mercoledì 3 agosto 2016

L'ultima ruota del carro

Da tempo, ormai, ho scaricato dal web l'immagine che vedete a lato, una maglietta con un disegno e soprattutto una scritta accattivante:

"Non ho bisogno di una terapia.
Io canto in un coro!"

La frase enuncia una realtà verissima che tutti coloro che fanno o hanno fatto parte di un gruppo corale avranno certo toccato con mano: la forza terapeutica della musica.
Lo so, non è la prima volta che ne parlo: dal post sul Coro degli stonati o sull'iniziativa di tenere concerti all'interno di un carcere, fino a tante altre considerazioni, ho ricordato spesso quanto il contatto col mondo delle note sia rasserenante sia per chi ascolta che per chi fa musica in prima persona.

Qui tuttavia, non ci si riferisce alla possibilità di suonare uno strumento, ma al piacere di mettersi in gioco con la propria voce, compito in apparenza più semplice perchè....chi non si è mai trovato a canticchiare una melodia anche solo per proprio conto? 
In realtà però, la cosa non è così scontata come potrebbe sembrare. 
Il canto corale infatti non esige solo i requisiti base dell'intonazione e di una voce possibilmente fluida, ma anche tutta una serie di abilità che s'imparano - diciamo così - sul campo.
La prima di queste - fondamentale anche in un'orchestra come ricordava Claudio Abbado - è il reciproco ascolto. Ne beneficiano il ritmo, la sincronia degli attacchi, dei crescendo o dei diminuendo, l'equilibrio tra le varie voci e la coesione dell'insieme.
Ma occorrono anche concentrazione, attenzione alla gestualità con cui il maestro guida i cantori, dizione chiara perc - per esempio - il latino dei testi non diventi maccheronico e via dicendo: insomma, come scrivevo, abilità non scontate per le quali occorre un'educazione.

Un coro è di fatto una scuola, con tutti gli aspetti positivi e terapeutici di una scuola: s'impara, si cresce, ci si mette in gioco, ci si confronta, ci si apre al nuovo, si collabora, ci si sostiene a vicenda nelle difficoltà, si lotta con i propri limiti - per superarli o accettarli - e infine si esulta insieme per i traguardi raggiunti.  
Ma soprattutto si viene a contatto con la musica che è maestra di Bellezza, capace di svegliare in noi la passione e di farla divampare, anche se all'inizio fosse solo un focherello che langue sotto la cenere.  
E fondamentale è anche la prospettiva di condivisione con cui si lavora, perchè lo splendore della musica venga poi offerto agli altri nelle occasioni in cui il coro è chiamato a cantare: concerti, feste, celebrazioni religiose e via dicendo.
Che si tratti di polifonia sacra, di canti di montagna o canzoni folk, la sostanza non cambia e si comprende bene quanto sia terapeutico questo tipo di esperienza che unisce fatica e gioia in un itinerario di apprendimento e condivisione che - come accade del resto per ogni lavoro svolto con passione - sveglia la vita dentro di noi.

Così, torno alla frase sulla maglietta che - tra l'altro - mi pare si possa interpretare in due sensi. Cantare in un coro infatti è terapia ma al tempo stesso prevenzione. La musica cura, ma insieme preserva da malesseri, tristezze, malinconie o talora vere e proprie depressioni. E' infatti il contatto con la Bellezza che guarisce e ravviva, arricchisce e ristora, consentendo a ciascun corista di scoprire o ritrovare in sè risorse ed entusiasmo.
 
Allora concludo proponendovi uno dei brani polifonici a mio avviso più affascinanti del compositore veneziano Giovanni Gabrieli (1557 - 1612), un autentico innovatore di questo genere di musica
Si tratta del coro "Jubilate Deo" per otto voci, organico dal quale emerge la complessità del testo musicale e che ne sottolinea la forza espressiva.  
Già dalle battute iniziali, infatti, siamo introdotti in un'atmosfera di gioiosa leggerezza che prosegue per tutto il brano in una grande ricchezza di tessiture sonore.
Un esempio, tra i tanti che si potrebbero portare, di quello splendore polifonico e di quella gioia che nella vita di un coro - grande o piccolo, famoso o sconosciuto - finisce per coinvolgere ogni componente: dalla prima voce dei soprani all'ultima ruota del carro.....come sono io, ma felice di esserci!

Buon ascolto!

10 commenti:

egle eglissima ha detto...

