lunedì 6 marzo 2017

Disgelo

















Credo, per certi aspetti, di essere fortunata.
Se cerco una cosa, mi capita spesso di scovarne un'altra, magari più utile o significativa. Se sul web voglio trovare una determinata musica o una foto, finisco per imbattermi in brani o immagini talora più affascinanti
E quando mi sento priva di ispirazione, è la volta che aspettano delle vere e proprie sorprese.

E' il caso di qualche giorno fa quando - navigando in internet - ho scoperto il dipinto che vedete qui sopra: un'opera di Claude Monet (1840 - 1926), intitolata "La Débacle" e conservata al Museum of Art di Philadelphia. 
Conosciamo tutti lo splendore con cui l'artista ha rappresentato la natura nelle varie stagioni: prati in piena fioritura primaverile, alberi nei caldi colori autunnali, albe, tramonti, acque, ma anche paesaggi innevati che sono un vero incanto.
Non sapevo però che, dopo l'inverno, Monet avesse dipinto anche il momento del disgelo - la débacle, appunto - e l'avesse fatto non in uno solo, ma in una serie di quadri che colgono il fenomeno nelle sue progressive fasi.  
Un po' come per la Cattedrale di Rouen raffigurata più volte sotto differenti angolature di luce, e per i filari di pioppi visti nelle varie stagioni.

E' stato un evento dell'inverno del 1880 a sollecitare la creatività del pittore. 
Dopo giorni di insolito rigore atmosferico, un brusco innalzamento della temperatura aveva provocato un improvviso disgelo con la rottura del ghiaccio che si era formato sulla Senna: uno spettacolo all'inizio grandioso, poi sempre più rarefatto e malinconico. Tra i diversi dipinti che Monet vi ha dedicato, ho scelto quello che vedete perchè mi è parso il più suggestivo sia per le tinte che per l' inquadratura.
E' l'insieme dei colori a colpirmi: una fusione di azzurri, bianchi e grigi, leggeri e vibranti, sfumati e brumosi che creano quasi un effetto monocromo. 
Poi la Senna, larga e maestosa nel suo scorrere calmo che neppure di avverte, costellata di piccole lastre di ghiaccio che ci restituiscono il duplice fascino del disgelo: malinconica superficie in disfacimento, ma al tempo stesso fiume che torna a vivere.  
Sono proprio quelle lastre bianche a individuare la prospettiva, consentendo allo spettatore di spaziare con lo sguardo verso l'orizzonte dove gli alberi si riflettono nell'acqua, ma pure si confondono col cielo in un'aura che sfuma indefinita...
Puro paesaggio, quindi: una visione evanescente in cui i veloci tocchi di pennello fanno vibrare ogni aspetto della natura: dalle chiome degli alberi ai lievi arbusti sulla riva del fiume, dai riflessi nell'acqua fino all'aria stessa.

E mi piace associare l'atmosfera brumosa del dipinto di Monet, ad un brano che mi pare possa rispecchiarne qualche aspetto.
Si tratta del secondo movimento, "Andante", dal "Concerto in Fa maggiore per pianoforte e orchestra n.2 op.102 " del russo Dmitri Shostakovich (1906 - 1975).
Siamo ben lontani, qui, dai toni forti e dal ritmo trascinante e concitato del "Waltz n.2" con cui il compositore è più conosciuto dal grande pubblico.
L' "Andante" ci regala infatti un brano sfumato e intenso, assorto e profondo fin dalle battute introduttive che poi, all'attacco del pianoforte, si aprono in una semplicità luminosa e ricca di trasparenze. 
Tuttavia l'atmosfera del pezzo torna ancora a farsi indefinita e sognante,  lievissima ma talora smarrita, quasi ci si trovasse di fronte ad uno spazio ignoto che pure ci allarga il respiro.  
Come quando il gelo del cuore si scioglie e un sentimento nuovo inizia a palpitare, prima delicato e romantico, poi più nostalgico ma sempre pervaso da un senso di dolcissimo abbandono
Un disgelo non privo di una sottile malinconia che talora può suscitare sgomento, ma nelle note che ripercorrono più volte lo stesso tema - così come nell'acqua che torna a scorrere - è nascosto un preludio di primavera.

