giovedì 31 gennaio 2013

Gennaio: passi sulla neve.

In una delle mie ultime visite alla Galleria Ricci Oddi di Piacenza - oltre ad altre opere tra cui "La colazione del mattino" di Amedeo Bocchi della quale ho parlato qui nel maggio scorso - sono stata affascinata da un quadretto che mi pare adattarsi bene al clima di questi giorni di pieno inverno.

Si tratta di un dipinto del vercellese Francesco Bosso (1864 - 1933) intitolato "A mattutino", che mi ha immediatamente preso per la particolare atmosfera che vi aleggia. 
Nonostante sia stata realizzata nel 1920 e nasca in un contesto pittorico nel quale si erano già affermate le avanguardie del Novecento, l'opera segue ancora il solco della tradizione figurativa e la si potrebbe definire un bozzetto di vita quotidiana.

Siamo in un quartiere di paese - o forse di una piccola città di provincia - nella solitudine delle primissime ore di un mattino d'inverno: un ambiente umile e disadorno, tuttavia non privo di una sua bellezza. Qui, in mezzo a vecchie case, una figuretta scura avanza nel chiuso del mantello sul sagrato di un'antica chiesa. Intorno, il silenzio della neve. 
Lo percepiamo subito, questo silenzio - rotto solo dal suono quasi impercettibile dei passi - insieme alla particolare luminosità che la neve diffonde dando rilievo agli altri colori e attrattiva al dipinto. Il biancore infatti contrasta con le varie gradazioni della pietra e con la luce rossastra che si accende dietro i vetri di una vecchia finestra, conferendo anche all'angolo più dimesso della piazzetta il fascino di un piccolo fondale di teatro.

E quel vicolo a sinistra - come un freddo cono d'ombra, una curva verso il buio - mi pare metta ancor più in evidenza l'atmosfera d'intimità che la luce di un fuoco interno alla casa ci regala. Sembra di assistere a un progressivo e pacato accendersi del quadro che, dai toni scurissimi e cupi di quel vicolo, passa a gradazioni più calde e accoglienti. 

Ma il senso di intimità è sottolineato anche dal taglio dell'immagine che, impedendo una prospettiva più ampia e completa sulla facciata della chiesa, conduce il nostro sguardo in un angolo - anche se, a ben guardare non lo è - al centro del quale procede quella figura tutta raccolta in se stessa.

Intimità esteriore, quindi, ma anche interiore, quasi in un gioco di rimandi. Dalla rappresentazione realistica di tanti particolari esterni - la povertà dell'ambiente, i muri sbreccati, il lampione, i paracarri a delimitare il sagrato - al calore della celebrazione religiosa a cui la protagonista del quadro è avviata - il "mattutino" appunto - e che probabilmente si prefigura in cuore. Dalle orme dei passi lenti nella neve, all'interiorità assorta di questa figura che procede leggermente china, forse custodendo già in sè una preghiera.

Allo stesso modo, il cotto che s'intravvede nell'arco del portale e nelle lesene laterali, mentre da un lato regala all'edificio un'impressione di severità maestosa e antica, dall'altro ci risulta familiare come cosa che ci appartenga da sempre e da sempre ci parli. Proprio ciò che talora accade con alcune chiese che si aprono nelle nostre città magari in angoletti segreti: non solo parte dello scenario urbano, ma pietre vive di un paesaggio che portiamo scritto dentro.

E ancora una volta è l'immensa produzione di Bach a offrirmi il brano di commento a quest'immagine.
Si tratta di un "Adagio" tra i più famosi, quello dal "Concerto per violino, archi e basso continuo in Mi maggiore BWV 1042". 
Il suo ritmo di fondo pacato e costante, insieme al respiro degli archi, crea un clima di grande intimità, mentre la melodia introdotta dal violino solista - dolce e malinconica ad un tempo - sembra accompagnarci nel silenzio rarefatto del dipinto e unirsi ai passi lenti di quella figuretta scura e al suo cuore assorto.

Buon ascolto!

4 commenti:

Ambra ha detto...

Magnifica recensione del dipinto, che condivido in ogni dettaglio. E perfetta come sempre la scelta musicale da abbinare.

Annamaria ha detto...

Ambra, pensa che ho visto per la prima volta una copia di questo dipinto anni fa, esposta in un negozio proprio vicino casa mia e me ne sono innamorata al volo. Ma non sapevo dove fosse conservato l'originale.
Puoi immginare la mia sorpresa quando - visitando la Galleria Ricci Oddi a Piacenza - me lo sono trovato davanti...
Grazie della tua condivisione e a presto!

Il poeta sulle 23 ha detto...

Bellissimi quadri che danno veramente il senso dell' inverno del freddo; ma quell'immagine di quella vetrata infuocata, riscalda l'anima al di là del tempo e dello spazio.
Gradevolissimo anche il tuo commento.
Grazie.

Annamaria ha detto...

Ciao Poeta sulle 23! E' proprio quel contrasto di luce, quel fuoco dietro ai vetri sul bianco della neve che incanta e ci trasporta dentro il dipinto quasi ci abitassimo da sempre.
Grazie!!!