mercoledì 15 febbraio 2012

Febbraio: sprazzi di carnevalesca follìa


Caotico, rutilante, colorato, privo in apparenza di un senso preciso e logico nelle sue parti, così ci appare
"Il carnevale di Arlecchino" di Joan Mirò (1893 - 1983), conservato a Buffalo all'Albright-Knox Art Gallery.

Ma il disordine che balza all'occhio nel quadro non è poi così reale come sembra.
Gli oggetti raffigurati, infatti, per quanto con la loro confusione annullino in parte la profondità, non sono ammonticchiati alla rinfusa, bensì distanziati l'uno dall'altro quasi a coprire con una sorta di regolarità lo spazio di fondo.

C'è respiro tra un oggetto e l'altro, il respiro della fantasia, dai pinnacoli che occhieggiano dalla finestra agli infiniti oggetti che animano la rappresentazione: palloncini, una chitarra, tavolozze, note musicali, un cubo, una scala, strani giochi volanti a forma di misteriosi alambicchi.
Forse Astolfo sulla luna, alla ricerca del senno di Orlando, avrebbe potuto vedere oggetti simili e chissà quale immaginazione avrebbe sbrigliato Mirò, se gli fosse toccato di illustrare l'Orlando Furioso!

Ma non è nuovo nella storia della pittura questo disordine artistico, quest'ordine nel caos, quasi un ossimoro della rappresentazione.
Se torniamo indietro nel tempo, troviamo lo stesso effetto di confusione ordinata nel famosissimo "Giochi di bambini" di Pieter Bruegel il Vecchio (non a caso imitato anni fa sui rotocalchi da una pubblicità di abiti per i più piccoli) e in alcuni quadri di Hieronymus Bosch, peraltro associabile a Mirò anche per una sorta di surrealismo ante litteram.

E' il surrealismo infatti la caratteristica più evidente del pittore spagnolo: in lui è la nota dell'inconscio a dominare guidando la fantasia attraverso deformazioni della realtà, evocazioni quasi oniriche talora misteriose, talaltra simboliche come la scala che suggerisce un andare oltre il contesto del dipinto.
Tuttavia sono immagini sempre ricche di leggerezza e
proprio la leggerezza ci riporta al tema del quadro, "Il carnevale di Arlecchino": un gioco, uno scherzo e tanti colori - peraltro ben distribuiti nello spazio di fondo - tra i quali spicca una gradazione di blu frequente in Mirò.

Ma se di norma la maschera serve a coprire ciò che veramente si è, qui la situazione è capovolta : è la verità dell' inconscio a venire alla luce in un intersecarsi di linee rette ma soprattutto curve e sinuose che creano un insieme arioso e lieve, bizzarro e danzante un po' come la figura di Arlecchino.
E' un andare oltre la realtà per rivelarne il segreto spessore, ma senza l'incubo o il senso del macabro tipico di altri pittori surrealisti, bensì con vivacità coloristica e giocosa fantasia.
Proprio tale fantasiosa attitudine ci ricorda che vita non è solo ciò che si vede, ma un misterioso inconscio altrove che talora si proietta fuori di noi con fantasmagorica carnevalesca follìa.


A commento di questo dipinto, ho scelto un vivacissimo brano di Jean-Philippe Rameau (1683 - 1764): "L'Egyptienne", qui eseguito al pianoforte da Georges Cziffra.
Lo so, in apparenza un musicista barocco e un pittore come Mirò sono due universi lontani. Quello di Rameau poi è un pezzo che ha una sua precisa struttura e una coerenza compositiva; niente a che vedere quindi con le defomazioni oniriche del Surrealismo.
Tuttavia, la giocosa esuberanza del brano, arricchita da una notevole varietà di trilli e abbellimenti, a mio avviso ben si adatta alla leggerezza del dipinto con le sue figure simili a fantasiosi balocchi infantili sospesi nel vuoto.
Così pure,
l'alternanza di frasi musicali veloci e concitate con altre più dolcemente melodiche, sembra rispecchiare il ritmo delle linee - ora rette, ora sinuose - che paiono danzare liberamente nello spazio.

Buon ascolto!

18 commenti:

LaFlautista ha detto...

A me questo post piace un sacco.

Annamaria ha detto...

Grazie, Chiara!!!

amicusplato ha detto...

Hai parlato, cara Annamaria, di ossimoro a proposito del dipinto di Mirò, e si può parlare di ossimoro tra i due capolavori che hai presentato.

Il mondo surreale e onirico di Mirò insieme al mondo naturale, razionale, perfettamente armonico di Rameau.

