sabato 14 marzo 2026

Non solo Mozart

Multiforme è sempre stato il panorama della musica: da pezzi che ci caricano di energia invitandoci magari alla danza, ad altri che ci conducono verso sconfinate profondità e ad altri ancora che sanno ricucire i lembi dell'anima con tale dolcezza che non finiremmo mai di ascoltarli.  
Proprio in rifermento a questi ultimi, ho spesso ricordato l'intensità terapeutica di
 certi brani di Mozart, a cominciare dal terzo tempo della Serenata Gran Partita K.361 o dal mirabile Adagio del Concerto per clarinetto K.622, solo per fare qualche esempio.

Ma oggi, a prendersi cura della mia giornata regalandomi una sorprendente distensione, è il compositore francese Gabriel Fauré (1845 - 1924) col "Cantique de Jean Racine op.11" nel quale tante volte mi ero imbattuta su youtube senza tuttavia ascoltarlo fimo in fondo con la dovuta attenzione. 
Si tratta di un brano per coro misto scritto in origine con l'accompagnamento di
pianoforte e organo. Qui lo trovate invece in una versione orchestrale che sostiene il canto dei meravigliosi VOCES8 e del loro ensemble coristico diretto da uno dei componenti.

Il testo che Faurè ha messo in musica a soli diciannove anni è opera del poeta Jean Racine (1639 - 1699) che, a sua volta, aveva tradotto liberamente l'antico inno "Consors paterni luminis" attribuito a sant' Ambrogio. Vi troviamo un'invocazione a Dio perchè diffonda sul mondo il fuoco della Sua grazia disperdendo l'inferno, risvegliando coloro che si sono sviati e ricolmando gli oranti di ogni benedizione. Eccolo:

"Verbe égal au Très-Haut, notre unique espérance,
jour éternel de la terre et des cieux,
de la paisible nuit nous rompons le silence;
Divin Sauveur, jette sur nous les yeux;
répands sur nous le feu de ta grâce puissante
que tout l'enfer fuie au son de ta voix.
Dissipe le sommeil d'une âme languissante
qui la conduit à l'oubli de tes lois!
O Christ sois favorable à ce peuple fidèle
pour te bénir maintenant rassemblé;
reçois les chants qu'il offre
à ta gloire immortelle,
et de tes dons qu'il retourne comblé."

Sul piano strettamente musicale, dopo una pacata introduzione dell'orchestra in cui il tema è annunciato dagli archi e accompagnato dal suono melodioso dell'arpa, il pezzo di Fauré si dipana dolce e cantabile in un riposante andamento ripreso poi dalle voci e da altri strumenti. Se l'impianto è ancora quello classico di certi suoi pezzi giovanili, il compositore ci restituisce tuttavia anche un'impronta romantica ricca di una soavità che - a mio modesto avviso - può ricordare lo stile usato da Mendelssohn in certi pezzi corali come per esempio il Salmo 42.

Bellissimo l'attacco scalato del coro che inizia dai bassi per arrivare alle voci più alte arricchendosi progressivamente di armonioso spessore. Il brano si dipana quindi con una luminosa parte iniziale in tonalità maggiore, poi quella centrale più ombrosa e intensa in minore per concludersi di nuovo in un clima di serenità. Splendide le riprese del tema da parte del corno e dell'oboe in un procedere non privo di una certa solennità. 
A regalarci un ampio respiro è proprio questo senso di calma e di pace insieme alla
 coesione delle voci che il live ci restituisce in pieno e alla gioia che coinvolge tutti: coristi, orchestrali e direttore.

Un brano che dispone alla serenità, ma al tempo stesso mi suscita, acuto e tormentoso, il desiderio di poterlo cantare un giorno con qualche formazione corale e non solo dietro lo schermo di un computer. Ma per il momento resta un sogno, come i tanti che nutro in questi tempi difficili.

Buon ascolto!

(La foto è presa dal web) 

4 commenti:

Marina ha detto...

Magari disperdere oggi l'Inferno che stiamo vivendo! Intanto è vero, questa musica effonde serenità, quella di cui c'è sempre un gran bisogno. Potesse la musica, da sola, fare miracoli!

Annamaria ha detto...

