lunedì 8 dicembre 2025

"Prope est Dominus"

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
"Quando la notte è quasi terminata
e l’alba è tanto vicina
che possiamo toccare gli spazi, 
è ora di lisciarsi i capelli

e preparare le fossette nelle guance
e stupirsi di esser stati in pena
per quella vecchia, svanita mezzanotte
che ci atterrì soltanto per un’ora."

Mi è capitata sott'occhio proprio in questi giorni la poesia di Emily Dickinson (1830 - 1886) che vedete qui sopra, intitolata "Quando la notte è quasi terminata" come recita il primo verso. Tutti conosciamo la profondità e la delicatezza delle opere della poetessa americana, figura originalissima sia sul piano umano che artistico. Intensa è infatti la sua capacità di cogliere scorci di vita con brevi immagini spesso tratte dalla natura o dal mondo della quotidianità, dove l'infinitamente piccolo si fonde con l'infinitamente grande delle domande di senso.

Tema di questa poesia è il sollievo all'appressarsi dell'alba dopo il buio della notte, quando la prima luce dissolve le nostre paure e ci consente di nuovo di toccare gli spazi tornando ad orientarci. Alcuni commentatori affermano che, al di là del significato letterale, il testo potrebbe anche simboleggiare una notte esistenziale segnata dalla ricerca di Dio e dalla speranza che, in realtà, sia la morte quell'alba nella cui luce gli affanni del passato andranno svanendo.
Sotto questo profilo, a mio avviso è interessante che la Dickinson non abbia scritto tali versi alla fine della sua vita, ma poco più che trentenne e nel pieno della sua attività, il che ci suggerisce quanto l'intera sua esistenza sia stata segnata da un'intensa ricerca interiore. Degno di nota anche il modo con cui tratta l'argomento: un'attitudine gioiosa, espressa in immagini semplici come lisciarsi i capelli e preparare le fossette nelle guance, alludendo alla necessità di essere ben pettinata e sorridente come quando ci si presenta a una festa. La poesia infatti non parla di un giorno fatto e di una luce piena, ma solo di una preparazione quando la notte è quasi terminata.

Parola chiave mi sembra proprio quel quasi, a indicare la fase di passaggio tra buio e luce, il primo barlume di chiaro che va a dissipare l'inquietudine di un tempo sospeso ridestando l'attesa e la speranza. Allora è già possibile guardare ai terrori del passato - o forse alla paura stessa della morte - come a cosa passeggera e ormai dissolta (quella vecchia, svanita mezzanotte / che ci atterrì soltanto per un'ora). E la consapevolezza che ne deriva è piena di meraviglia e di sorpresa (e stupirsi di essere stati in pena).

È un testo che, comunque lo si interpreti, ci parla in profondità perché tante sono le notti buie che il nostro tempo sta attraversando, così come le albe che tutti, per motivi diversi, attendiamo sia a livello individuale che collettivo. Viene in mente il versetto biblico "Sentinella, a che punto è la notte?" (Isaia 21, 11-12), ripreso poi da Shakespeare, ma anche da una celebre canzone di Guccini nella quale il cantautore si interroga sul senso ultimo delle cose. Sempre intensa infatti è stata nel tempo la luce di bellezza offerta dalle varie forme di arte che rischiarano il nostro cammino come appunto i sorridenti versi della Dickinson e certo anche la musica. 

Allora mi piace commentare il testo della poetessa con un brano che a questo riguardo trovo significativo perchè s'inquadra nel periodo che precede la grande alba del Natale.
Si tratta del mottetto Op.176 n.8 intitolato "Prope est Dominus" (Vicino è il
Signore), scritto da Joseph Gabriel Rheinberger (1839 - 1901) all'interno di una raccolta di pezzi per l'Avvento. È una composizione per quattro voci miste nella luminosa tonalità di Mi maggiore che ci regala una rasserenante soavità soprattutto nella ripresa in pianissimo e che su qualche passaggio ombroso fa prevalere una gioia sorgiva. Culmine di tale gioia è l'esplosione dell'energico Alleluja che ci consente di apprezzare la meravigliosa coesione del coro! 
Lascio ora a chi legge il piacere di immergersi in queste splendide note e di
gustarne la costruzione. Da parte mia, coltivo la speranza di poterle cantare un giorno dall'interno di una corale polifonica e non solo - come faccio ora - sognando davanti allo schermo di un computer.

 Buon ascolto!

(La foto, a dire il vero un po' sfocata, è mia e la si potrebbe intitolare "Alba invernale sul Gran Paradiso")

 

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Nel vedere la bellissima foto ho subito pensato si trattasse del Gran Paradiso ;-)
E subito dopo quei versi... dal significato talmente profondo e di tale suggestione da non riuscire a staccarsene, tanto ne è squisitamente poetico, e insieme davvero universale il senso.
L'analisi ad ampio raggio che ne fai è sensibile e accuratissima sotto tutti gli aspetti, e condivisibile a dir poco, tanto che davvero non riuscirei a trovare qualcosa da aggiungervi.
Devo purtroppo contraddire invece quel tuo "Tutti conosciamo ...", perchè per quanto mi riguarda so poco di poesia italiana, e vergognosamente niente o quasi di quella nata in altri lidi, Dickinson compresa. Ma certo è che un componimento della bellezza di questo che ora conosco invoglia a cercarne altri della stessa Autrice, nella felice aspettativa di potersi immergere in altri e simili palpiti e valori, e non posso che ripromettermi di farlo.
Un grazie dunque, Annamaria carissima, stavolta ancora più motivato del solito.
Tornando al post, trovo tutt'altro che scontato, ma assolutamente pertinente, il tuo il richiamo al versetto biblico ripreso sia da Shakespeare che da Guccini (in "Shomèr ma mi-llailah" suppongo): e ancora una volta quasi si sprofonda nel significato tanto individualmente esistenziale, quanto universale, del testo da cui sei partita, come di tutti i tuoi ulteriori riferimenti.

Non conoscevo nemmeno, cela va sans dire, Joseph Gabriel Rheinberger, e trovo questo suo mottetto davvero, come dire... avvolgente, suggestivo e vitale: dici davvero bene con le espressioni "precede la grande alba", "rasserenante soavità" e "una gioia sorgiva".
Naturalmente non posso che condividere sentitamente il tuo anelito finale a cantare in coro, un ricordo che anche per me resta di un incanto ineguagliato e impagabile nella sua del tutto peculiare intensità.

Ti auguro una buona giornata e, ringraziandoti ancora, ti abbraccio affettuosamente!

Annamaria ha detto...

Grazie cara Siu, di questo commento! Ho riconosciuto subito il tuo stile e alcuni riferimenti, nonostante il computer stranamente me lo dia come anonimo...
La foto del Gran Paradiso è dei primi gennaio di qualche anno fa e si vede proprio la cima sulla destra, illuminata dal sole dell'alba.
Ero certa che la poesia della Dickinson ti sarebbe piaciuta e sono contenta che ti abbia invogliato a conoscere altri testi della scrittrice. Quanto a Guccini, sì, la canzone è proprio quella che hai ricordato.
Poi c'è Rheinberger che adoro e che spero sempre di poter cantare.
Grazie ancora di questa sempre intensa condivisione e un abbraccio di buona giornata!

siu ha detto...

Ti ringrazio per la risposta.
Già, chissà perchè il commento risulta anonimo... Vediamo cosa succede con questo.
Ciao Annamaria
siu

Annamaria ha detto...

Sì, sì, ora vedo la tua icona, cara Siu! Tutto a posto e grazie!