
Ma più che l'ora o il giorno esatto, importante è l'intensità e la schiettezza del ricordo....non è così?
Il fatto è che ho indugiato un po' nella scelta dell'immagine da pubblicare, essendo considerevole il numero degli artisti che hanno raffigurato la Santa e ciascuno con caratteristiche sempre apprezzabili.
Per la patrona dei musicisti non volevo una celebrazione formale, giusto per rispettare una ricorrenza, ma qualcosa di più vivo e personale, che riflettesse un po' anche la mia attuale e crescente passione per la polifonia.
Di conseguenza, ho cercato un'immagine che la raffigurasse non solo seduta all'organo o alla spinetta, o alle prese con un liuto - come per esempio nei quadri del Guercino, di Orazio Gentileschi o del Saraceni - ma mentre suona circondata da un coro. E stante il fatto che esistono parecchi pittori che l'hanno rappresentata proprio così, ho avuto l'imbarazzo della scelta.
Infine, ho trovato il dipinto che vedete, dove la Santa è attorniata da due fanciulletti e un angelo, e ciascuno ha davanti il proprio spartito musicale.
Pur essendo l'artista fiammingo, la composizione non rivela lo stile di matrice nordica che ci aspetteremmo, ma caratteri piuttosto differenti e più vicini al Rinascimento italiano con cui il pittore è entrato in contatto durante un viaggio, appunto, in Italia.
Sono infatti morbide e dolcissime le linee con cui è rappresentata la scena: dai profili, al panneggio, all'acconciatura dei capelli, ma soprattutto alle splendide mani della Santa.

Canta solo l'angioletto sullo sfondo che, con gesto dolcissimo, quasi ad ispirarla o ad incoraggiarla, appoggia le mani sulle spalle della figuretta bionda intenta a leggere lo spartito.
Il fanciullo a sinistra invece guarda verso lo spettatore con un'espressione viva e ferma che pare invitarlo ad unirsi al coro o anche semplicemente ad ascoltare. E mentre si volge verso di noi tenendo aperto il testo musicale, sembra dire: "Stiamo imparando, sai?....E' bello, vieni anche tu!".
Insomma, una lezione di canto in un clima di famiglia, angelo compreso; una scena fra cielo e terra dove si ha l'impressione che la musica scenda dall'alto, simile a una benedizione che passa attraverso la soavità dei volti insieme allo sguardo assorto e alle mani della Santa.
Per questo, oggi desidero condividere con voi uno splendido brano corale di Joseph Gabriel Rheinberger (1839 - 1901), autore che avete già avuto modo di conoscere in passato.
Il pezzo s'intitola "Benedixisti" ed è il settimo della serie dei nove mottetti op.176 scritti dal compositore per l'Avvento.
Si tratta di una polifonia dolce e forte, fatta di profondo spessore e crescente limpidezza. Sono le varie dissonanze, insieme ai frequenti passaggi di tonalità a condurci - di battuta in battuta - verso atmosfere sempre più luminose e aperture talora inaspettate.
Come l'inesauribile benedizione della musica che ci apre nell'anima prospettive sempre sorprendenti.
Buon ascolto!