Esatto, Marina! Oltre alla musica di Fauré pervasa di serenità, mi è parso particolarmente significativo il testo di Racine nel periodo buio che stiamo vivendo: un'invocazione più che mai necessaria, in parole e in note.
Grazie!

siu ha detto...

Che meraviglia, che meraviglia! Un brano che non smetterei più di ascoltare tanto è bello, e per i motivi che descrivi, cara Annamaria, come meglio non sarei capace di fare. Una piacevolissima novità, per me, anche se solo in parte una sorpresa, dal momento che amo appassionatamente tanto Fauré quanto i VOCES8.
E pur cullata dall'incanto di questa musica, immersa nelle emozioni che fa sgorgare, su un piano più razionale sento poi affacciarsi alcune riflessioni inevitabilmente legate ai tempi apocalittici che ogni giorno, ogni ora di più, ahimé, stiamo vivendo.
Subito ha catturato la mia attenzione quel

"Divin Sauveur, jette sur nous les yeux;
répands sur nous le feu de ta grâce puissante
que tout l'enfer fuie au son de ta voix"

cui in altri tempi, da non credente quale sono, non avrei dedicato particolare attenzione.
Oggi invece mi colpisce, con forza e con dolore, il "divin Sauveur" rappresentato ai miei occhi da quel minimo di buon senso e di razionalità che nel tempo si era arrabattato bene o male per governare in qualche modo il mondo e che ormai è definitivamente saltato, a livelli fino a ieri inimmaginabili, determinando danni e tragedie non solo immensi e inenarrabili, ma destinati temo a crescere senza ormai più alcun argine.

Mentre penso invece a quel progresso della civiltà che, pur tra mille contraddizioni e smentite, è stato determinato e rappresentato nel tempo proprio dai Paesi evocati in questo post: la Francia di Racine e Fauré, l'Inghilterra dei VOCES8, la Germania, per nascita, e poi l'Italia di sant'Ambrogio... Tutto spazzato via, assolutamente ininfluente, questa vecchia Europa intimidita, irresoluta, in pratica inesistente, proprio quando mai come in questo caso l'aggettivo "vecchia" è e resta colmo di connotazioni positive che avevamo credute irrinunciabili.

Spero che mi perdonerai se ho virato in direzione non proprio confortante... Comunque in ogni caso dobbiamo cercare di sopravvivere, psicologicamente intendo, e una musica come questa rappresenta un sostegno impagabile, una delle -fortunatamente numerosissime- zattere in grado, se pur circondati dai neri flutti della pazzia, di tenerci a galla.

Ciao carissima, un forte abbraccio di buona domenica.

Annamaria ha detto...

Carissima Siu, non hai bisogno di alcun perdono per aver virato nel tuo commento in una direzione poco confortante. Ma è la realtà, ben più cruda di quanto potessimo immaginare. Condivido quanto scrivi alludendo ai valori della "vecchia" Europa oggi spazzati via brutalmente in nome di che? Della prepotenza e del denaro che consentono di calpestare ogni diritto umano e ogni necessità di dialogo. Però devo anche dire che questa Europa, culla di una cultura millenaria, erede nel tempo della flosofia greca, del diritto romano e di un grande afflato di fede cristiana, oggi non è più consapevole del patrimonio di valori su cui è nata e non li sa custodire.
Dici bene: anche per chi non fosse credente, quel "Divin Sauveur" rappresenta cominque il buon senso a cui volgere lo sguardo in tempi difficili. E per chi è credente è il segno di quella BELLEZZA - e lo scrivo volutamente a tutte maiuscole - di cui il mondo ha perso la percezione. Sono convinta che la contemplazione della BELLEZZA - come in questa musica di Fauré - abbia davvero una funzione terapeutica e ci guarisca interiormente. Per questo non dobbiamo mai stancarci, ognuno a suo modo, di fissare lo sguardo sulla BELLEZZA, andando a scovarla nell'arte figurativa, nella musica, nella poesia, nella natura e in tutti quei gesti quotidiani, consapevoli o meno, che ne portano il segno. Per questo ti ringrazio, perchè anche la tua sensibilità ne è un riflesso.
Un grande abbraccio di buona domenica!