domenica 20 giugno 2021

Cose che fanno bella la vita

Da tre mesi ormai, ho salvato in computer l'immagine che vedete qui a lato, trovata navigando nel gran mare del web nei giorni precedenti al 25 marzo scorso, il famoso DanteDì !
Si tratta di una miniatura del XIV secolo
che rappresenta l'incontro tra Dante e Casella nel II canto del Purgatorio. Attribuita al Maestro degli Antifonari di Padova, fa parte della decorazione del celebre Manoscritto di Egerton (MS 943), uno dei più antichi codici della Divina Commedia, risalente circa al 1340 e conservato alla British Library di Londra. 

Anche l'iconografia ci suggerisce che siamo in pieno Medioevo, mentre le illustrazioni del poema dantesco forse più conosciute sono quelle realizzate in seguito, prima ispirate ai caratteri del Gotico internazionale, poi a quelli del Rinascimento con le miniature ferraresi e i disegni del Botticelli, fino alle celebri incisioni ottocentesche di Gustav Doré.
Qui invece, la monumentalità delle figure, l'essenzialità del racconto insieme alla
sua grande espressività ci riportano all'influsso dei dipinti di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, e non a caso l'autore della miniatura è padovano.
Che cosa mi ha affascinato in essa?
Come scrivevo, l'essenzialità in fondo un po' arcaica della rappresentazione,
soprattutto se paragonata alle successive illustrazioni del poema dantesco; una semplicità però non riduttiva e schematica, ma - proprio come l'arte di Giotto - capace di condurci con tratti sintetici al cuore della scena nella sua intensità emotiva. Basti osservare i due protagonisti protesi nel tentare un abbraccio.

Il racconto dantesco, del resto, è bellissimo. Giunti all'alba sulla spiaggia dell'Antipurgatorio,
Dante e Virgilio vedono arrivare una barchetta - "un vasello snelletto e leggero" - guidata da un angelo che porta le anime di coloro che devono salire alla montagna del Purgatorio. Una volta approdate, rimaste sole e un po' smarrite, queste si volgono ai due pellegrini chiedendo indicazioni sul cammino da prendere. Ma avvicinatesi, si rendono conto che Dante...respira, è un uomo in carne ed ossa! E gli si affollano intorno colte da grande stupore.

Una in particolare - l'anima di Casella che era stato un musico amico del poeta fiorentino
- gli si accosta nel desiderio di abbracciarlo, gesto che Dante istintivamente ricambia ma invano, essendo le anime prive di consistenza corporea. Tuttavia, riconosce l'amico dalla voce e gli chiede il motivo della sua presenza alle soglie del Purgatorio, pur essendo morto da tempo.
Dopo che Casella glielo ha spiegato, Dante desideroso di conforto per essere appena uscito dal tormentato cammino infernale, lo prega di cantare
come aveva fatto tante volte in vita, e Casella intona proprio una delle canzoni scritte dal poeta nel Convivio: "Amor che nella mente mi ragiona".
Così, tutti indugiano in gioioso ascolto
godendo della serenità della musica, totalmente presi dalla sua dolcezza e dimentichi della necessità di avviarsi al proprio cammino di purificazione. Li riscuoterà poco dopo Catone, custode del Purgatorio, esortandoli bruscamente a iniziare la salita penitenziale.

Al di là dei tanti aspetti che si possono analizzare nel testo e nei quali non intendo addentrarmi, l'episodio mi è sempre piaciuto molto.
Dopo l'arduo percorso attraverso l'Inferno, con l'ascesa al Purgatorio si
entra in un'atmosfera di sollievo e di speranza che cogliamo anche dagli splendidi scorci di paesaggio. Si ritorna alla luce: prima con la limpidezza del cielo notturno - quel "dolce color d’orïental zaffiro" cui si fa cenno all'inizio del canto I - e poi col sorgere dell'alba che, a chi come Dante esce dal buio, allieta l'anima e consente di contemplare in lontananza il "tremolar della marina".

Ma al di sopra di tutto, a colpirmi è la consolazione della musica insieme allo stupore e alla gioia dell'amicizia che fanno questo episodio ricco di incomparabile umanità, come pure quell'abbraccio mancato che - nell'attuale contesto della pandemia - può rendere la scena ancora più toccante.
E anche se essa si conclude con l'aspro rimprovero di Catone, a mio avviso ciò
non ne sminuisce lo splendore. È bellissimo infatti che, proprio qui, Dante abbia posto la musica, della quale coglie prima di tutto la funzione rasserenatrice: "...l'amoroso canto / che mi solea quetar tutte mie doglie" scrive facendo appunto riferimento a se stesso.

Per questo, ho indugiato a lungo prima di scegliere il brano da pubblicare.
Meglio una composizione medioevale per accordarmi all'epoca di Dante o uno dei
tanti affascinanti madrigali del Rinascimento? Meglio un pezzo bachiano dalla bellezza senza tempo o un frammento della Sinfonia di Liszt espressamente dedicata al poeta?
Poi ho pensato che ciò che mi interessava mettere in luce era quella parentesi di
serenità che Dante vive nell'incontro con Casella. Ma sono andata anche a rileggermi il canto I del Purgatorio incantandomi come sempre sulla scena finale. Qui Virgilio, con la rugiada, lava al suo compagno di viaggio gli occhi e il viso pulendoli dalla caligine infernale; poi, da un angolo della spiaggia proprio sulla riva, stacca un giunco e glielo cinge intorno alla vita in segno di umiltà. 

