giovedì 2 aprile 2020

La gardenia

(Foto presa dal web)
Chi mi conosce sa che, putroppo, non sono nata col "pollice verde" e  qualche volta, in passato, credo di averlo detto anche qui.
Certo, amo molto piante e fiori e faccio il possibile per farli durare, a cominciare dalle primule che mi compro ogni anno a marzo, ma il mio impegno non è sempre compensato da buoni risultati. 
La cosa mi dispiace perchè sono cresciuta, invece, in una casa dove entrambi i miei genitori avevano grande cura per il verde, ma soprattutto la capacità di conservarlo a lungo nonostante vivessimo in appartamento.

Ricordo mio papà che, a primavera inoltrata, portava a casa le petunie - sia semplici che doppie - e le sistemava sui balconi del soggiorno in modo che, occhieggiando dalla ringhiera, formassero un nastro colorato dove il blu si alternava al fucsia. Poi, certo, gli steli crescevano diventando troppo alti, ma allora venivano messe - diciamo così - in secondo piano e sostituite, finchè era stagione, con altre più basse e più giovani. 
Mia mamma, invece, si dedicava alla cura delle piante verdi: avevamo sansevierie, ficus, diffenbachie e clivie che duravano anni, buttando germogli che - una volta cresciuti - lei trapiantava con gioia in altri vasi come fossero stati figli di cui andare orgogliosa. 
Era felice soprattutto quando, a maggio, le fioriva la clivia col suo grappolo di corolle di un arancione acceso. Scrivo proprio "le" fioriva perchè era tale la cura con cui se ne occupava, che eravamo convinti che la pianta fiorisse proprio per lei. E la cosa era diventata una sorta di evento beneaugurante che annunciava con gioia anche alle amiche - "Mi è fiorita la clivia!" - come parlasse di un familiare rientrato da un lungo viaggio.

Mi sono tornati in mente questi flash di vita quotidiana proprio ora, nel tempo dilatato dei giorni di quarantena e di attesa che stiamo vivendo. 
Ma c'è un altro ricordo che vorrei condividere.
L'ultima pianta che mia mamma mi aveva regalato - ormai tanti anni fa - è stata una gardenia: pianta splendida, elegantissima, dal profumo inebriante e intenso che ho sempre adorato. Naturalmente, nonostante la mia mancanza di pollice verde l'ho tenuta con tutte le cure, coadiuvata da mio marito che - lui sì! - vanta doti degne di un giardiniere. Così, terminata la fioritura, l'abbiamo collocata in mansarda dove la temperatura giusta e la maggiore luminosità consentono alle piante di prosperare meglio o di riprendersi: insomma una sorta di sala di rianimazione per il verde. 
Con la nuova stagione infatti la gardenia è rifiorita, ma - non so perchè - per un po' lo ha fatto ad anni alterni, poi basta. Era ancora viva e rigogliosa, ma fiori niente, finchè ho smesso di aspettarli e me ne sono dimenticata.

Poi, un giorno di primavera dopo non so quanto tempo, mentre me ne stavo in mansarda a leggere, ho avvertito un profumo intenso e al tempo stesso delicato che mi raggiungeva in ogni angolo della stanza: una sensazione piacevolissima che però, a tutta prima, non ho riconosciuto. 
Poi all'improvviso mi ha folgorato un pensiero: la gardenia!!!...Possibile???...
Sono andata a vedere: ed eccolo un fiore, uno solo, ma appena appena sbocciato, coi suoi petali bianchi e un po' spessi, profumatissimi! Un inaspettato segnale di vita! E me n'è derivata la fresca gioia delle belle sorprese, tali proprio per la loro promessa di speranza al di là di ogni immaginazione.

Così, a questo piccolo episodio e a quello splendido fiore di gardenia mi piace associare un brano di altrettanta leggiadrìa.
L'autore è Giacomo Puccini (1858 - 1924), compositore che i miei genitori amavano e del quale ogni tanto mio papà - benchè fosse stonato - canticchiava qualche romanza suscitando le vive proteste di mia mamma!  
Qui ho scelto l' "Adagio in La maggiore" scritto probabilmente per il "Quartetto d'archi in Re maggiore", ma anche in una versione per pianoforte. 
Si tratta di un pezzo pervaso da un'atmosfera di profonda intimità e caratterizzato a tratti da passaggi di morbida, improvvisa apertura; intenso come il profumo di un fiore e struggente come un antico ricordo che riaffiora proprio nella semplicità di alcuni particolari.
E mi è sempre parso bello che - a volte - delle persone ci rimangano impressi non tanto grandi discorsi sui massimi sistemi, ma gesti quotidiani, dettagli in apparenza secondari, ma in realtà essenziali nel tessuto dell'esistenza: mio papà che portava a casa le petunie - ma anche le paste alla domenica! - e mia mamma che annunciava gioiosa alle amiche che le era fiorita la clivia.
Piccole cose che fanno bella la vita e che vorrei ancora, come quel fiore di gardenia - inatteso e sorprendente - ad annunciare tempi migliori.

