sabato 8 luglio 2017

"Andante maestoso"

Ci sono intorno a noi luoghi così belli e ammantati di tale splendore - o almeno così paiono a me - da indurmi talora a pensare:"Quando sarà il momento, vorrei morire qui."
Sì, proprio qui dove sono ora per esempio, in un incantevole e appartato angolo di verde tra i monti. Magari mentre gusto, come ogni giorno, la mia tazzina di caffè in perfetta solitudine, tra l'ombra degli abeti marezzata dalla luce del mattino, il sole che gioca tra i rami e una brezza leggera. 
Si udrebbe solo un piccolo rumore di cocci o forse neanche quello, coperto come sarebbe dal fragore del torrente che scorre vicino, appena più in giù, di là dagli alberi. E resterei lì.

Ora lo so, qualche lettore premuroso si preoccuperà per la mia salute. 
O forse qualcun altro - un po' più allarmato - penserà che sono ammattita: 
"Ma che discorsi va facendo questa oggi ? Che stramberie sono? Torni alla musica per piacere, senza tediarci con certe tristezze nel cuore dell'estate!"
Vi tranquillizzo subito: sto benone.
Eppure stamattina, proprio mentre sorseggiavo il mio caffè contemplando il paesaggio circostante, questo pensiero mi si è affacciato alla mente già ben definito, affiorato da chissà dove come se neppure l'avessi formulato io.  
Ma non l'ho mandato via: ho cercato invece di farci amicizia per vedere dove mi avrebbe condotto.
Così mi sono resa conto che, in realtà, non è affatto un pensiero triste, ma - e forse è qui che vuole portarmi - sottintende uno star bene di cui divenire consapevoli e grati, come quando con un luogo scatta una corrispondenza segreta, una sorta di innesto nel tessuto del cuore.

Guardo il Gran Paradiso che domina la vallata con la sua imponenza, un panorama che - posso ben dirlo - mi appartiene praticamente da una vita e al quale, a mia volta, sento di appartenere.
Nella sua grandiosa bellezza, mi sovrasta e mi abbraccia come un ineludibile riferimento e il primo aggettivo che mi viene in mente è maestoso
E tuttavia mi pare che il suo splendore abbia insieme un che di nostalgico, il richiamo a una realtà più grande e infinita che non riusciamo ad afferrare compiutamente e di cui esso è solo segno e parvenza. Ma una parvenza tanto vicina alla sua pienezza che - una volta arrivato il momento - mi pare davvero che, da qui, il passaggio verso un altrove potrebbe essere più breve.
 
Forse non cambierebbe neppure il panorama, solo diverrebbe più nitido, come quando si dà più luce o contrasto o chiarezza ad una fotografia.
Forse resteremmo semplicemente là dove già siamo, ma leggendo meglio ciò che ora ci sfugge e passando da un modo di vedere mediato ad un altro immediato, senza diaframma alcuno. 
E penso che, come me, ciascuno di noi - in qualsiasi angolo di mondo o nel cuore di qualunque vicenda - abbia il proprio luogo di silenzio e nostalgia dal quale sognare una pienezza e per cui essere grato. Infinitamente.

Così, oggi ho cercato un brano che fosse maestoso come le mie montagne e ho scelto un pezzo tra i più celebri di Piotr Ilic Tchaikovsky (1840 - 1893).
Si tratta dell'incantevole "Pas de deux" dal balletto "Lo schiaccianoci", un "Andante maestoso" capace di rapirci col fascino del suo tema che si dispiega per un'intera ottava discendente sulla base di melodiosi arpeggi. 
Un tema che si ripete poi più volte: dolce, appassionato, solenne, fragoroso, drammatico e struggente come un sogno a lungo inseguito, ma soprattutto - almeno così a me pare - intriso di profondissima nostalgia.
Splendido in particolare - a 0,51 dall'inizio - l'intreccio tra la melodia che scende e il motivo suonato dalle viole che l'accompagna invece per successivi passaggi ascendenti.
Sembra quasi che il compositore, attraverso questa musica e i tratti di un'inconfondibile orchestrazione, abbia voluto esprimere gli svariati colori di un sentimento, le mille sfaccettature di un incontro tra finito e infinito.
A somiglianza dei cieli che - di momento in momento e di stagione in stagione - si avvicendano sul mio Gran Paradiso: ora tersissimi e ariosi, ora carichi di nuvole, ora delicati come i colori di un'alba invernale, ma anche intensi come il blu cobalto della notte.

