venerdì 23 giugno 2017

Le domande traverse

(foto presa dal web)
Tempo di esami, in particolare di maturità.
Anche se manco ormai da anni dal mondo della scuola, non posso non essere toccata dall'ansia di questi giorni, un po' per la curiosità di conoscere gli argomenti delle prove, un po' per qualcosa di viscerale che mi riporta indietro di parecchio.

Sono sempre andata a scuola più che volentieri, sia da studentessa che in seguito, quando sono passata - diciamo così - dall'altra parte della barricata. 
Ma se penso agli inizi del mio percorso di allieva, oltre che dalla gioia, li vedo contrassegnati dalla paura. Paura di sbagliare, di essere impreparata, di un voto o un giudizio negativo, ma soprattutto del compito in classe di matematica che - fino alla terza media - ho vissuto con profonda ansia più di qualsiasi altra prova. Per me era il compito per eccellenza, con tutta la sua carica di oscura minaccia!

Al tempo in cui frequentavo le elementari, parafulmine contro queste paure era mia madre. Ogni mattina, infatti, il mio timore era quello di sbagliare il problema che la maestra ci assegnava quotidianamente con inflessibile puntualità ed era divenuta procedura di rito che mia madre mi rassicurasse al momento di uscire di casa.
La scena avveniva di solito quando ero ormai sulle scale. 
Abitavo allora in un vecchio stabile, terzo piano, niente ascensore. 
Ho un ricordo azzurrino di quelle mattine, forse dovuto al colore delle pareti del pianerottolo o alla luce che filtrava dal lucernario soprastante. Salutavo la mamma, scendevo ma, arrivata alla fine della prima rampa di gradini dove la scala curvava leggermente, mi giravo e, levando il viso verso di lei che dalla porta mi seguiva con lo sguardo, immancabilmente chiedevo:
"Non sbaglierò il problema???"
Lei mi tranquillizzava assicurando che no, non lo avrei sbagliato!!! 
E io mi avviavo pacificata, trattenendo in me quella certezza come un tesoro fragile e prezioso.
Guai se mi avesse detto il contrario, se avesse azzardato un dubbio o anche parlato in termini di sola speranza! Guai se la sua risposta avesse tradito la minima esitazione! La sua incertezza mi avrebbe precipitato nella disperazione o confinato nello smarrimento.
La sua sicurezza doveva essere per me totale, granitica, la recita doveva essere perfetta. E anche se, nel mio istinto di bambina, intuivo che - appunto - di recita si trattava, pure essa bastava a rassicurarmi come un rito, una sorta di atto propiziatorio al quale mai avrei rinunziato.
Del resto, per lei non era poi così difficile sostenere quella parte: le minime difficoltà della scuola elementare e i miei risultati positivi contribuivano a fondare concretamente la sua convinzione.

Ma col passare del tempo le cose erano gradatamente cambiate fin quasi a capovolgersi. A misura che una certa sicurezza si faceva strada in me dissolvendo le varie paure, quella di mia madre invece s'indeboliva sempre più, forse anche in conseguenza dei miei esiti scolastici talora un po' altalenanti.

Ero approdata nel frattempo alle medie e poi alle superiori.
Ora era lei che, accompagnandomi alla porta, con una venatura di preoccupazione nella voce soprattutto nei giorni di verifica o interrogazione, raccomandava:
"Stai attenta alle domande traverse!!!".
Nel lessico di mia madre le "domande traverse" erano certo le astuzie e i trabocchetti orditi a volte dagli insegnanti per mettere alla prova gli studenti, ma rappresentavano anche tutto ciò che richiedeva sforzo di ragionamento, là dove non fosse sufficiente il piano e immediato soccorso della memoria. 
Erano per lei il simbolo dell'intelligenza tesa a smascherare me che viaggiavo invece nella più beata e sprovveduta ingenuità.

La rivedo, mentre mi ripete la frase con occhi attenti e nello sguardo il lampo di chi sta all'erta, sporgendo il capo dal tendone che schermava la nostra porta a vetri. Era una vecchia tenda nella quale, da bambina, mi avvolgevo inventando melodrammatiche storie nei lunghi pomeriggi della mia infanzia di figlia unica. Da quella si sporgeva mia madre, mettendomi in guardia contro le domande traverse e simbolicamente contro le insidie della vita. Per lei scuola e vita infatti erano simili: entrambe partite da giocare contro un avversario pronto ad approvare, ma anche a coglierti in fallo.
E a me che rifiutavo ostinatamente questo modo d'intendere l'esistenza e più ancora m'illudevo che il mio cammino potesse essere piano e luminoso come i miei sogni di adolescente, lei ricordava che la vita è spesso anche lotta per la quale occorre addestrarsi con armi interiori.
Attenta alle domande traverse era come dire: svegliati, pensa prima di parlare, ragiona, valuta gli ostacoli e soprattutto non fermarti alla superficie delle cose ma guardaci dentro!!!
Un richiamo, insomma, ad affrontare con occho vigile quanto di obliquo l'esistenza mi potesse riservare. Un richiamo che nel tempo mi si è radicato dentro ad accompagnare la bambina ch'è in me, insieme al lampo di quello sguardo che porto annidato nel cuore.

