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Piet Mondrian: "Melo in fiore" (foto presa dal web) |
Si tratta della "Suite orchestrale n.4 op.61" detta "Mozartiana" di Piotr Ilic Tchaikovsky, pezzo la cui singolarità - come si evince dal titolo - sta nel fatto che l'autore riprende in esso vari brani di Mozart. Si va da alcune sonate per pianoforte solo, fino al celebre "Ave verum", ma anche alla rielaborazione che il compositore salisburghese aveva fatto di un'aria di Gluck. E la parte pubblicata qui a suo tempo era proprio una Variazione - la n.9 - tratta da quest'ultimo movimento.
Tuttavia, riascoltando l'intera composizione, stavolta è stato il primo tempo a colpirmi, una Giga, e due particolari mi hanno invogliato a risentirla.
Innanzitutto mi ha incuriosito il fatto che sia stata posta da Tchaikovsky in apertura del brano mentre, nelle suites del periodo barocco, è sempre nel finale; ma poi il termine mi ha riportato a Bach e a Haendel ai quali varie volte Mozart ha fatto riferimento.
Così, dopo aver ascoltato la suggestiva e scintillante orchestrazione di Tchaikovsky che dilata le sonorità del pezzo, sono andata a cercare l'originale mozartiano: la "Giga in Sol maggiore K.574".
La giga è un'antica danza il cui splendore sta sempre nel ritmo della sua costruzione in terzine e nella sua vivacità. Per questo, tra le tante esecuzioni offerte da youtube, ne ho scelta una per pianoforte che sapesse conciliare la morbidezza mozartiana evidente in alcuni passaggi conclusivi, con l'andamento concitato e veloce del pezzo.
Ma benchè Mozart ne abbia ricalcato la consueta struttura presente nelle varie suites del passato, l'ho trovata sorprendente.
Infatti - anche in un'interpretazione come questa, non eccessivamente spinta rispetto ad altre - singolare per me resta il ritmo che, nonostante sia sempre giocato su di un tempo di 6/8, tuttavia a tratti - esattamente a 0,45 e a 1,12 dall'inizio - sembra perdersi chissà dove...
È solo un' impressione: forse una questione di accenti che, nel vortice della musica, se prima si sentivano nettamente cadere sulla prima nota di ogni terzina, qua e là si smarriscono in una sorta di caos giocoso e leggero.
Per qualche battuta infatti, pur senza perdere la propria armonia, la danza pare scomporsi quasi la regolarità del suo andamento ritmico venisse meno e si traducesse in una corsa o in un volo un po' funambolico e - a mio avviso - modernissimo.
Semplici dettagli - presenti anche nella versione orchestrale di Tchaikovsky, ma non così evidenti - che mi parlano della meraviglia dell'inventiva mozartiana e insieme della sua straordinaria capacità di precorrere i tempi.
Così, mi piace associare al brano di Mozart la riproduzione che vedete qui sopra: s'intitola "Melo in fiore" ed è un delicatissimo dipinto dell'olandese Piet Mondrian (1872 - 1944) conservato a l'Aja presso il Gemeentemuseum.
L'opera s'inserisce nella serie di alberi che l'artista ha realizzato partendo da una figura ben delineata e arrivando a una progressiva stilizzazione delle forme che - in seguito - semplificherà ulteriormente avviandosi verso la pittura astratta geometrica.
Un dipinto dove anche l'immagine sembra scomporsi con leggerezza di tratti e di colori, mantenendo tuttavia intatta - come nel brano di Mozart - la propria armonia.
Buon ascolto!