sabato 8 aprile 2017

A misura di sguardo











Nei giorni scorsi, ho avuto la felice occasione di recarmi a Urbino e rivedere - dopo alcuni anni - la Galleria Nazionale delle Marche.  
Qui, oltre allo splendido Studiolo di Federico da Montefeltro e ad alcuni famosissimi dipinti di Piero della Francesca, mi ha colpito l'opera che vedete in alto e che rappresenta "La città ideale". 
Molti misteri ruotano intorno a questa composizione della quale l'autore resta sconosciuto, nonostante i critici - di tempo in tempo - l'abbiano attribuita a Luciano Laurana, a Francesco di Giorgio Martini e a Leon Battista Alberti: in una parola, al fior fiore degli architetti del Quattrocento che si sarebbero qui cimentati nella pittura. Ma sono stati fatti i nomi anche di Piero della Francesca e Melozzo da Forlì.
Tuttavia di tale rappresentazione è incerto anche lo scopo: uno studio sulla prospettiva? Un modello di scenografia per un fondale di teatro? O la spalliera lignea di un arredo?
Resta vero che il titolo ci riporta a una visione utopistica dello spazio cittadino, secondo la quale la città viene intesa come punto d'incontro di un ideale politico con uno estetico. E insieme a questo, i numerosi riferimenti all'arte classica presenti nell'opera rimandano ai canoni di armonia e proporzione del Rinascimento italiano nel quale essa si colloca anche cronologicamente, essendo stata realizzata tra il 1480 e il 1490.

Ma ciò che spicca al di sopra degli altri elementi è la sua impostazione prospettica che riflette i principi matematici dell'architettura del Quattrocento, volti alla costruzione di spazi a misura d'uomo e, oserei dire, a misura di sguardo.
Non intendo però dilungarmi troppo su di un argomento che tanti, ben più esperti di me, hanno trattato. Mi limiterò a registrare le impressioni avute trovandomi a tu per tu con il dipinto.

Ad affascinarmi è stata innanzitutto la chiarezza dell'impianto urbanistico che rende la rappresentazione nitidissima, il che è probabilmente frutto di due elementi fondamentali: la costruzione prospettica e la luce che consentono allo spettatore di "entrare" nell'opera cogliendone ogni particolare
Le direttrici prospettiche, infatti - ben visibili nel disegno della pavimentazione e nell'orientamento degli edifici laterali - convergono verso il centro del dipinto e al tempo stesso si aprono verso chi guarda, permettendogli di addentrarsi in esso e percorrerne le vie in un'atmosfera di pace.

Così, quasi affiorassero dal silenzio, emergono anche i minimi dettagli: portici, altane, capitelli e decorazioni classicheggianti, piante verdi su qualche davanzale e la porta aperta dell'edificio centrale, forse un invito a proseguire il cammino andando oltre il visibile. In fondo poi, colline appena abbozzate, e un cielo che - più ci si avvicina - più rivela stupende sfumature che dal blu digradano verso il chiaro.
E chiari sono pure i colori degli edifici, disposti secondo una precisa geometria ed essi stessi riconducibili a svariate figure geometriche, a cominciare da quello centrale a pianta circolare: una costruzione a scopo religioso, un tempietto o forse un mausoleo che mi ricorda un po' San Pietro in Montorio a Roma.  
Che il Bramante, nel progettarlo solo pochi anni più tardi, si sia ispirato a questo de "La città ideale" ? Chissà!...

Nulla qui è fuori posto, ma ogni elemento rispetta rigorose simmetrie e probabilmente anche precise simbologie: dalle colombe sotto una finestra, ai due pozzi ottagonali disposti ai lati, fino all'altezza degli edifici che - a ben guardare - non sono uguali nella struttura dei piani, nè nella forma dei portici. E tuttavia ci danno l'idea di una straordinaria unità nella varietà, di armonia insomma!

