giovedì 9 agosto 2012

Sulle orme di Bach...

Finalmente è sicuro!
Fra qualche giorno, sarò a Lipsia sulla tomba di Bach!
Attendo con impazienza di partire, e non solo per trovarmi in una chiesa davanti a una semplice lastra sul pavimento - vista peraltro tante volte in fotografia - nonostante anche questo abbia la sua importanza.

Lì, riposano le spoglie mortali del musicista.
Ma se vita non è soltanto movimento e respiro, ma soprattutto comunicazione, Bach - come ogni persona che abbia lasciato traccia di sè - è ancora tra noi, lo sappiamo tutti, vivo in ogni sua nota, nel rigore e nella fantasia, nelle architetture polifoniche o nella pura voce di un violino solista. Semplice e infinito.


Andare a Lipsia dove il compositore ha ricoperto il ruolo di kantor dal 1723 fino al 1750, anno della morte, mi riempie di gioia anche per la suggestione del recarmi sulle sue tracce, ripercorrerne gli itinerari, contemplare le stesse prospettive, il colore dei tramonti, la muratura gotica della Thomaskirche con i pinnacoli laterali che si stagliano sottili nel cielo.
E' proprio il seguirne le orme - quasi materialmente i suoi passi - che mi attira, soprattutto all'interno delle chiese dove Bach suonava.

Chissà se talora, nel bel mezzo di un passaggio organistico o di un corale, avrà levato lo sguardo al soffitto col suo intreccio di costoloni scuri! O i suoi occhi avranno accarezzato le arcate gotiche liberando pensieri che andavano a fondersi con le note! O avrà respirato nel freddo quell'odore di umido e di fiori di cui a volte resta intrisa l'aria di alcuni edifici sacri! Chissà!
A pensarci, è una condivisione affascinante.

Ma mettere le proprie orme su quelle di un'altra persona, vedere ciò che il suo sguardo ha contemplato, passare sulla stessa lastra del selciato a distanza di anni, di secoli, che vorrà mai dire?
Al di là di quello che potrebbe essere scambiato per una sorta di fanatismo, credo davvero che possa essere invece una forma di relazione che ci fa vicini superando i limiti del tempo, quasi un infinito, un'eternità presente che crea - misteriosamente - dei legami.
Sono gli intrecci segreti della comunicazione che travalica i secoli, per cui spesso anche i luoghi, anche i sassi ci restituiscono l'anima delle persone così come le loro creazioni.

Ed è appunto un pezzo di Bach, dal secondo libro del "Clavicembalo ben temperato", che propongo oggi all'ascolto:
la "Fuga n.9 in Mi maggiore BWV 878".
Si tratta, a mio avviso, di una delle più belle fughe dell'opera anche se - dico la verità - mi piacerebbe poterla ascoltare eseguita all'organo. Forse per gli intenditori è un'aberrazione, non so, ma penso che la sonorità dello strumento saprebbe sviscerare totalmente la potenza insita in questo brano, dal progressivo intreccio delle quattro voci allo splendido maestoso finale.

Qui, l'esecuzione di Glenn Gould al pianoforte ci mostra la sua originalità di interprete con le caratteristiche che tutti conoscono: il suo entrare nella musica canticchiandone a mezza voce la melodia, ma soprattutto soffermandosi sulla singola nota per cogliere anche il riverbero di un unico suono.

Forse, certi atteggiamenti e certa enfasi nel gestire potranno sembrare esagerati o caricati, soprattutto se si confronta la sua interpretazione con quella di altri musicisti dal gesto più sobrio, ma mi sembra che proprio in questo si possa leggere la volontà di sottolineare lo splendore e la luminosità, per così dire, di ogni nota insieme all'intensità delle pause.
La vibrazione e lo scatto della mano sinistra così come la delicatezza di alcuni staccati ci mostrano infatti il suo lasciarsi attraversare dalla musica fino a cogliere la bellezza della più piccola sfumatura.

Per certi versi, facendo un paragone in campo letterario, la gestualità di Glenn Gould mi ricorda Ungaretti, quando - ormai decenni fa - recitava in tv i propri versi caricandone la dizione a dismisura. Ero adolescente allora - in quella che si dice età della stupidera - e ascoltarlo mi provocava solo una grande ilarità.
Ho capito più avanti che quell'atteggiamento così caricato, quella sorta di espressionismo del dire
altro non era che un dare evidenza alla singola parola colta nella profondità del suo significato ma anche nel suo "sapore", sottolineato da una recitazione che enfatizzava onomatopee e allitterazioni insieme alla passione comunicativa.

Ecco, così per me è Glenn Gould: altrettanta passione totale per entrare nel cuore di Bach!
Buona visione e buon ascolto!

4 commenti:

LaFlautista ha detto...

Sono in ritardo sulla tua tabella di marcia ma... salutami Bach e digli grazie da parte mia. Lui sa. Bacini!

lui ha detto...

ciao..buon ferragosto..luigina

Annamaria ha detto...

Già fatto, carissima Chiara!!!!

Annamaria ha detto...

In ritardo, Luigina, buon Ferragosto a te! Ma, come hai letto, ero altrove....