Allora, in armonia con questi piccoli ricordi di scuola, per passare alla musica ho pensato di proporvi un pezzo nato proprio come esercizio per gli studenti, anzi per meglio dire, "per utilità e uso della gioventù musicale avida di apprendere".
Lo so che, davanti a questa citazione, avete già indovinato autore e opera da cui il mio branetto di oggi è preso! Del resto, chi potrebbe essere se non Bach e quella meraviglia del "Clavicembalo ben temperato" ?
Si tratta infatti del "Preludio n.5 in Re maggiore BWV 850" del I libro, pezzo col quale a suo tempo ho lottato non poco ma che, al di là della sua struttura da esercizio didattico, è un piccolo, incantevole gioiellino.
Ritmo e scorrevolezza sono le sue caratteristiche principali. Ritmo - come si vede dallo spartito - scandito dalla sinistra che sottolinea l'andamento armonico, mentre dalla destra si dipana una melodia di rassicurante continuità che ripete la stessa frase musicale a livelli e toni diversi in una sorta di meravigliosa altalena.
E quest'esecuzione leggera ma soprattutto, in rapporto ad altre, non troppo veloce, ci dà modo di apprezzare - come sempre in Bach - l'unione di varietà e organicità, intento didattico e valore poetico.

Buon ascolto!

 

10 commenti:

egle eglissima ha detto...

Quanto è gioioso questo pezzo di Bach! Non riporta certo alla paura delle domande traverse che racconti nella tua bella pagina. Che dire? La paura di certe interrogazioni alle superiori, dopo aver passato la giornata a bighellonare nelle strade del centro città dimenticando i libri è rimasta nel miei sogni, che si facevano vividi in certi periodi. Anche Freud ne parla facendo riferimento al sogno della paura all'esame di maturità e lo interpreta, giustamente, come un timore del presente che ci presenta un problema da affrontare. E allora bando alla paura e danziamo su queste fantastiche armonie di Bach.
Grazie, Annamaria cara.
Un abbraccio fresco.
egle

Stefyp. ha detto...

Che bello mia cara Annamaria, questo racconto. I tuoi ricordi si colgono ancora freschi e spontanei come allora e ne riaccendono inevitabilmente altri intensi e più personali. D'altra parte nel trascorrere della vita accade che un odore, un sapore, un evento abbiano la capacità di ripescare nel nostro bagaglio qualche pezzo del passato e di riaccenderne le relative sensazioni, aveva proprio ragione Proust con le sue "madeleine". Momenti piacevoli che ci danno l'idea che pur nel tempo trascorso non tutto è andato perduto.
Bello anche il brano di Bach, che ben si accorda alla dolcezza del tuo ricordo. Grazie, per questo piacevole intermezzo e buona estate. Ti lascio un abbraccio, Stefania

Annamaria ha detto...

Stranamente, cara Egle, non ho mai sognato l'esame di maturità, non ha mai fatto parte dei miei incubi e ne ho un ricordo felice. Ho frequentato un liceo talmente severo che quasi tutti ne siamo usciti con voti superiori a quelli dell'ammissione.
Sai, invece, cosa mi è capitato di sognare più volte? Che devo ancora laurearmi, pensa un po'!!! Ho piantato lì la tesi e non so più come concluderla. Forse un segreto timore d'inadeguatezza...chissà!
Comunque, bando alla paura e danziamo sulle note del nostro amico Bach!
Grazie!!!

Annamaria ha detto...

Cara Stefania, hai pienamente ragione! Ci sono ricordi ancora vivissimi, magari di particolari di vita anche banali, che ci rimangono dentro e ci restituiscono proprio il "sapore" del passato e dei rapporti con le persone. Sono convinta che nulla vada perduto e che tanto della nostra vita che si consuma in un quotidiano apparentemente poco significativo, in realtà abbia un grande valore.
Grazie di tutto e un abbraccio!!!

frida ha detto...