Un dipinto che mi ha preso col suo incanto e dal quale - dico la verità - mi sono staccata a fatica.
Tuttavia se, addentrandoci nella rappresentazione, man mano svanisce quel senso di freddezza iniziale che l'opera - così vuota di figure umane - può dare, a mio avviso resta comunque in essa un clima di sospensione, quasi una sorta di attesa che l'uomo faccia la sua comparsa.
Forse la sua presenza non è affatto prevista in un' intelaiatura di case che funge da semplice studio prospettico, da progetto ideale o modello di scenografia che saranno poi gli attori - quelli veri - ad animare. E in fondo, è anche l'esistenza stessa della città, pensata e progettata dall'uomo come proiezione di un sogno, a sottintenderne la presenza.  
Eppure....quelle strade vuote possono lasciare un senso di vago sconcerto, quasi che tanta perfezione in realtà possa prendere vita solo se coniugata con l'imperfezione, e l'immobile simmetria delle forme, per farsi evidente, abbia bisogno dell'asimmetria e del movimento propri dell'essere umano.

E per commentare in musica questo dipinto, un Mozart di classica nitidezza, tanto famoso - sia nella versione originale che nei suoi arrangiamenti - da non aver bisogno di presentazioni
Si tratta dell' "Andante" dal "Concerto per pianoforte in Do maggiore n.21 K.467" che ci accompagna col suo passo tranquillo e il suo respiro orchestrale talora aperto e maestoso, talaltra nostalgico. E mi pare che - come sempre - il luminoso equilibrio mozartiano sappia esprimere mirabilmente il sogno di perfezione che alberga nel cuore imperfetto dell'uomo.

Buon ascolto!

6 commenti:

egle eglissima ha detto...

Bellissima questa pagina, che svela la tua cultura elevata in storia dell'arte e non solo. Ho sempre ammirato questa architettura della "Città Ideale". E ogni volta che guardo questo capolavoro mi sento davvero trasportata lontano, in un mondo ideale. Il grande Mozart, con la sua musica, è perfettamente in sintonia con questa stupefacente armonia.
Grazie, cara Annamaria.
Buona domenica.
egle

Annamaria ha detto...

Sì, cara Egle, la luminosità di questo Mozart mi è parsa proprio in sintonia col dipinto e va a sottolineare il suo mirabile fascino.
Quanto alle mie conoscenze in storia dell'arte - che non sono poi così elevate - ho solo coltivato la passione che mi hanno comunicato, a suo tempo, i miei insegnanti di liceo verso i quali ho un'immensa gratitudine!!!
Grazie!!! Buona domenica a te e un grande abbraccio!!!

frida ha detto...


Una bella riflessione - la tua - sulla Città Ideale, che invita pacatamente alla riflessione, in questo tempo caratterizzato dal turbinìo di persone e di cose.
Ecco, è come un invito a fermarsi e ad osservare( da una platea senza altri spettatori). Abbi un partecipe sorriso.

Annamaria ha detto...

Grazie, Frida! Dà senza dubbio un senso di pace il dipinto, così lontano dal turbinio a cui siamo abituati. Però a me resta un senso di attesa di una presenza umana che, pur con la sua imperfezione, dia vita alla città.
Ricambio il sorriso e ti auguro buona serata!!!

Stefyp. ha detto...

Cara Annmaria, non si può che restare affascinati da questa "Città Ideale", dalla sua perfezione e linee di prospettiva, a me fa pensare che l'artista l'abbia voluta così: priva di figure umane, per attrarre l'attenzione proprio ed esclusivamente alla struttura d'insieme; qualsiasi altra intromissione, credo, ne avrebbe contaminato la bellezza.
In quanto al brano di Mozart è uno dei miei pezzi preferiti, sarà perchè l'ho ascoltato spesso, trovo che contenga in sè una dolcezza trascinante in una quiete e pace per l'animo. Un insieme, uno connubio il tuo, per me, ben armonizzante.
Un caro saluto, e un abbraccione, Stefania

Annamaria ha detto...

Probabilmente, al di là delle mie impressioni, è proprio come dici, cara Stefania, e in uno studio prospettico come questo la figura umana non è prevista. E' un dipinto che conoscevo dai tempi della scuola, ma ti assicuro che dal vivo è affascinante.
Quanto a Mozart, in precedenza non avevo pubblicato questo brano perchè mi pareva fin troppo famoso. Ma quando l'ho ascoltato con lo sguardo alla serenità del dipinto, mi sono detta: "E' il suo!!!".
Grazie e un grande abbraccio!!!