giovedì 22 settembre 2016

"Da ciò che dura a ciò che passa..."

Settembre è ormai inoltrato.
Passa veloce il tempo. 
Scaricate e archiviate in computer le foto delle vacanze, l'estate sembra già lontana, mentre le temperature si fanno più fresche al mattino, la sera scende in fretta sulla campagna ancora verdeggiante e lassù - sui miei monti - qualche cima è già marezzata di neve.

Le foto - segni tangibili di uno splendore senza tempo - hanno fermato le varie suggestioni di paesaggio della stagione estiva: il Gran Paradiso maestoso e imponente nell'azzurro, le fitte abetaie, i prati d'inizio luglio con la geometria verde e gialla della fienagione e il primo sole del mattino sulle cime 
Delle mie montagne - lo so - mi mancherà il silenzio, insieme alla percezione della loro grandiosità.
Ma osservando la foto qui sopra, a colpirmi è il rapporto - ben visibile se la s'ingrandisce - tra immensità del paesaggio e piccolezza della figura umana che la particolare inquadratura sembra restituirmi in maniera quasi più evidente che nella realtà. E mentre mi permette di cogliere il divario tra ciò che passa e ciò che resta, mi rimanda anche ad altre considerazioni.

Guardo il profilo per me così familiare di queste cime che ritrovo ad ogni estate con immensa gioia, e non riesco a non pensare ai paesi del centro Italia devastati dal terremoto dello scorso agosto, allo strazio, alle tante vite scompaginate in un soffio. Ma insieme ho in mente anche i numerosi e svariati eventi di morte che hanno costellato gli ultimi mesi e che ancora l'attualità quotidiana purtroppo ci consegna.
Non so perchè, forse a suggerirmeli è proprio il silenzio della montagna con la sua inarrivabile bellezza, ma dal profondo mi affiorano alcuni versi di Giuseppe Ungaretti dalla poesia intitolata "La preghiera":

"Da ciò che dura a ciò che passa,
 Signore, sogno fermo,
 Fa' che torni a correre un patto".

E ancora il brevissimo testo di "Dannazione":

"Chiuso tra cose mortali 
(Anche il cielo stellato finirà)
Perché bramo Dio?".

Sono parole che mi ritrovo dentro da giorni, dense di un significato che va certo ben oltre questi miei pensieri e rimanda al contrasto tra caducità umana e ansia d'infinito, vanità delle cose e tensione verso l'eterno. Una tensione che qui sfocia nella consapevolezza del poeta del proprio inesausto desiderio di Assoluto e nella preghiera perchè tra l'uomo e Dio si rinnovi un'alleanza, unica via di redenzione.

Anche la musica, nella sua ricerca, è spesso espressione di tale esigenza, soprattutto nel suo attingere ad uno splendore non effimero.
Così torno a Mozart che, insieme al senso struggente dell'umana fragilità, ci ha sempre regalato anche la nostalgia di una suprema Bellezza verso la quale fissare lo sguardo.
Dal Quintetto per clarinetto e archi in La maggiore K.581" - del quale, tempo fa, ho pubblicato qui il soavissimo secondo movimento - oggi vi propongo allora l'Allegro iniziale, brano di grande leggiadria messa in luce anche da una esecuzione e da una registrazione a mio avviso particolarmente nitide
Sembra proprio di ascoltare dal vivo il clarinetto col suo inanellarsi di melodiosi arpeggi e col suo timbro vellutato - soprattutto nelle note più basse - che ci consente di cogliere dolcezza e malinconia, luce limpida e penombra fuse insieme.
Il pezzo ci guida in modo straordinario nel cuore della musica di Mozart, oserei dire nel vivo della sua ispirazione, prima con un'aria che si dispiega dolcissima, poi con movimenti più accesi e drammatici sui quali tuttavia prevale sempre l'ineguagliabile soavità e serenità del tema. Bello lo scambio di ruoli tra clarinetto e primo violino, come pure il ritmo scandito dai pizzicati e le battute in cui la melodia viene splendidamente ripresa dal violoncello.

