mercoledì 20 maggio 2026

Coltivare parole - 5


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sarà che ho avuto un nonno capostazione, ma qualcosa di lui nel mio DNA dev'essere rimasto se il mondo delle ferrovie mi affascina tanto e mi è familiare da sempre. Del resto, stazioni e treni portano in sè le molteplici suggestioni di partenze, ritorni, attese, speranze o addii che hanno segnato e segnano spesso la nostra quotidianità nel viaggio dell'esistenza. Ne ho parlato anche altre volte.
Non potevo non soffermarmi quindi sulla seguente poesia di Vincenzo
Cardarelli (1887 - 1959). Eccola:

"Passaggio notturno"  (1936)

"Giace lassù la mia infanzia.
Lassù in quella collina
ch'io riveggo di notte,
passando in ferrovia,
segnata di vive luci.
Odor di stoppie bruciate
m'investe alla stazione.
Antico e sparso odore
simile a molte voci che mi chiamino.
Ma il treno fugge. Io vo non so dove.
M'è compagno un amico
che non si desta neppure.
Nessuno pensa o immagina
che cosa sia per me
questa materna terra ch'io sorvolo
come un ignoto, come un traditore."

Il poeta ci parla della suggestione che il suo paese natale esercita su di lui mentre vi passa in treno nella notte, quasi di nascosto, senza fermarsi. 
È la terra della sua infanzia e delle sue radici a farsi presente per qualche momento durante il viaggio, nelle luci della collina sopra la ferrovia. 
Così egli è assalito da una miriade fuggevole di percezioni che si fanno voce, come l'odore di stoppie bruciate che sembra chiamarlo
: elementi concreti che si fondono a sensazioni tanto acute da divenire un segno familiare - "antico" egli scrive - che gli fa ritrovare il suo mondo. 
Non è nuovo nella letteratura il fatto che determinati stimoli sensoriali sappiano
suscitare vivi ricordi: un esempio su tutti è la madeleine di proustiana memoria. Nel testo del Cardarelli però protagonista non è un sapore, bensì un odore che con una sinestesia un po' funambolica egli trasforma in voce, anzi in voci tutte interiori.

"Giace lassù la mia infanzia": così esordisce il primo verso in cui il verbo giace, se pure adombra un senso di morte, indica tuttavia una stagione esistenziale ancora ferma nella memoria del poeta, in contrasto con la corsa del treno che lo porta via e con la veemenza delle sensazioni da cui è preso. L'odore di stoppie infatti lo "investe" e un tempo della vita prende corpo in quella percezione per lui inconfondibile.

Tuttavia, se vivo e pregnante è il ricordo dell'infanzia, la seconda parte del testo è pervasa da profonda tristezza e a contrastare con i versi precedenti si apre con un "Ma". Incertezza, solitudine e desolazione caratterizzano lo stato d'animo del poeta portato lontano dalle proprie radici. 
"Ma il treno fugge"...e come non ricordare il Petrarca nel sonetto "La vita fugge et non
s'arresta una hora" insieme a quanti dopo di lui hanno avvertito l'inesorabile scorrere del tempo? Del resto, anche nel titolo il termine "Passaggio" indica un'instabilità che sfocia poi nel verbo "sorvolo" e in un senso di smarrimento esistenziale: "Io vo non so dove". E ad esso si aggiunge la solitudine del Cardarelli per l'impossibilità di confidare ad altri il proprio stato d'animo. Se infatti un amico c'è, "non si desta neppure" e ne cogliamo tutta la lontananza psicologica.
Fortissimo, di conseguenza, il sentimento espresso nei versi finali dove il poeta è afferrato dalla consapevolezza di essere divenuto nel tempo per la propria terra non solo uno sconosciuto spaesato e privo di legami ("come un ignoto") ma - ecco la parola più forte! - addirittura un "traditore".

Proprio in questa sensazione di tradimento - a mio avviso - sta il cuore del testo che sottintende il valore delle nostre radici intese come fedeltà a ciò che ognuno di noi, nel profondo, ha percepito di sè. Se il mondo dell'infanzia talora ci ha segnato con un'impronta indelebile, nel tumulto spesso straniante dell'esistenza la nostalgia di un luogo e di una tale stagione della vita può richiamare la necessità di un ritorno a noi stessi. 
Il dolore di non poter corrispondere - o non aver corrisposto - a questo richiamo
genera nel Cardarelli un sentimento angoscioso che tuttavia è insieme amore per la terra natale e, per quanto senta di averla tradita, percezione di un sotterraneo, indistruttibile legame con essa: "Nessuno pensa o immagina / che cosa sia per me / questa terra materna ch'io sorvolo / come un ignoto, come un traditore.".

Lo sottolinea anche il linguaggio. Infatti, da quella collina del secondo verso, il paese diventa alla fine questa terra materna, luogo verso il quale - al di là della fuga del treno che lo porta via - il poeta avverte una vicinanza del cuore. Significativa, a tale riguardo, l'ambientazione notturna come se, nel momento più intimo della giornata, per qualche momento egli potesse guardare in se stesso cogliendo la propria verità. E forse anche per questa consapevolezza raggiunta, sul piano metrico il canto si scioglie nel ritmo compiuto dei due splendidi endecasillabi finali.

Così, seguendo la percezione struggente degli ultimi versi della poesia, non ho avuto dubbi sulla musica da associarle. 
Sono tornata allora a un brano di Robert Schumann (1810 - 1856): 
il terzo movimento, "Andante espressivo", dalla "Sinfonia n.2 in Do Maggiore op.61" che già avevo pubblicato dodici anni fa. Il motivo della mia scelta, più che ai lenti passaggi fugati che caratterizzano la sezione centrale del pezzo, è legato al tema iniziale ripreso poi più volte nel corso del brano. 
Quello che mi colpisce infatti - come scrivevo già qui a suo tempo - è l'esordio
intensissimo e rapinoso in un malinconico do minore dove la musica, con ripetuti e ampi intervalli ascendenti e discendenti, si fa simile a un mare che ci sovrasta in ondate successive. 
Sono onde che talora aprono squarci angosciosi alternati a brevi sprazzi di luce, delicati 
passaggi in tonalità maggiore che attingono alla profondità del non detto insieme a una straordinaria intensità orchestrale che sembra anticipare certe inquietudini del Novecento. 
Onde inquiete, appunto, come il cuore del poeta dove queste note ci consentono di
addentrarci cogliendo, forse ancor più vivamente delle parole, la sua pulsazione segreta.

Buon ascolto!

(La foto è presa dal web) 

 

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