martedì 15 gennaio 2013

Vellutata di legumi

No....non avete sbagliato blog! 
Nè io all'improvviso ho cambiato rotta scegliendo di dedicarmi alla cucina, sulle orme di uno di quegli splendidi siti dove fantasiose e instancabili amiche pubblicano ricette corredate da immagini altrettanto splendide. No.
Ammiro profondamente la competenza di queste persone in fatto di gastronomia e la varietà delle loro appetitose creazioni qualche volta mi sollecita a imitarle, ma in cucina vivo un po' d'improvvisazione e non mi permetterei di parlare.

Il fatto è che ieri, mentre preparavo il pranzo - e si sa che certe mansioni pratiche conciliano i pensieri - mi è tornata in mente la vellutata di legumi gustata giorni fa insieme a un'amica nel tranquillo angoletto di un ristorante veneziano, mentre poco più in là la laguna splendeva sotto un sole quasi primaverile. 
Ma più che la vellutata - peraltro squisita! - è stato il nostro dialogo a rifiorirmi dentro, la condivisione, i racconti, lo scambio di rispettive esperienze. E' il potere delle piccole cose - un luogo, un cibo, un oggetto - che sanno ricordarci quelle grandi e delle grandi che danno significato alle piccole offrendoci un modo di rileggere la realtà, in questo caso, alla luce sorridente dell'amicizia. Un po' come quando Saint-Exupéry ci narra che al Piccolo Principe - che ha i capelli "color dell'oro" - la volpe dice:"Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te".

E' bello infatti pensarsi anche a distanza, tra amici, sapere che se pure ci s'incontra di rado, ci si porta reciprocamente nel cuore e le cose dette non si perdono nel vuoto, ma ci restano dentro come tacche di una crescita, passi di un cammino. E' il nucleo caldo di ogni relazione, la radice che non appare ma c'è, e costruisce fondamenta di sorriso consolidando quell'attenzione interiore per cui poi - quando ci si vedrà - ci si capirà al primo sguardo e la vicinanza dell'amico sarà "come una musica".

Per questo, il brano di oggi è un pezzo di Mozart che - come l'amicizia - certamente tutti conosciamo. Si tratta del famosissimo "Andante" dalla "Sonata n.16 in Do maggiore K.545", un'aria luminosa e pacata che magari abbiamo anche eseguito al pianoforte, caratterizzata da quella tipica semplicità mozartiana che alterna trasparenza a spessore, serenità a qualche momento di ombra. 
Una sonata tuttavia facile solo in apparenza perchè richiede buone doti interpretative che ne mettano in luce ogni sfumatura.
Qui, a mio avviso, l'esecuzione di Eschenbach fa parlare mirabilmente ogni nota di questo Andante ora limpido, ora lievemente soffuso di malinconia, guidandoci in una meditazione tutta interiore, come il filo di un pensiero assorto che si dipana attraverso sentimenti e ricordi che hanno la preziosità di un dono da custodire.
E mi suggerisce, appunto, una riflessione sull'amicizia, sulla bellezza del creare dei legami prima di tutto dentro di noi perchè - insegna sempre la volpe al Piccolo Principe - è quest'attenzione che "addomestica".

Buon ascolto! 
(Nel riquadro, "Caffè sulla Riva degli Schiavoni" di J.S.Sargent)

6 commenti:

Ambra ha detto...

Quanto è vero tutto quello che dici!
Espressioni forti, bellissime: "tacche di una crescita" ... "la radice che non appare ma c'è". Rileggo quello che hai scritto e vorrei che il nostro prossimo incontro "sia come una musica".

Annamaria ha detto...

Certo, carissima Ambra!
Ma anche questo tuo commento è musica!
GRAZIE per la tua amicizia e la tua condivisione!

Il calesse ha detto...

Ho catturato questo momento e mi sono lasciata trasportare da una lettura meravigliosa e dalle soavi e romantiche note di Mozart.
Grazie Annamaria!
Un dolce abbraccio:)
Luci@

Chiara ha detto...

Per un momento ho temuto la ricetta. Confesso.

Annamaria ha detto...

Grazie a te Luci@ di essere qui!
Un abbraccione!

Annamaria ha detto...

Ma dai, Chiara...dici davvero???!!!
:-))