Scritto due anni prima della morte, quando Mozart era assillato da ristrettezze economiche ed altri problemi familiari, il quintetto non sembra tuttavia risentire di tali angosce, ma ci regala una luminosità nella quale troviamo una sintesi dei tratti salienti del suo stile. Una luminosità che nasce dal buio come acqua sorgiva, nella quale riecheggia a tratti qualche passaggio del "Concerto per violino K.218" con la freschezza delle composizioni giovanili. 
E insieme avvertiamo lo sguardo pensoso del compositore che della vita tutto coglie - luci e ombre, caducità e bellezza eterna, misura e mistero - e tutto riconduce ad unità nell'incanto delle sue note.

Buon ascolto!
 

10 commenti:

Grazia Denaro ha detto...

Bellissime considerazioni sulla stagione che cambia, belle le immagini e soprattutto la musica. Buona giornata! Grazia

Annamaria ha detto...

Sì, Grazia, questo brano di Mozart è particolarmente ricco d'incanto. Grazie del tuo commento e buona giornata a te!!!

egle eglissima ha detto...

Grande Annamaria e sempre grande Mozart! Gradevolissimo il tuo racconto sul tempo che cambia con le stagioni e in armoniosa sintonia il brano di Mozart che ci offri. E' tutto velato di una malinconia struggente che si annoda alle nostre emozioni.
Grazie, cara! Un abbraccio.
egle

Annamaria ha detto...

MI piace, cara Egle, l'espressione che hai usato quando dici che il brano di Mozart è velato di una malinconia che "si annoda alle nostre emozioni"!.
Grazie e buona serata!!!

Mariella ha detto...

Bellissimo pezzo musicale.
L'ho ascoltato con piacere mentre leggevo il tuo post.
Sai, io non sono mai stata una grande amante delle montagne, sono nata pesciolino.
Quest'anno però, per la prima volta ho passato parte delle mie vacanze tra le dolomiti venete.
E' stato un vero e proprio colpo di fulmine. Meraviglia assoluta.
Credo che sarà solamente la prima di innumerevoli altre vacanze. Almeno si spera.
Un abbraccio grande, grazie e buon fine settimana.

Annamaria ha detto...

Anch'io, cara Mariella, amo il mare e zodiacalmente parlando, sono nata pesciolino.
Ma queste montagne a cui mi sono affezionata da tanti anni sono un vero paradiso di nome e di fatto. Ugualmente stupende, anche se differenti, le dolomiti venete e comprendo bene la tua meraviglia.
Grazie del commento e buon fine settimana!!!

Silvana Planeta ha detto...

Cara Annamaria, nelle tue scelte e nelle tue parole dimostri sempre una sensibilità rara. Ti abbraccio forte.

Annamaria ha detto...

Grazie, Silvana!!! Ma la sensibiità è anche nel cuore di chi legge e ascolta!!!
Un fortissimo abbraccio a te!!!

Stefyp. ha detto...

Un brano musicale molto bello, un passaggio di malinconia struggente, che ben s'accorda, secondo me, a questo incedere di stagione. Sempre grande Mozart. Per la tua introduzione, che dire?...per me che vivo vicino alle montagne non c'è molto da dire, se non che condivido in pieno le tue parole, è sempre splendore senza tempo che riesce ancora a farmi provare meraviglia e gioia, ogni volta che mi trovo davanti al loro spettacolo, è davvero come l'ascolto di un brano di musica classica...
Un abbraccio e grazie, Stefania

Annamaria ha detto...

Immagino, cara Stefania, che tu conosca bene le montagne di cui parlo e alle quali sono molto affezionata, per cui puoi capire a fondo tante sensazioni che esse suggeriscono. Poi, la musica di Mozart completa l'incanto.
Grazie e un abbraccio di buona giornata!!!