Quanto è vero quello che scrivi! Dopo aver ascoltato il bellissimo pezzo corale di Gabrieli, mi giunge una riflessione. Oggi si comunica solo con gli smartphone e il pc con i social; oggi i giovani si divertono bevendo fino a rischiare il coma etilico in un ambiente tipo discoteca dove ognuno urla in silenzio la sua solitudine tra suoni disarmonici a decibel allucinanti. Torno a me, persona di altri tempi. Intanto, nella mia scuola elementare pubblica, c'erano due ore di canto alla settimana e, dopo una accurata selezione, siamo stati scelti in meno di ottanta su cinquecento per un coro a quattro voci (cantammo anche Monteverdi), inciso dalla RAI e trasmesso alla "Radio per le Scuole", ascoltato dall'altoparlante posto in classe. E poi divertirsi era cantare. Anche ai tempi dell'università si andava in una sorta di osteria con cantina e cantavamo in coro canti di montagna interrotti da qualche imitazione che qualcuno di noi faceva. E poi, in auto con amici già con figli, andando in gita si cantava tutto il tempo. E io, strimpellando il mio pianoforte, ogni sera canto antiche arie celtiche. Che bello!
Annamaria cara. Scusa se mi lascio andare ai ricordi, ma tu sai che sono del secolo passato in cui la gioia era data dalla musica e non dalla birra.
Un abbraccio affettuoso.
egle

Annamaria ha detto...

Sì, sì, e sì, cara Egle!!!! Anch'io ho condiviso la tua stessa esperienza scolastica a proposito di ore di canto alle elementari e cori di montagna in seguito. Momenti indimenticabili. E condivido in pieno tutte le tue considerazioni.
Non devi scusarti di nulla, ma hai fatto benissimo a parlare della la tua esperienza. Un blog è fatto anche per questo.
Bacione e grazie!!!!

Pia ha detto...

Ciao Annamaria!
Ho letto con immensa gioia questo tuo post.
So cosa intendi quando dici che il coro unisce ed insegna come vivere nel mondo.
Sto facendo questa esperienza anch'io. Lo desideravo fare sin da giovane e credo di aver imparato tanto e forse ancora nulla...
Continuerò fino a quando qualcuno lassù me lo permette, questo è certo.
Abbraccio e grazie per ciò che hai scritto, per il dono che hai della musica e per le emozioni che ci doni condividendolo con tutti noi.

Annamaria ha detto...

Che bellezza, cara Pia!!! Quella del coro è un'esperienza che non si può capire fino in fondo se non la si prova: ti consente di imparare tanto, ma soprattutto ti circonda con la meraviglia della musica, ti fa entrare letteralmente in essa!!!! Sono felicissima per te, continua!!!!
Un grande abbraccio e grazie!!!

amicusplato ha detto...

Ho visto ora questo bel post sulla musica corale, o meglio, sul coro :-)
Non posso dirti che cosa ha significato il coro per me, perché dovrei risponderti con un altro post...
Condivido in pieno tutto ciò che hai detto, mia cara Annamaria. E quando si ha la fortuna di avere un maestro eccezionale, per doti artistiche e umane, allora siamo al top, e la musica diventa gioia di vivere, terapia antistress e tutto il resto che hai detto.
E dei ricordi indimenticabili di bellezza assoluta, dal gregoriano alla musica sperimentale (sì, anche quella quando ha un senso...) ;-)

Un abbraccio tra coristi :-)

amicusplato ha detto...

Ho visto ora, carissima Annamaria, questo bellissimo post sulla tua esperienza di corista e lo condivido in pieno :-)

Con uno che ha passato tanti anni a cantare in un coro, non fai che sfondare una porta aperta ;-)
Il nostro coro ha avuto la fortuna di avere un Maestro eccezionale per doti artistiche ed umane, che ci ha fatto conoscere la musica dal gregoriano alla musica sperimentale (anche quella). Esperienze indimenticabili e amicizie durano per tutta la vita :-)

Un grande abbraccio, tra coristi :-)

Annamaria ha detto...

Carissimo Antonio, prima di tutto grazie!!! So bene che la mia esperienza di coro e` piccola e non si puo` paragonare a quella di chi, come te, canta e ha cantato in un coro di alto livello. Tuttavia la forza del canto corale e` immensa e regala a tutti indistintamente grandissima gioia e ricchezza umana.
Ti abbraccio forte e ancora forte!!!!

amicusplato ha detto...

Ho lasciato due commenti di seguito perché il primo non veniva postato. Ho pensato a qualche difetto del mio computer e così ne ho scritto un altro similare, ma prima l'ho salvato. Poiché non prendeva neppure quello, stavo pere ripostarlo di nuovo, quando ho visto in fondo che hai attivato la moderazione dei commenti. Allora mi sono tranquillizzato e non te ne ho spedito un terzo... ;-)

Approfitto di questo p.s. per aggiungere che, come esempio di bellezza corale, lo Jubilate Deo di Giovanni Gabrieli a 8 voci è veramente qualcosa di sublime :-)
Ps. Non manderò il doppione di questo commento... ;-)

Ciao!

Annamaria ha detto...

No problem, Antonio, e` accaduto anche a me di non accorgermi della moderazione. Grazie e scusa il ritardo di questa risposta.

Annamaria ha detto...

Scusa ancora, Antonio, se il commento di prima e` un po' stringato, ma sono via senza computer e col cellulare ho una connessione precaria. Ciao!!!