Un brano in cui riecheggia quel romanticismo russo che fa capo a Rachmaninov, ma in taluni passaggi del pianoforte si avverte anche - così almeno a me pare - la lezione dei grandi del primo Ottocento, declinata tuttavia nello spirito di un tempo nuovo.

Buon ascolto!

22 commenti:

frida ha detto...


Un bell'accostamento di musica e pittura . Brava!

Annamaria ha detto...

Grazie Frida, sono contenta che ti piaccia!
Buon pomeriggio!!!

EriKa Napoletano ha detto...

Bravissima nelle tue descrizioni artistiche e musicali.Un abbraccio.

Annamaria ha detto...

Grazie EriKa, ma io mi sono solo limitata a osservare e ascoltare. È facile scrivere e descrivere davanti a musica e immagini così belle e coinvolgenti.
Un abbraccio di buona serata!!!

Carla ha detto...

A proposito della fortuna e della situazione in cui si trova senza cercare... Da tempo cercavo di chiarirmi un concetto che non riuscivo a definire ed esprimere. -Individualità: irriducibile, indicibile.
-Relazione: paradossale condizione per autentica "individuazione" e individualità.
-Intraducibilità attraverso il linguaggio, soprattutto se linguaggio razionale, del contenuto della relazione.
-Risonanza: condizione indispensabile per la comunicazione (penso alle "affinità elettive di Goethe).
Poi ascolto il pezzo suggerito di Shostakovich e mi viene in mente che tante delle contraddizioni e dei paradossi si sciolgono, d i s g e l a n o, se la comunicazione avviene per il tramite di un terzo soggetto che "rompe" la dualità e coniuga l'indivuato nell'insieme. La musica sembra proprio il mezzo eletto per evocare questo stato.
Grazie infinite Annamaria

Stefyp. ha detto...

Fantastico post, cara Annamaria, questa musica..il quadro di Monet...entrambi di suggestivo trasporto. I toni delicati della pittura sanno ben amalgamarsi con il romanticismo e il tocco lievemente malinconico del brano. Lo spettacolo del disgelo di Monet è per me grandioso, perchè il pittore è riuscito a catturarlo restituendocelo in tutta la sua intensa dolcezza. Nel brano, anch'esso molto dolce, mi è parso di cogliere il messaggio del risveglio della natura, sotto il gelo.
Grazie per questo momento così intenso e brava come sempre.
Un abbraccio a te e buona giornata.
Stefania

Annamaria ha detto...

Ciao, Carla, e grazie del tuo commento così articolato e profondo!
In effetti il linguaggio è spesso insufficiente e soprattutto non esaustivo nel tradurre il senso di una relazione o di una individualità.. .Forse solo la parola poestica vi giunge, per barlumi o lampi di luce.
Ma la musica, che supera la sfera razionale, " disgela" e sa cogliere e comunicare più compiutamente il significato e la pienezza di un sentimento o di una relazione, esprimendo ciò che parole e immagini talora non arrivano a dire. Concordo con te: "la musica è proprio il mezzo eletto per evocare questo stato".
Grazie davvero!!!

Annamaria ha detto...

Sì, cara Stefania! Quando ho trovato il dipinto - proprio per caso e di corsa perchè ho avuto giornate un po' piene e convulse - ho capito subito che "era il mio" perchè si accordava pienamente con la musica di Shostakovich. So bene quanto tu conosca e apprezzi Monet di cui spesso hai pubblicato splendidi dipinti e ti ringrazio doppiamente delle tue parole.
Un grande abbraccio!!!

Luigi ha detto...

neanch'io conoscevo questo dipinto di Monet, eppure è uno dei miei pittori preferiti!!!
Il brano di Shostakovich poi è incantevole: penso proprio che lo riutilizzerò in futuro.
Grazie come sempre per la tua sensibilità

Annamaria ha detto...

Grazie a te, Luigi. Scoprire quel brano di Shostakovich per me è stata una splendida sorpresa: un pezzo ora intenso e malinconico, ora delicato e luminoso che non si smetterebbe mai ascoltare.
Buona serata!!!

egle eglissima ha detto...

Che bello leggere le tue parole sul mio amato Monet. E' la stagione in cui l'inverno lascia posto alla primavera, un momento di transizione, e lui la interpretò con la sua fantastica maestria. Il pezzo di Shostakovich crea una magica alchimia con le pitture del disgelo.
Grazie, Annamaria cara.
Un abbraccione.
egle

Annamaria ha detto...

