venerdì 22 febbraio 2013

Febbraio : le nevi di Bruegel.

Mi hanno sempre appassionato le opere dei Bruegel, quella straordinaria dinastia di pittori fiamminghi che hanno segnato la storia dell'arte col loro stile inconfondibile, sia che abbiano rappresentato nature morte - e fiori in particolare - sia che con viva fantasia si siano dedicati a descrizioni di ambiente.

Sono spesso spazi aperti quelli che hanno raffigurato: paesaggi estivi o invernali che illustrano le varie attività nel susseguirsi dei mesi; piazze di paese popolate da una caotica moltitudine di persone ciascuna colta nella concretezza del proprio lavoro quotidiano o del gioco o della festa; dipinti improntati a vivacità narrativa nel segno di un realismo minuzioso e attento al dettaglio, ma talora non privo di richiami simbolici. 

Ma, al di là di questi dati, l'interesse verso tali rappresentazioni a mio avviso dipende anche dal fatto che esse ci trasportano in una società molto diversa dall'Italia del secondo Cinquecento e dei primi decenni del Seicento, come appare sia dal modo di raffigurare le persone - talora colte nei loro aspetti più bizzarri o caricaturali - sia nello stile. Così pure, anche il paesaggio muta e dalla morbidezza mediterranea si volge a descrivere un mondo profondamente differente nei colori e nella luce, ma ugualmente ricco di attrattiva.

Per questo, oggi ho scelto di presentare un famosissimo dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio (1525 ca. - 1569), "Cacciatori nella neve", conservato al Kunsthistoriches Museum di Vienna.

E' l'atmosfera, sono proprio i colori, è la luce particolare del cielo e del ghiaccio - quel verde-grigio in contrasto col bianco - a dare fascino a questo quadro. Così pure, sono le sagome nere degli alberi e quelle dei cacciatori che ritornano in paese seguiti dai cani a colpirci quasi fossero intarsiate nel panorama di fondo.

Originale poi l'impostazione del dipinto: la direttrice prospettica degli alberi s'incrocia infatti con la linea obliqua di quel terrapieno innevato sotto il quale si apre il paesaggio. E da un angolo ricco di particolari come i cani in primo piano, la nostra visuale spazia sulla pianura che si stende a perdita d'occhio.

Dall'alto, possiamo così scoprire una miriade di figure e di accuratissimi dettagli che talora sfuggono a un primo sguardo: dai pattinatori sul ghiaccio ripresi ciascuno in una diversa postura, ai paesini coperti di neve come fossero quadretti naif ante litteram, ai casali che si perdono nel biancore, tra gli alberi disseminati qua e là e l'andirivieni dei corsi d'acqua gelati. 
Un dipinto ordinato e al tempo stesso estremamente vario, frutto di grande maestria compositiva.
Bruegel vi costruisce infatti una prospettiva di ampio respiro delimitata solo, sulla destra, da montagne aguzze e taglienti che certo non appartengono al panorama delle Fiandre e che forse il pittore poteva aver visto sulle Alpi. Tuttavia, mi pare conferiscano alla rappresentazione un che di misterioso e un po' fiabesco quasi fossero immagini uscite dalla fantasia.

Ma il fascino del paesaggio innevato - come sempre - sta anche nella meraviglia del silenzio che porta con sè, come se ogni gesto fosse fermato e reso eterno dalla luce circostante. Gli uccelli neri che volano davanti al nostro sguardo, infatti, non fanno che accentuare il senso d'immobilità dell'intera scena, viva e concreta nei particolari e nonostante ciò immersa in un'atmosfera di sogno.

E per venire alla musica - che non spezza mai, ma sottolinea e alimenta il silenzio del cuore - ho scelto di commentare quest'immagine attraverso le note di Antonio Vivaldi (1678 - 1741) nell'Adagio del "Concerto per oboe, archi e basso continuo in Do maggiore RV 452".
Forse un musicista italiano non si adatta ad un pittore d'oltralpe. Ma ho deciso di postarlo ugualmente perchè si tratta di un Vivaldi pacato e intimo, che alterna luminose aperture a momenti d'intensa malinconica suggestione come questo dipinto di Bruegel dove tutto è avvolto da quella luce quasi crepuscolare. 
E il ritmo degli archi in sottofondo, creando un senso di attesa, ci regala una dolcezza simile alle tinte smorzate di questo paesaggio che ci resta dentro come un mondo di favola antica a cui riandare, di tanto in tanto, col pensiero.

Buon ascolto!

12 commenti:

Ambra ha detto...

E' difficile aggiungere qualcosa ai tuoi post, così colti, circostanziati e poetici.
Si può solo leggere con grande piacere quello che scrivi e ascoltare una musica sempre in perfetta armonia con le parole, in questo bel salotto virtuale.

Annamaria ha detto...

Che bella l'idea del salotto virtuale!!!!...
Grazie di esserci, Ambra!!!

Anonimo ha detto...

Proprio in tema! Mentre sta nevicando forte posso vedere il Bruegel che amo.
Come sempre trovi la musica adatta per accompagnare il tuo post. Questo Vivaldi ci sta benissimo!
Grazie, Annamaria.
Un abbraccio.
egle

Annamaria ha detto...

Sono contenta, Egle, che l'abbinamento ti piaccia! E devo confessare che stavolta ho fatto un po' fatica a trovare il brano adatto perchè nulla riusciva a soddisfarmi. Poi, è arrivato questo Vivaldi...
Grazie!!!

MissMeletta ha detto...

Ma che blog meraviglioso! Ti seguirò con piacere in futuro! :)

nella ha detto...

La cosa che mi attrae di più di Bruegel è il silenzio che si emana dai suoi dipinti, la calma , il riposo della natura e la bellisma aria di Vivaldi!|
Sempre intensa la nostra cara mia!
Ti stringo forte!

Annamaria ha detto...

Benvenuta qui, MissMeletta, e grazie!
Ho fatto un giro nel tuo blog...che splendore!
A presto!

Annamaria ha detto...

Sì, NELLA, l'incanto di Bruegel è proprio il silenzio che la musica non spezza, ma sottolinea con maggiore intensità.
Abbraccione!!!

Sandra M. ha detto...

Quanto mi piace Bruegel con le sue fiabesche atmosfere nordiche, così differenti - hai ragione - dalle nostre .
E hai, come sempre, azzeccato l'abbinamento musicale, un'armonia totale.

Annamaria ha detto...

Sandra, Bruegel mi ha sempre affascinato proprio per questo!
Grazie!!!

Luca Montesi ha detto...

non ci sono parole, come eprimere la pace e l'armonia di questa musica, se non come un viaggio nel sogno

Annamaria ha detto...

Sì, Luca, è il linguaggio ineffabile della musica. Le parole non bastano a esprimere tutta la sua pienezza!
Grazie!