giovedì 20 ottobre 2016

Evanescenze.....

 

















L'autunno procede con il suo fascino di colori e nebbie, e mentre da un lato la stagione va accendendosi di tinte, dall'altro ci regala la levità di certi sfumati all'orizzonte e una luce sui campi che a sera va smorzandosi piano come una carezza.
Guardo la campagna vicina a me e, se un refolo d'aria anima le foglie degli alberi, non posso non pensare alla pittura di Monet che di tanto in tanto amo pubblicare qui e che ha celebrato lo splendore della natura in tutte le stagioni, autunno compreso.

Eppure non è di Monet il dipinto che vi propongo oggi e che mi ha preso direi proprio a prima vista, ma di William Turner (1775 - 1851), uno dei più famosi paesaggisti inglesi del periodo romantico.
Il suo interesse artistico ruota infatti attorno alla rappresentazione della natura e dei suoi fenomeni più appariscenti, esprimendosi in una tecnica che fonde colori e luce, acquarello e pittura a olio con esiti di grande modernità.
Per certi aspetti, il suo stile può essere considerato il punto di arrivo di quell'attenzione al paesaggio che - dal Cinquecento in poi - è sempre cresciuta nel tempo rendendolo non solo cornice, ma protagonista sempre più ampio delle rappresentazioni pittoriche.
Così, dalla sua prospettiva di artista romantico, Turner ha creato immagini di forte impatto emotivo dove la luce prevale sugli oggetti, a cominciare da alcune delle sue composizioni più famose come "Pioggia, vapore e velocità" e "L'incendio delle Camere dei Lord e dei Comuni".  
Ma in lui si possono ravvisare anche anticipazioni dell'Impressionismo, benchè la sua ricerca non nasca da uno studio dei fenomeni ottici come sarà per gli artisti francesi di fine Ottocento.

L'opera di oggi è una delle innumerevoli composizioni ambientate a Venezia che della città lagunare ci restituiscono un'immagine quanto mai leggiadra e affascinante. Si tratta del dipinto intitolato "Venezia - Maria della Salute",  conservato presso la Tate Gallery di Londra.
È l'atmosfera rarefatta e sognante a colpirci a prima vista e a prenderci. 
La chiesa di Santa Maria della Salute sembra infatti emergere dalla bruma come un'apparizione, mentre la laguna e gli edifici sullo sfondo s'intuiscono appena, simili a ombre che emergono lievi, ma non così indistinte da impedirci di coglierne forma e dimensione.
Venezia è qui una città fantasma che affiora dalle acque o che in esse sta per dissolversi, e l'impressione che ci lascia il dipinto è proprio quella di un paesaggio evanescente, di una graduale dissolvenza di forme e di colori, fusi nella luce lievemente dorata forse di un pomeriggio autunnale.
Forse, appunto: una sorta di leopardiana poetica del vago e dell'indefinito applicata alla pittura che qui trova uno dei suoi esempi più sublimi.

E mi pare che il genio dell'artista stia proprio in questo delineare con pochi tocchi, con brevi pennellate, un paesaggio che, nonostante l'atmosfera sfumata e quasi brumosa, riusciamo a cogliere nelle sue proporzioni e nelle sue prospettive, compreso il riflesso degli edifici nell'acqua.
Una pittura elegante e ricca di tante eredità del passato, di suggestioni coloristiche di matrice veneta - da Tiziano a Canaletto fino ai cieli aperti del Tiepolo - ma che, come dicevo, per certi aspetti anticipa anche la luminosità vibrante degli Impressionisti.  
Un'immagine da contemplare da lontano per cogliere l'effetto d'insieme, ma da osservare anche da vicino per leggervi tratti abbozzati e sintetici e una tecnica di stesura del colore che può preludere a certe avanguardie del Novecento.

