sabato 14 febbraio 2026

Travestimenti

Stiamo attraversando il periodo di Carnevale, festa che - per quanto abbia radici antiche e significati di un certo spessore - francamente non ho mai amato. Non so perchè. 
Quando ero bambina queste giornate avevano per me il sapore 
delle frittelle che faceva mia mamma o il colore dalle stelle filanti lanciate per strada. 
Ma la festa non mi ha mai preso più di tanto. E se
pure semel in anno licet insanire per abbandonarsi allo scherzo e alla trasgressione ribaltando ruoli e appartenenze sociali, le tradizionali sfilate di carri con i loro riferimenti satirici a personaggi di attualità non hanno mai suscitato in me particolare interesse. 

Ciò che però, da bambina, non mi dispiaceva affatto era l'abitudine di travestirsi, anche se i nostri giochi, più che sul Carnevale, nascevano dal desiderio di imitare il mondo degli adulti, cosa che - logicamente - ha fatto poi il suo tempo. 
Ci travestivamo, sì, io e le mie compagne di scuola quando venivano a casa
mia, e mentre le nostre mamme bevevano il tè scambiandosi ricette o conversando della rispettiva prole, noi ci sguinzagliavamo a giocare rovistando nell'armadio della camera dei miei tra scaffali, cappotti e cappelli. Una volta travestite, ci presentavamo in sala a imitare una sfilata di moda o a improvvisare una scenetta, qualche volta anche a cantare. 

I grandi di solito ridevano divertiti, anche se il sorriso di mia mamma era un po' tirato per il comprensibile timore che le mettessimo sottosopra l'armadio, e a me che conoscevo ogni sfumatura del suo sguardo la cosa non sfuggiva. Ma non le davamo molto peso, niente poteva smontare il nostro entusiasmo di bambine. 
La volta più bella è stata quando era venuto anche il fratello maggiore di una
 mia compagna e aveva imitato proprio mia mamma indossando il suo cappotto col collo di pelo, un cappello che sulla sua testa sembrava un tegame da cucina capovolto, ma soprattuto barcollando in un paio di scarpe coi tacchi alti sulle quali aveva fatto la sua sontuosa comparsa in sala. 
Al vederlo, il sorriso di mia mamma si era paralizzato per un attimo, ma era stata al gioco
mantenendo un imperturbabile aplomb mentre passava col vassoio delle frittelle. 
Negli anni a venire con quel ragazzo e sua sorella ci siamo poi persi di vista, so che lui è diventato un bravo chirurgo ma, se
 mi capita di ricordarlo, me lo rivedo ancora davanti più o meno quattordicenne mentre imita mia mamma traballando sui suoi tacchi. Insomma, il nostro Carnevale, adatto peraltro ad ogni momento dell'anno, era molto casalingo.

Ma, passando alla musica, devo precisare che la mia allergia a questa festa non mi ha mai consentito di apprezzare neanche il celebre "Carnevale di Venezia" di Paganini - sol laaa, sol faaa, mi fa reee...ricordate ??? - e, Rossini mi perdoni, neanche il suo. A dire il vero, di quest'ultimo avevo trovato una bella versione corale che mi tentava, ma poi mi sono detta: "Se il Carnevale è anche dissacrazione, perchè non prendere un brano classico dei più celebri e cercarne...un travestimento?" 
Ci sono infatti molti arrangiamenti di pezzi famosi secondo uno stile diverso da
quello dell'epoca in cui sono stati composti, e a volte troviamo anche il contrario: pezzi del presente riscritti sullo stile degli antichi compositori. Avete in mente le suonerie dei cellulari rielaborate in versione bachiana o mozartiana o chopeniana e via dicendo? Ecco. Oggi però non è questo che vi propongo, ma torno a un classico che più non si può, rivisto in chiave jazz.

Si tratta della celeberrima "Marcia turca", terzo movimento della "Sonata n.11 K.311" di Mozart. Qualche attento lettore osserverà che l'ho già pubblicata parecchi anni fa proprio in una modernissima rivisitazione, ma là l'arrangiamento era di Volodos, questo di oggi invece - diverso e a mio avviso ancor più entusiasmante - è del pianista e compositore turco Fazil Say.

Il brano s'intitola "Jazz Fantasy on Mozart" ed è un'improvvisazione che si dipana alternando passaggi originali con altri nei quali la fantasia del pianista si sbriglia liberamente in una serie di variazioni in stile jazz, sottolineando con opportuni accenti il ritmo di 2/4. Ne deriva una musica dal piglio sempre più veloce che ci prende anche fisicamente scrollandoci di dosso la pigrizia. Ascoltandola, non vi è forse scattato l'istinto di muovervi subito battendone il tempo con mani, braccia o gambe? Ecco la meraviglia di un certo ritmo! Non vi entra nell'anima come Chopin, ma in compenso movimenta tutto il corpo con effervescente vitalità. Nella seconda parte poi, l'improvvisazione s'ispira a Scott Joplin in una danza sincopata che è vera e propria gioia di vivere.

Dite che Mozart avrebbe apprezzato questa rivisitazione? 
Francamente non so. Sì se consideriamo che, nella sua indole talora un po' irriverente, i
l compositore amava scherzare con le note; ma anche no perchè, indipendentemente dalla loro lontananza cronologica, innovazioni di questo tipo a mio avviso non erano molto nelle sue corde. Le sento più in Bach, in quello swing già nascosto negli anfratti della sua musica ancor prima che altri lo facessero affiorare: cambi ritmo alla Partita in do minore BWV 826...ed è subito jazz
In Mozart la cosa non mi pare così immediata, anche se - e va detto! - 
l'abito con cui Fazil Say lo traveste gli sta un gran bene!

Buon ascolto!

(La foto è presa dal web) 

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