Buon ascolto!

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Il grande Puccini che ci proponi è malinconico, non come la gardenia bianca che ti è venuta a trovare con il tuo papà, che tanto era bravo a curarla. Io credo in questi contatti con chi ci ha lasciato attraverso i profumi. Per me sono le sigarette svizzere che fumava mio padre o lo zucchero che mia madre faceva bruciare in una paletta per deodorare una stanza (allora non c'erano i deodoranti di oggi). E a questo punto la musica di Puccini si fonde con i profumi che ci arrivano da lontano a ricordarci che non siamo soli.
Un abbraccio.

egle

Annamaria ha detto...

Hai ragione, Egle! Tante cose arrivano da lontano a ricordarci che non siamo soli. Grazie! E sì, questo Puccini è malinconico, ma non privo di qualche luminosa apertura, sorprendente come un fiore di gardenia!
Ti abbraccio forte!!

Leo Pieretti ha detto...

..."gesti quotidiani, dettagli in apparenza secondari", tracce minime per l'appunto ;)

Annamaria ha detto...

Esattamente, Leo, proprio come il tuo blog!
Grazie!!!

Stefyp. ha detto...

Quanti ricordi mi ha fatto riaffiorare questo tuo post, a cominciare dall'amore per i fiori dei tuoi genitori, alla melodia di Giacomo Puccini.
Entrambi mi ricordano mia madre, che aveva una passione per Puccini e le piante in generale. Verdi o da fiore non faceva differenza e ne aveva molta cura. Io pur amandole, non riesco ad averne la stessa attenzione,a volte mi dimentico pure di annaffiarle.
Per Puccini è diverso, lui lo si ascolta e ci si fa portare dalla sua musica, che trovo sempre molto coinvolgente. Mi sembra di conoscerlo da sempre, forse perché è entrato in casa mia quando ero piccola con alcuni pezzi delle opere più famose che cantava mia madre.
Grazie per questo momento, che mi ha permesso di ricordare tanti bei momenti.
Passa una serena giornata, ti lascio un grosso abbraccio virtuale. Stefania

Annamaria ha detto...

Grazie di cuore, Stefania, di questi tuoi ricordi!
Sì, anche senza che si andasse a teatro, nelle nostre famiglie Puccini - e non solo lui - era di casa. Benchè, come scrivevo, mio papà fosse stonato, sapeva a memoria alcune romanze soprattutto della Butterfly e definiva la sua musica "un ricamo".
Buon pomeriggio a te e un abbraccio grande!!!

Erika ha detto...

Cara Annamaria, le piante sentono le nostre sensazioni. Io ho un discreto pollice verde e possiedo un'orchidea da una decina d'anni. E' posizionata sul davanzale di una finestra ben illuminata ma battuta dal sole solo nelle prime ore del mattino. E' fiorita per anni finchè un bel giorno ha smesso. Ero alquanto dispiaciuta. Ho tentato di tutto: concimi, potature speciali...Fioriva due volte l'anno: in primavera ed in autunno. Non ti dico che cascata di fiori bianchi ....Man mano che sbocciavano li contavo ed ero felice di quei risultati.
Visto che ormai erano rimaste solo delle foglie, decisi di acquistarne un'altra. La misi accanto alla mia vecchia orchidea e, dopo qualche settimana, la vecchia pianta ha cominciato a vegetare mentre la nuova è morta. Gelosia? Rivalità? Pensa che è ancora lì sul mio davanzale. Quest'anno non ha prodotto ancora fiori ma, in compenso, ci sono un sacco di foglie nuove. Mia nonna diceva anche che se non stiamo bene fisicamente e tocchiamo una pianta questa muore. In questo periodo sul mio balcone stanno germogliando le bougainville ma mi piacerebbe rallegrarlo anche con delle cassette piene di petunie come faceva il tuo papà. Ora non si può uscire per acquistare delle piante nuove e quindi mi accontenterò di sistemare delle piante grasse rampicanti.Spero di non averti annoiata con questo mio racconto. Auguro a te e famiglia di trascorrere una Serena Pasqua e che questo terribile virus si allontani dal mondo al più presto. Un forte abbraccio, per il momento virtuale. Erika

Annamaria ha detto...

Grazie di questa tua bellissima condivisione, cara Erika!!! Non mi hai annoiata, affatto, anzi..sento con gioia la tua partecipazione a quello che ho scritto.
Auguro anche a te e famiglia una Pasqua serena, nella speranza che questo virus che ha già provocato tanto dolore si allontani definitivamente.
Un grande abbraccio!!!