Ma lo splendore di un dipinto su Venezia non può non condurci ad una musica di altrettanta bellezza.
Allora oggi vi propongo il breve ma dolcissimo "Largo" dal "Concerto in Si bemolle maggiore per oboe, n.1 op.7 RV 465", attribuito ad Antonio Vivaldi.
Si tratta di un brano in cui sentiamo riecheggiare l'andamento lievemente malinconico di altri adagi del compositore e in cui la nitida dolcezza dell'oboe è preceduta da un'orchestrazione pervasa di sfumature, proprio come un orizzonte indefinito. 
E anche se la paternità vivaldiana è incerta, mi pare che la delicatezza di queste note possa ugualmente accompagnarci nella contemplazione delle immagini sottolineandone il fascino.

Buon ascolto! 
 

8 commenti:

amicusplato ha detto...

Condivido in toto il post, veramente raffinato e ricco di appropriati riferimenti (perfino la "poetica del vago e dell'indefinito" di Leopardi, complimenti!).

E appropriatissimo il Largo di Vivaldi, tratto dall'op. 7. Sulla sua autenticità, come tu stessa hai voluto far notare, ci sono diversità di opinioni. Non basta il pur autorevole dizionario Grove per considerarlo spurio. L'opus venne pubblicato vivente Vivaldi, con il suo nome, da Ètienne Roger, celebre in tutta Europa per la sua meticolosità e precisione, lo stesso che aveva pubblicato l'Estro Armonico.

Comunque sia, davvero brava, cara Annamaria :-)

Un abbraccio affettuoso :-)

egle eglissima ha detto...

Che bello il mio amatissimo Turner! Quando, in gioventù, studiai a Londra andavo in ogni momento libero alla TATE GALLERY a meravigliarmi della modernità di Turner, davvero antesignano dei pittori francesi di un secolo dopo.
Il grande Vivaldi lo accompagna bene.
Grazie, Annamaria.
Ti abbraccio.
egle

Annamaria ha detto...

Grazie di cuore delle tue parole, caro Antonio, e grazie anche della tua integrazione sempre precisissima sull'autenticità del brano di Vivaldi.
Sono felice che tu abbia approvato l'abbinamento con il dipinto.
Un abbraccio di buon fine settimana!!!

Annamaria ha detto...

Cara Egle, lo credo bene che, quando studiavi a Londra, nei momenti liberi andassi alla Tate Gallery a contemplare certi capolavori dal fascino infinito! Con Turner poi c'è da riempirsi gli occhi e l'anima....
Grazie della tua condivisione e un abbraccio!!!

Stefano ha detto...

Cara Annamaria
L'abbinamento tra il pittore Turner e Vivaldi è azzeccatissimo!!!
Entrambi hanno in comune l'amore per Venezia. Turner, amando l'atmosfera di Venezia, veniva molto spesso in Italia a dipingere, mentre Vivaldi, che gli ha dato i natali, ricordava spesso nei suoi concerti Venezia, dove ha vissuto ed imparato a suonare il violino e a comporre meravigliose opere.
Brava Annamaria, bel post. Un abbraccio.
Stefano G.

Stefyp. ha detto...

Evanescenze di luce e note...romantico davvero il tuo post, con una vena di maliconia. Ben si addice alla stagione a cui stiamo andando incontro. Fantastico il dipinto di Turner, mi piace molto il suo modo di catturare la luce...quelle velature, la leggerezza..e Vivaldi è sempre Vivaldi, un brano delicato anch'esso di piacevole armonia. Grazie Annamaria, per questo regalo. Buon fine settimana e un abbraccio Stefania

Annamaria ha detto...

Grazie, Stefano!!! Sono contenta che questo abbinamento ti sia piaciuto. E' proprio vero, è sempre Venezia col suo fascino ad ispirare pittori e musicisti come in questo caso Vivaldi e Turner.
Grazie del tuo commento e un abbraccio di buna domenica!!!

Annamaria ha detto...

Grazie a te, cara Stefania! Turner ha rappresentato la chiesa di S.Maria della Salute in vari altri dipinti ancora più evanescenti di questo, dove la sagoma dell'edificio si percepisce appena. Ma questo mi ha preso subito ad una prima occhiata, per me ha un fascino insuperabile.
Un abbraccio e buona domenica!!!