Tanto è suggestivo quel mondo onirico e quasi infantile di Mirò, quanto affascinante la brillante freschezza del brano di Rameau.

Complimenti per la presentazione dei due capolavori e per il loro azzeccatissimo abbinamento :-))

Grazie!

Ps. A me L'Egyptienne non dispiace eseguita al clavicembalo, magari con Trevor Pinnock..

Annamaria ha detto...

Grazie Antonio!!!
Sono felice che l'abbinamento ti sia piaciuto, nonostante la lontananza delle due opere d'arte!
Hai ragione, davvero pregevole l'interpretazione di Trevor Pinnock al clavicembalo. Ma a volte mi lascio incantare dalla morbidezza del pianoforte...
Grazie ancora di essere passato di qui e buona giornata!

Anonimo ha detto...

Grande Annamaria! Hai toccato le mie corde più profonde sia con il pezzo di Rameau che con Mirò e i pittori fiamminghi.
Non ho commenti. Questo tuo contributo mi lascia arricchita di sensazioni piacevoli, tra cui il ricordo della Fondation Maeght di St. Paul de Vence (Francia) dove puoi ammirare, nel giardino tra i pini, bellissime sculture di Mirò, Calder e altri.Ne sento ancora il profumo.
Complimenti e grazieeee!
Un abbraccio da egle.

Ambra ha detto...

Come sempre sei stata capace di un binomio perfetto.
L'analisi che hai fatto di quanto esprimono dipinti e musica è così perfetta che non serve aggiungere altre parole, sarebbero ripetizione.
Ma mi piace riportare questa tue parole che "sento" ogni giorno dentro di me:
"vita non è solo ciò che si vede, ma un misterioso inconscio altrove che talora si proietta fuori di noi"

sirio ha detto...

Davanti ad un dipinto di Mirò mi inchino, ed altrettanto faccio davanti allo stupendo brano di Rameau, sono immediatamente andato in uno dei siti musicali,e...ho trovato lo spartito, in versione pdf!!
Non potevi farmi regalo più gradito Annamaria, grazie di questo post e a presto.
Buon pomeriggio!

Annamaria ha detto...

Ciao, Egle, sono felice del tuo apprezzamento!
Purtroppo non sono mai stata a S. Paul de Vence ed è tanto che desidero andarci, anche per Chagall.
Lo metterò nei progetti di questo nuovo anno.
Grazie e un abbraccio anche a te!!!

Annamaria ha detto...

Grazie Ambra, sei sempre molto cara. Mirò mi piace tanto e devo confessarti che questo commento mi è uscito dal cuore!
Buon pomeriggio e a presto!

Annamaria ha detto...

Grazie, Sirio!
Anch'io ho scaricato lo spartito di Rameau. Uno dei motivi - non l'unico - per cui a volte metto i video che riportano gli spartiti è che così le persone si ingolosiscono e se li vanno a cercare, proprio come hai fatto tu!
Buon pomeriggio a te!

Darjo ha detto...

Buon Fine Settimana ;)

Anonimo ha detto...

Annamaria che brano suggestivo....sai per me è tutto nuovo e il mio ascolto parla solo di emozioni provate e di immagini suscitate dalla musica. Mi sono divertita come una pazza ad ascoltare e a veder le note scorrere davanti ai miei occhi, sembravano vive anche se nn si muovevano e sembravano far capriole e svolazzi. L'immagine nella mia mente era quella di una bambina che rideva libera e felice correndo insieme alle sue amiche. Una risata forte e cristallina.
Miro'mi piace tantissimo....
devi andare a S.PAUL DE VENCE!!!!!!
Domenica

Annamaria ha detto...

Grazie Darjo, buon fine settimana a te!

Annamaria ha detto...

Domenica, ma è bellissimo quello che dici!!! Sì, nel brano c'è l'irruenza di un gioco, una corsa, una danza, una piroetta. E l'hai perfettamente colto.
Grazie!!!

lui ha detto...

ciao.... Mirò è un pittore straordinario..mi piace tantissimo....perché pittura e musica insieme stanno benissimo...ciao..luigina

Annamaria ha detto...

Grazie, Luigina!
Sì, pittura e musica a volte si danno reciprocamente rilievo.
Buona demenica!

Sandra M. ha detto...

Questo è uno dei tuoi post più belli.
Allora...l'ho letto e poi ho acceso il brano e contemporaneamente ho ingrandito quella meraviglia di Mirò...TI GIURO CHE SI è ANIMATO!!!

Annamaria ha detto...

Wow!!! Grazie, Sandra!
Alambicchi e palloncini danzanti allora....
Buona serata!