Buon ascolto!

9 commenti:

frida ha detto...



Mentre ascoltavo il brano di musica da te scelto, la mia mente è stata attratta dalle foto che hai postato e che illustrano i luoghi di cui hai fatto una mirabile descrizione; specie quella dove il sole occupa solo un piccolo angolo della montagna, mentre va via via declinando. E l'insieme di musica e immagini mi suggeriva ciò che a parole è pressoché impossibile da descrivere ( o che solo pochi hanno saputo fare ) : il senso di infinito che fa pensare sì, alla morte, ma non come ad un vuoto, una fine di tutto, ma come ad un abbraccio più grande in cui tutto il creato e gli uomini si ri -conoscono e si ri- compongono in un'eterna pace.
In un inizio di riconciliazione che dà senso alle fatiche ( e a volte anche alle sconfitte ) della nostra vita.

egle eglissima ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
egle eglissima ha detto...

Grande Tchaikovsky! Per quanto lo si conosca ci riserva sempre angoli non visti e che ci donano emozioni mai provate prima. Adoro il balletto. "Lo Schiaccianoci" l'ho visto più volte alla Scala e conosco la sua musica. Eppure è sempre una bella, nuova emozione quella che ci suscita. L'imponenza delle tue montagne la vedo troppo potente in rapporto alla dolcezza di questo brano, ma forse il cigno bianco e il cigno nero (del Lago dei Cigni), come la luce e l'ombra, sono due facce della stessa medaglia.
Grazie, cara Annamaria, di questo prezioso dono.E quando sarai arrivata in vetta guarda giù.
Un abbraccio stretto.
egle

Annamaria ha detto...

Grazie, cara Frida, del tuo commento che approfondisce l'essenza del discorso arricchendola. Ne hai colto perfettamente il senso: la morte non come un vuoto, ma come un abbraccio più grande in cui ri-conoscersi! Tra l'altro, la foto cui hai fatto riferimento, dove il sole lambisce solo la cima della montagna, in realtà non è un tramonto, ma un'alba. E anche questo può essere significativo.
Buona serata!!!

Annamaria ha detto...

Proprio come scrivi, cara Egle! La luce e l'ombra sono facce di una stessa medaglia. E l'imponenza delle mie montagne richiama anche una forte nostalgia che mi pare Tchaikovsky esprima meravigliosamente!!!
Grazie e un grande abbraccio!!!

Anna Bernasconi ha detto...

Le montagne fanno venire questi pensieri... e quel "morire qui" è per me "fermare questo luogo e questo attimo eternamente", come se quello che si sta vedendo e provando sia così perfetto da credere che non annoierebbe mai, anzi incanterebbe, anche se durasse all'infinito. E quando questo brano "esplode" s'intona perfettamente con questo pensiero.

Annamaria ha detto...

Grazie, Anna, di cuore!!! Ti sei espressa con una chiarezza lampante e quello che ho provato ascoltando il brano - proprio quando "esplode" - è precisamente ciò che dici: un incanto infinito, un attimo eterno...
Ti abbraccio!!!

Luigi ha detto...

hai una capacità di abbinamento prodigiosa Annamaria!!!!
Buone vacanze

Annamaria ha detto...

Grazie, Luigi, sono contenta che l'abbinamento ti sia piaciuto! Questo Tchaikovsky ha un fascino rapinoso e pieno di nostalgia.
Buone vacanze a te!!!