Sì, cara Egle, anche se la mia scoperta di musica e dipinto - come scrivevo sopra - è stata frutto del caso, direi proprio anch'io che è "una magica alchimia". E mi suggerisce che avvicinarsi a ciò che è nuovo, com'è per me Shostakoviche del quale conoscevo solo il famosissimo Walzer n.2, talora riserva bellissime sorprese.
Un abbraccio di buo pomeriggio!!!

Anonimo ha detto...

Quanta pura bellezza nelle tue parole! Con i piccoli della mia classe abbiamo visitato la mostra a Treviso "Storie dell'Impressionismo".
I loro sguardi meravigliosi si sono "posati", su un quadro di claude Monet che raccontava il momento del disgelo, il famoso "Lastre di ghiaccio galleggianti sulla Senna vicino a Bennecourt"del 1893. abbiamo vissuto il puro momento dell'incantesimo poetico, perché dentro a quel quadro c'è poesia.
L'abbinamento con il grande Shostakovich è meraviglioso!
Complimenti sinceri
Adriana Pitacco
natipervivereblog.com

Annamaria ha detto...

Grazie,cara Adriana!!! Il dipinto che hai visto con i tuoi piccoli allievi fa parte proprio di questa serie sul disgelo. Sono contenta che l'abbinamento con la musica di Shostakovich ti sia piaciuto. Vi si respira la stessa atmosfera dolce, malinconica e indefinita...
Grazie ancora.
Sono passata a trovarti nel tuo blog, ma stavolta non riesco a inviare il commento. Più tardi riproverò.
Un abbraccio!!!

Stefano ha detto...

Bellissimo post. Monet è stato un ''grande''
Invece io Domani o Domenica andrò a vedere la mostra
di Manet a Palazzo Reale di Milano
Un abbraccio alla mia amica Annamaria.

amicusplato ha detto...

Uno Shostakovich in effetti inaspettato, lontano sia dal Waltz n. 2, che dalla "Corazzata Potiomkin" ;-)

Sonarità morbide che ben si adattano al quadro di Monet :-)

Un grande abbraccio :-)

Annamaria ha detto...

Che bellezza, Stefano, goditi la mostra! Io sono un po' in arretrato per vari motivi! Spero con la primavera di rimettermi in pari e vedere Manet, Haring e via dicendo...
Grazie, un abbraccio a te!!!

Annamaria ha detto...

Grazie Antonio! Certo questo brano di Shostakovic è lievissimo e dolce, ben diverso da altre sue composizioni.
Sono andata a risentirmi proprio grazie a te la colonna sonora della "Corazzata Potemkin" nella famosa scena della carrozzina sulla scalinata, una musica decisamente più tragica e intensa anche perchè la sequenza è fortemente drammatica!
Non c'entra niente nè come epoca, nè come storia, ma la sua tragicità mi ha fatto venire in mente "Roma città aperta" nel punto in cui viene uccisa Anna Magnani per intenderci, anche se nella scena della "Corazzata Potemkin" musica e immagini hanno un ruolo più forte trattandosi di un film muto.
Un abbraccio!!!

Nella Crosiglia ha detto...

Bellissima, un tutt'uno con la musica con le sfumature dell arte del disgelo e con queste note che mi ricordano uno dei miei compositori preferiti come tu ben sai..
Bacio enorme e grazie per questa delicata delizia!

Annamaria ha detto...

Un abbraccio grande ancora, mia cara NELLA, e grazie della tua sensibilità!!!

Anna Bernasconi ha detto...

Anche a me capita così: cerco una cosa e ne scopro altre mille! A volte a tema, altre volte completamente senza connessione apparente. Almeno ho sempre qualcosa di curioso da raccontare mentre presento le mie creazioni sul blog e magari anche a chi le mie immagini non piaceranno non sarà passato (o capitato) a trovarmi per niente! Ma soprattutto ogni volta mi sento un po' meno ignorante, incantata da quanti dettagli ci siano ancora e ancora da scoprire.

Annamaria ha detto...

Scuasa, Anna, ma vedo solo ora questo tuo commento! Hai proprio ragione, ci sono sempre tanti dettagli da scoprire..
Grazie e buona giornata!!!