
Si tratta di antiche dimore spesso restaurate, talora più rustiche, altrove più signorili, ma sempre circondate da splendidi giardini arricchiti da una vegetazione varia e ben curata. Così mi piace lasciarmi incantare dalle foto di tanti angoletti di verde dove immagino che sarebbe bello vivere e ristorare l'anima.
Penso - e forse m'illudo - che talora basti poco per alleggerire il respiro quando si fa affannoso, ma sono certa che un luogo intimo e accogliente in mezzo alla natura possa comunque aiutare.
Credo che in me giochi il ricordo di giardini frequentati in passato dove l'ombra di un glicine, un cespo di ortensie o una siepe di gelsomini non erano solo indice di amore per la natura, ma espressione di un'accoglienza fatta di calore e di affetto con la quale si fondevano.
Allora, mi piacerebbe proprio possedere un angoletto di verde pieno di frescura dove invitare gli amici, un luogo piccolo e appartato, fatto per il riposo e le confidenze, ma anche soltanto così, per lasciarsi vivere in una dimensione di silenzio. Un angolo semplice: un tavolino rustico, una bibita fresca o una cioccolata calda - secondo la stagione - qualche poltroncina dove assaporare un dolce abbandono guardando il cielo tra le foglie, e una spalliera di verde a proteggere dal vento o da occhi indiscreti.
Ma non ho un giardino tutto mio, così mi diletto ad osservare le immagini di quelli degli altri e a viverne l'atmosfera attraverso la suggestione che esse mi lasciano.
E allora perchè mai oggi parlo di queste cose?
Perchè - ci pensavo nei giorni scorsi e spero non sia un atto di presunzione - forse anche questo blog può essere un po' così. Condividere la musica dei grandi, infatti, è un po' come offrire ai lettori una poltroncina nei loro giardini e dire: "Oggi andiamo a ristorarci qui". Sono tanti gli angoletti di verde che essi ci regalano, vari come varia è la loro musica: ora punteggiati di fiori variopinti o ricchi di fitta vegetazione, ora marezzati di luce o pieni di un verde ombroso e scuro in cui smarrire dolcemente lo sguardo, ma sempre accoglienti.
Allora, il giardino in cui oggi vi invito a sostare per qualche momento è quello di un musicista nuovo per questo blog e non tra i più conosciuti, anche se il suo stile ve ne ricorderà subito un altro, decisamente più famoso.
Si tratta di John Field (1782 - 1837), pianista e compositore irlandese cui spetta il merito di aver inventato il Notturno come genere melodico per pianoforte solo. E qui avrete già capito che il carattere delle sue creazioni sarà preso poi a modello da Chopin che lo renderà celebre portandolo alla massima espressione.
Il brano che vi propongo è appunto il "Notturno n.4 in La Maggiore", composizione romantica e sognante che - nonostante il nome - non evoca in modo particolare la suggestione della notte, ma si rivela ricca di luminosità e trasparenza. Una fresca trasparenza che il timbro del Bosendorfer mette particolarmente in luce, insieme all'interpretazione della pianista Giulia Rossini che mi pare sappia regalarci tutta l'anima del pezzo, fatta di affascinante delicatezza e intensa passione.
E' infatti una ricca gamma di sentimenti quella che le note esprimono nell'alternanza di tonalità maggiore e minore: dalla gioia ai passaggi più tempestosi della parte centrale del brano e infine ancora alla serenità, come nuvole che percorrono un cielo di primavera o pensieri che attraversano l'animo e vanno piano a svanire.
O come un cuore che, dopo tanto affanno, nella contemplazione della Bellezza ritrova la propria pulsazione naturale insieme a una profonda sintonia col creato.
Buon ascolto!