Due cose mi hanno particolarmente colpita, seppure in modo molto diverso, nel tuo bel testo e in una tua risposta ( certo, perché ho sperimentato che molto si può cogliere - della persona - dalle risposte e dai chiarimenti che vengono dati attraverso il blog ).
La prima è il " ricordo azzurrino " di quegli istanti che così tenacemente si sono fissati nella tua memoria : definirli azzurrini è tipico del linguaggio poetico poiché sappiamo che in realtà essi non sono oggettivamente di nessun colore, ma assumono la colorazione dell'animo che li percepisce. Da questo ne deriva che - essendo per antonomasia l'azzurro il colore del cielo - i tuoi ricordi di quei momenti e di quelle situazioni devono essere positivi, anche se parlano di difficoltà ( o di quelle che allora ti sembravano tali ). E già questo mi pare una cosa buona: avere dell'infanzia ricordi dolci.
La seconda è il tuo sogno dove tu ( contrariamente alla realtà ) non ti sei ancora laureata: certo, nell'interpretazione analitica non è difficile capire che quello che il tuo subconscio ti vuole dire è che - per certi versi - non ti senti ancora pronta, non hai " i titoli " per affrontare adeguatamente la vita.
E questo - a torto o a ragione - può capitare. Del resto c'è qualcuno che - a ragion veduta e senza presunzione - può affermare di possedere SEMPRE e COMUNQUE i talenti che servono a vivere nel migliore dei modi la vita che ci è data?
Io, il beneficio del dubbio , qualche volta lo lascerei.
Ma la cosa sorprendente - e che non ho mai detto a nessuno - ma lo faccio qui quasi " spinta" dal riferimento da te fatto - è che quel sogno l'ho fatto più volte anch'io, con l'aggravante che - pur non essendo laureata nel sogno - esercitavo una professione che lo richiedeva, e quindi non solo usurpavo un posto che non mi era dovuto, ma pure rischiavo di essere sconfessata e sbugiardata e di dover pagare multe o peggio.
Non ho bisogno di dirti che la sensazione che mi rimaneva anche da sveglia era di pura angoscia ( tant'è che ancora me ne ricordo ).
Quindi :che anch'io sia piena di dubbi su me stessa? E poi, " ma quanto ci rassomigliamo? "
Ciao.

Nella Crosiglia ha detto...

Che bello questo modo di concepire sia le nostre prime difficoltà scolastiche, vedi la matematica mio persistente terrore, che le avversità della vita ..le domande traverse ..quante ce ne siamo fatte e quante continuano ad arrivare e il tuo brano le rende più leggere e più scherzose facile da affrontare e da superare.
Sei unica nel tuo genere, bravissima!
Ti stringo da stritolo!

Annamaria ha detto...

Cara Frida, grazie del commento e di questa tua lettura così profondamente introspettiva.
Sì, ricordo con gioia certi particolari della mia infanzia e mi meraviglio sempre del fatto che tanti dettagli della nostra quotidianità che in apparenza sembrano insignificanti mi siano rimasti dentro come portatori di un sentimento. Un sentimento che mi restituisce il passato con gioia e conferisce una dimensione diversa anche alle mie paure infantili e valorizza il rapporto con mia mamma.
Quanto al sogno della tesi rimasta in sospeso....concordo in pieno, al momento è angosciante, ma non me ne faccio un grosso cruccio. Come scrivi giustamente tu: "C'è qualcuno che può affermare di possedere sempre e comunque i talenti che servono...?"
Avere qualche dubbio, secondo me, è sano.
Ti ringrazio di cuore e ti abbraccio!!!

Annamaria ha detto...

Eh sì, cara NELLA, nelle domande traverse mia mamma vedeva proprio le avversità della vita e non smetteva mai di mettermi in guardia, forse anche conoscendo l'ingenuità della sottoscritta!!! Dici bene: quante ce ne siamo fatte e quante continuano ad arrivare...
Grazie, carissima e il solito abbraccio grande!!!

Pia ha detto...

È molto bello questo tuo dolcissimo ricordo.
Essere madre è così complicato...
Mi piace anche l'accostamento che ne fai con la tua adorata musica, due amori indissolubili.
Abbraccio e buona Domenica Annamaria.

Annamaria ha detto...

Che bello rivederti qui, cara Pia! Grazie della tua lettura e del tuo ascolto sempre ricchi di sensibilità. Sono felice che l'accostamento di quel mio piccolo ricordo con il brano di Bach ti sia piaciuto!
Nuona domenica a te e abbraccioni!!!