Ecco, proprio per questa umiltà e per la purezza recuperata anche nello sguardo, cercavo una musica gioiosa e al tempo stesso semplice e limpida. Così, ho scelto un brano che avevo già pubblicato diversi anni fa, ma che nella sua freschezza mi è parso adatto alla scena.
Si tratta dell' "Andante cantabile" - noto anche come "Serenata" - dal "Quartetto per archi in Fa maggiore op.3 n.5" attribuito a Franz Joseph Haydn (1732 - 1809), ma probabilmente opera di un suo ammiratore che ne aveva imitato lo stile: il compositore e monaco benedettino Roman Hoffstetter (1742 - 1815).

Incantevole la trasparenza di queste note che ci restituiscono lo stupore di uno sguardo di bambino sulla realtà, riportandoci a quel nitido classicismo che troviamo anche nel contemporaneo Mozart. Il violino solista, accompagnato dal pizzicato degli archi, disegna infatti una melodia leggera e quasi giocosa che si ripete con garbo regalandoci - come nel racconto dantesco - la magica semplicità delle cose che fanno bella la vita.

Buon ascolto!

 

8 commenti:

giorgio giorgi ha detto...

Post che è una didascalia per descrivere i giorni che stiamo vivendo: dopo l'inferno del Covid, iniziamo il periodo di interludio che ci porterà alla fine della pandemia, quando finalmente usciremo a riveder le stelle...

Annamaria ha detto...

A dire il vero avevo pensato di sottolineare maggiormente proprio questo parallelismo, ma poi ho cambiato idea e lasciato solo un cenno. Grazie di averlo colto!!!

Stefyp. ha detto...

Un brano musicale e proposta molto suggestive. Mi piace questo ritmo gioioso che accompagna le tue parole, soprattutto il pizzicato degli archi che in qualche modo mi ha fatto pensare a certi momenti conviviali che spesso non sono che brevi istanti volatili, ma così preziosi e arricchenti da ricordarli sempre con una nota nostalgica.
Buon pomeriggio, cara Annamaria, un caro saluto a te e un abbraccio
Stefania

Annamaria ha detto...

Sì, cara Stefania, brevi istanti volatili - proprio come scrivi - ma preziosi e arricchenti. Il brano di musica è molto sereno e il pizzicato ne sottolinea il ritmo. Poi, il racconto dantesco mi ha sempre preso e ora forse anche anche di più.
Grazie, buon pomeriggio a te e a presto!!!

Farfalle Libere ha detto...

Post interessantissimo. Hai scelto di parlare di uno degli episodi più belli della Divina Commedia. Il significato è bellissimo, dopo aver attarversato l'inferno, Dante trova conforto nell'abbraccio "immateriale" dell'amico, abbraccio che si concretizza nella musica, nel canto. Una metafora della vita, e che ricorda anche i tempi che stiamo vivendo. Bellissimo il brano che hai scelto, il senso di leggerezza che avvolge l'anima e che ci fa capire che la bellezza della vita risiede nelle piccole cose.

Annamaria ha detto...

E' proprio così. L'incontro tra Dante e Casella è uno degli episodi più rasserenanti della Divina Commedia per la ricchezza umana, il valore della musica e la gioia dei protagonisti di poterne godere insieme. E' una parentesi che esalta la piacevolezza della vita nelle sue cose piccole e grandi. Sono felice che anche il brano ti sia piaciuto. Di solito non amo tornare a pezzi già pubblicati in passato, ma questo era troppo adatto con la sua leggerezza!
Grazie di cuore del commento, Caterina, e buona serata!

Marina ha detto...

Chissà perché, della Divina Commedia, in tanti ricordano di più i canti dell’Inferno, io la prima che del Purgatorio ricordo quasi nulla e del Paradiso poco. Sai, allora, cos’ho fatto? Questo post mi è servito da stimolo e sono andata a leggere l’incontro fra Dante e Casella. È valsa la pena. E l’ho letto con il sottofondo musicale proposto. Esperienza incantevole!
In quel tentato abbraccio c’è tutto il desiderio mancato di poterlo fare del tutto serenamente adesso. Chissà, da qui a qualche mese!

Annamaria ha detto...

Sai perchè, Marina, si ricorda meglio l'Inferno? Perchè, tra le 3 cantiche, è tutto sommato la più facile e, sulla base della mia esperienza, piace molto anche agli studenti. Il Purgatorio e soprattutto il Paradiso, pur raggiungendo livelli sublimi, presuppongono però conoscenze anche filosofiche e diventano più ostici per chi, per esempio negli istituto tecnici dove ho insegnato, non fa filosofia.
Detto questo, il Purgatorio ha squarci di inarrivabile bellezza, come hai potuto leggere e gustare con la tua sensibilità. Grazie di cuore!!!