è proprio questo aspetto che ritrovo nel brano di musica.
Grazie!!!