sabato 10 agosto 2013

Chi cerca....

Prendo spunto per il post di oggi dall'ultimo numero di "Sette" - allegato del "Corriere della Sera" - dove un articolo di Roberto Cotroneo ci parla delle "app". 
Come tutti sappiamo, si tratta di quelle applicazioni che, scaricate negli smartphone e nei tablet, ci consentono di trovare immediatamente ciò che cerchiamo senza timore di smarrirci o di sviarci nel mare di informazioni e di siti che internet ci presenta. 
Dagli orari dei treni al meteo, dai programmi tv alla musica o alla mappa di una metropoli e via dicendo, le app sono al nostro servizio con lo scopo di renderci il compito facile e veloce. 
Tutto è sempre più rigorosamente programmato perchè si vada a colpo sicuro, senza perdite di tempo o incertezze, ma senza neppure dover attivare quel minimo di iniziativa che talora può regalarci qualche sorpresa o novità, consentendoci di scoprire universi inaspettati.
E' come se l'oceano sconosciuto e sconfinato in cui si viaggiava fino a poco tempo fa da internauti, ora fosse solcato da corsie preferenziali, indicazioni, cartelli seguendo i quali non è più possibile sbagliare. Ormai perdersi è un rischio d'altri tempi, quando una scarsa dimestichezza col web ci faceva magari girare letteralmente mezzo mondo prima che trovassimo l'informazione o la foto che volevamo.

Eppure, mi pare che tutta questa rigorosa programmazione, se da un lato costituisce un'indubbia comodità, dall'altro finisca per spegnere il fuoco dell'imprevisto e della sorpresa. Si tratta di strumenti utili certo, che tuttavia, facilitandoci la ricerca, ne limitano fortemente il raggio.
Lo afferma anche Roberto Cotroneo all'interno dell'articolo, aggiungendo poi  una breve osservazione sull'importanza del perdersi come modo per potersi ritrovare, parole che possono assumere anche un più profondo spessore, ma che di primo acchito mi fanno pensare a quanto sia bella, ad ogni livello, l'esperienza della ricerca.

A ben guardare, infatti, cercare è un' avventura dai risultati quasi sempre positivi. "Chi cerca trova" dice il proverbio e - come tutti forse abbiamo sperimentato - spesso a lasciarsi trovare è qualcosa che in realtà non stavamo cercando. Sta proprio qui il bello! Vogliamo una cosa ma ne troviamo un'altra e il nostro perderci ci proietta in un mondo nuovo e sconosciuto che talora ci arricchisce di sè consentendoci insieme di scoprire tanto di noi stessi.

Ricordo una sera di parecchi anni fa in Borgogna, senza smartphone, nè mappa, nè navigatore. Ci eravamo smarriti nella campagna alla ricerca di un improbabile albergo e già era buio. Quando l'ultima speranza di trovare un alloggio decente per la notte stava per spegnersi, esattamente come nelle fiabe si era aperta la classica radura con una casetta al limitare del bosco: era un hotel ricavato da un'antica casa di campagna col mulino, la facciata a graticcio, un arredamento pieno di calore, un ambiente delizioso. 
Ci avevano ospitato nella graziosissima mansarda, ed era stato bello addormentarsi nel silenzio rotto soltanto dal suono dell'acqua giù nella gora. Insomma, davvero una favola!
Poi, la mattina dopo, ci eravamo resi conto di essere in cima a scale così ripide che - più che di un albergo - erano degne di una torre campanaria. Scendere con i bagagli appresso senza rotolare giù a precipizio era stata un'impresa. Ma in compenso, avevamo riso come matti! Bellissimo e indimenticabile!

Per questo, anche quando navigo in internet, nei limiti del possibile mi lascio un po' condurre dall'onda della curiosità e dal caso anche a costo di allontanarmi parecchio dal punto di partenza. Sarà perchè tante idee sono nate così, magari scavalcando i paletti che delimitavano rigidamente un percorso. Sarà perchè nelle mie notti insonni di adolescente, invece di contare le pecore, sognavo di perdermi a Venezia e quel sogno ad occhi aperti si riempiva sempre di impagabile fascino. Chissà!

Allo stesso modo, quando cerco un brano di musica su youtube, nonostante parta spesso con intenzioni precise, mi piace poi ampliare gli orizzonti e soffermarmi ad ascoltare anche ciò che il web mi propone nei pezzi correlati, cosa che mi ha fruttato spesso sorprendenti scoperte.  
Proprio una di queste è il brano di oggi, l' "Andante festivo" di Jean Sibelius (1865 - 1957), pezzo pacatissimo che nel tema iniziale ci riporta un'eco della Sinfonia "Dal nuovo mondo" di Dvorak.
Una musica che ha la pacificante delicatezza di un'alba, e ci conduce poi in un crescendo di luminosità che culmina nella grandiosa e solenne intensità del finale.

Buon ascolto!

6 commenti:

Carmine Volpe ha detto...

tutto preciso annoia meglio un di sregolatezza

Annamaria ha detto...

E' proprio vero, Carmine, grazie!
E complimenti per il tuo bellissimo blog sul "Turismo lento" !!!

Luca Montesi ha detto...

Sibelius forse non sara' fra i grandi ma grande la sua musica

Annamaria ha detto...

Sì Luca, questo brano di Sibelius è ricco di suggestione.
Grazie di essere passato di qui!

Ninfa ha detto...

Sai che io invece ancora non sapevo cosa sono le "app"? E' vero, ora è tutto pianificato nel mondo del web...ho visto un programma ieri sera che parlava proprio di quanto siamo "studiati" attraverso i dati che immettiamo in rete, in modo che possano fornirci prodotti personalizzati, senza neanche fare la fatica di cercarli insomma... E' invece molto più interessante cercarle le cose e poi magari trovarne altre! Suggestiva la tua esperienza di viaggio...di sicuro se quell'hotel l'aveste già prenotato prima non sarebbe stata altrettanto magica e indimenticabile. Perdersi è importante, credo che la vita senza un tocco di avventura sarebbe noiosa, per lo meno io la penso così. Quando visito una città nuova ad esempio mi piace anche vagare senza sapere dove sto andando...Bellissimo post Annamaria, ciao!

Annamaria ha detto...

Ciao, carissima Ninfa!
Non sono un tipo particolarmente tecnologico e mi sono familiarizzata con le "app" da poco tempo. Servono, certo, ma occhi curiosi e iniziativa sono ineliminabili.
Ho visto anch'io trasmissioni come quella cui facevi cenno. E' vero: siamo "studiati" attraverso ciò che mettiamo in rete e su questo costruiscono dei profili per offrire prodotti personalizzati. Ma in fondo, cosa riescono a capire di noi??? Solo qualche dato. Noi siamo molto di più!!!
Grazie del tuo commento e un abbraccio!