lunedì 20 giugno 2016

Le tacche sul muro

Guardo dal balcone della cucina gli alberelli del prato di fronte - ve li ricordate ? - quel filare piantato anni fa, dopo che il verde da cui ero circondata è stato asfaltato e sostituito con un parcheggio.

Avevo raccontato la vicenda  in questo vecchio post  sfogando tutto il mio disappunto, ma nutrendo anche la speranza che gli esili alberelli crescessero in fretta rianimando lo spazio riservato al verde pubblico.
Bene, come vedete sono cresciuti e ancora crescono sotto l'occhio vigile della sottoscritta che periodicamente ne valuta con lo sguardo l'ampiezza della chioma, quasi fossero fanciulli a cui si misura l'altezza segnando delle tacche su di un muro.
Osservateli: piantati insieme, cresciuti insieme, stessa esposizione, stessa quantità di sole, acqua e intemperie, eppure diversi tra loro, ciascuno con la propria fisionomia, starei per dire con la propria identità. Quasi come fratelli che, nati dagli stessi genitori, hanno tuttavia carattere, temperamento e inclinazioni differenti.
Il primo con la chioma ricca ma un po' spampinata, il secondo e il terzo leggermente più piccoli, il quarto decisamente rigoglioso con il fogliame pieno e raccolto, e il quinto più piccino, in apparenza il più fragile della famiglia.
  
Certo, in questi anni non hanno visto alcuna potatura e sono venuti su così come capita. Ma da esili fanciulli quali erano, si sono fatti grandi e - se come   esseri viventi sono dotati non solo di una loro sensibilità, ma pure di una sorta di sensitività - anche da lontano avranno colto l'attenzione vigile del mio sguardo, l'affetto con cui faccio il tifo per loro o mi arrabbio ogni volta che vedo gente che ne deturpa la bellezza e l'armonia.
C'è infatti, purtroppo, chi - di tanto in tanto passando - ne strappa dei rami così per noia, per divertimento, per non saper cosa fare, per trapiantarli nel proprio giardino, ma io dico per chiara inciviltà! Allora soffro per questi alberelli come davvero fossero miei e talora mi domando se per caso avvertano i sentimenti di cui sono oggetto.
E' nota infatti la sensibilità delle piante e la loro rispondenza al modo in cui vengono trattate, alle cure che le circondano, addirittura alla voce di chi parla loro come a persone di famiglia e le saluta quando entra e quando esce.
Di conseguenza, mi viene naturale pensare a quale potrebbe essere la loro reazione se fossero immerse nel mondo delle note e mi chiedo se anch'esse amino la musica....
Gli esperti in materia dicono di sì: che si tratti di piante di appartamento, di alberi da frutto o arbusti vari, amano la musica, soprattutto quella sinfonica, e pare crescano più rigogliosi se a raggiungerli, in particolare, sono le frequenze di un autore come Mozart.

La cosa non mi meraviglia perchè dalle note del compositore salisburghese ci arrivano vibrazioni che sempre sono state considerate positive se non addirittura terapeutiche. Così, ai miei alberelli oggi desidero dedicare proprio un suo pezzo: il terzo movimento, "Adagio", dal "Divertimento n.7 in Re maggiore K.205".
Si tratta di un brano lieve come l'aria, leggiadro come solo può esserlo Mozart, lento, ma segnato da fremiti leggeri e passaggi di rara luminosità. E mi fa pensare all'ondeggiare delle mie pianticelle nel vento che ne anima le chiome, mentre la luce suscita mutevoli riflessi e chiaroscuri nelle diverse ore del giorno.
A dire il vero, per completare le cose, dovrei mettere la musica a tutto volume sul balcone, per la gioia dei miei alberelli e dell'intero condominio....ma forse non è il caso. Allora mi limito a postarla qui, fiduciosa nella loro percezione, e continuo ad osservarli dietro la tendina della finestra covandone con affetto la crescita.
Una crescita che, insieme alla gioia e alla piacevolezza che regala al mio sguardo, mi ricorda anche il tempo che passa mutando ogni cosa e aggiungendo tasselli di storia alla nostra vicenda terrena.
E la leggerezza pensosa di Mozart mi dice che le tacche sul muro sono anche per noi.

Buon ascolto!

 

6 commenti:

egle eglissima ha detto...

Che belle le piante che crescono. A me hanno sempre fatto pensare che fossero strumenti musicali nel loro ondeggiare di foglie e di rami. Esseri viventi che dobbiamo rispettare e amare anche se parlano un linguaggio diverso dal nostro. Se sentono il nostro amore per loro diventano più belli nei fiori e nel fogliame.
Grazie per questo Mozart che ci fa proprio entrare in un piccolo bosco profumato.
Buona estate, cara Annamaria!
egle

Annamaria ha detto...

Sì, Egle, questo Mozart è delicatissimo e mi pare si adatti bene al fremito del vento tra le foglie dei miei alberelli. Bella l'idea delle piante come strumenti musicali.
Grazie e buona estate a te!!!!

Pia ha detto...

Le tacche sul muro...ne ho un dolce ricordi d'infanzia.
Sei stata grande qui Annamaria.
Condivido il tuo punto di vista riguardo la natura. Le piante, anche per me, hanno carattere ed anch'io credo che amino la musica.
Credo anche che alcune apprezzino il classico, altre il Rock, altre ancora il pop...e così via.
Mozart però è speciale ed io come sempre ti ringrazio degli splendidi pezzi che proponi e che ascolto molto volentieri.
Ti abbraccio forte cara, grazie ed a presto. Ciao.

Annamaria ha detto...

Grazie, cara Pia, di queste parole che - lo sento - escono dal cuore e da una condivisione profonda. Quanto alle piante, sì, oltre al classico, apprezzano anche il rock...ma questo Mozart è davvero speciale e non potevo privarvi di un simile incanto.
Anch'io ti abbraccio forte e ti auguro buona giornata!!!

Nella Crosiglia ha detto...

Ma che bel post Annamaria mia, fatto con la tua immutata sensibilità per la vita e gli esseri che la disegnano.
Si, anche le piante, questi alberelli che hai visto crescere in maniera differente come tante persone che possiedono le loro proprie caratteristiche , appartengono alla vita stessa e alla tua grande sensibilità.
Anch'io un tempo parlavo con le piante come essere viventi, perchè così è..ora sono più silenziosa e loro lo capiscono, imbottita di musica strana e spesso difficile anche per me e queste creature della terra lo percepiscono e crescono selvagge , non curate, trasandate, spinte solo dallo loro voglia di crescere , contro l'indifferenza del mio essere.
Sei una grande amica e sono fiera di averti conosciuto.
Un bacio specialissimo!

Annamaria ha detto...

Cara la mia NELLA, non usare MAI il termine "indifferenza" parlando di te stessa!!! Proprio tu che hai una sensibilità finissima e profonda e senti la vita in ogni sua manifestazione, e ad essa rispondi con tutta te stessa...e sì, talora anche con i silenzi che fanno parte dell'esistenza!!! Ma a volte ci sono dialoghi più profondi di tante parole, fatti solo di silenzio, di intese sotterranee e misteriose, come l'acqua che scorre anche nelle profondità di un deserto e lo fa rifiorire.
Un abbraccio fortissimo, cara la mia stella, sono felice anch'io di averti conosciuto e grazie di esserci!!!